Jane Schoenbrun emerge come una figura distintiva nel panorama cinematografico contemporaneo, portando il cinema horror queer a una maggiore risonanza mediatica. Il suo nuovo film, Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte, si distingue nel panorama cinematografico, proponendosi come un horror queer, slasher e metatestuale. L’opera, che include nel cast Gillian Anderson e Hannah Einbinder, trae ispirazione dalla transizione di genere della stessa Schoenbrun per esplorare, attraverso il linguaggio dell’horror, il piacere di un’identità ritrovata e l’agio nel proprio corpo.
Storicamente, il genere horror ha impiegato personaggi queer o con identità di genere ambigua per rappresentare figure antagoniste, come evidenziato in opere quali Psycho, Sleepaway Camp o Il silenzio degli innocenti. Tuttavia, nel tempo, la comunità queer ha iniziato a riappropriarsi di questo genere. Registi come Bruce LaBruce e Alice Maio Mackay hanno utilizzato l’horror non più per stigmatizzare, ma per permettere alle persone queer di rivendicare queste narrazioni e i loro archetipi mostruosi. Questi film, spesso realizzati con budget limitati o tramite crowdfunding e distribuiti in circuiti indipendenti, hanno ora la possibilità di raggiungere un pubblico più vasto grazie all’approccio di Schoenbrun, che mantiene intatta la propria visione artistica pur accedendo a produzioni e cast di maggiore rilievo.
Il percorso artistico e la scoperta dell’identità
Nata a New York nel 1987 in una famiglia ebrea, Jane Schoenbrun ha conseguito la laurea in cinema presso la Boston University nel 2009. Durante gli anni universitari, ha lavorato come assistente di produzione per i fratelli Safdie. Dal 2011 al 2019, ha contribuito come autrice per Filmmaker. Il suo debutto alla regia avviene nel 2018 con A Self-Induced Hallucination, un documentario sperimentale interamente composto da filmati trovati online, incentrato sulla mitologia di Slender Man.
Il suo primo lungometraggio di finzione, We’re All Going to the World’s Fair, è stato rilasciato nel 2021. Il film narra la storia di Casey, un’adolescente solitaria che partecipa a un inquietante gioco online, ed è costruito attraverso l’uso di webcam, video di YouTube e creepypasta. L’opera affronta temi di adolescenza, identità e la possibilità di trasformazione. È proprio durante la realizzazione di questo film che Schoenbrun ha scoperto di essere transgender, un percorso che ha influenzato l’opera e che l’ha portata a fare coming out dopo la sua uscita.
Nel 2024, Ho visto la TV brillare ha accresciuto la risonanza mediatica del suo cinema. Il film segue due adolescenti ossessionati da una misteriosa serie televisiva, ma è primariamente una rappresentazione dell’esperienza transgender e della sensazione di disconnessione dal proprio sé.
Camp Miasma: un nuovo approccio all’horror
Se i primi due film di Schoenbrun esplorano il momento della preparazione a un percorso di transizione e coming out, Camp Miasma si concentra sulla gioia di sentirsi finalmente a proprio agio con il proprio corpo e di abbracciare la propria identità. Il film è incentrato sul desiderio e sulla liberazione sessuale, sulla capacità di godere del sesso e di accettare i propri desideri e il proprio corpo. Schoenbrun ha dichiarato di aver utilizzato la propria transizione di genere come fonte d’ispirazione per il suo lavoro cinematografico.
Camp Miasma sovverte una delle convenzioni più radicate del cinema horror, in particolare dello slasher: la regola che chi fa sesso muore. In questo film, il principio è quasi l’opposto. La trama segue una giovane regista, interpretata da Hannah Einbinder, incaricata di rilanciare il franchise slasher di Camp Miasma. Quando incontra l’attrice che interpretava la final girl del film originale, interpretata da Gillian Anderson, le due vengono coinvolte in una storia dove desiderio, paura e delirio si intrecciano costantemente.
Lo stile di Jane Schoenbrun: tra Lynch e la cultura pop
Le opere di Jane Schoenbrun sono caratterizzate da elementi di assurdità e metatestualità. Il suo stile è stato descritto come una fusione tra il cinema di David Lynch e David Cronenberg, reinterpretato in chiave queer e pop, e arricchito da riferimenti a film e registi che hanno plasmato il suo immaginario horror. Si possono cogliere richiami a Venerdì 13, Sleepaway Camp, ma anche a Viale del tramonto e a numerosi altri titoli.
I suoi film richiedono attenzione per apprezzare appieno i riferimenti, ma riescono a mantenere un tono divertente e leggero grazie all’abbondanza di citazioni dalla cultura pop e di dettagli cinematografici. Si percepisce un profondo amore della regista per il cinema e i media, che conferisce autenticità al suo approccio. Anche in Camp Miasma, Schoenbrun impiega elementi come cibo, caramelle e oggetti, trasformandoli in motivi ricorrenti che aggiungono un tocco personale e quasi infantile, in contrasto con la componente horror. Attraverso questi dettagli e i continui richiami cinematografici, Schoenbrun riesce a reinterpretare un immaginario consolidato, rendendolo completamente suo. Nonostante una produzione più significativa e un cast di rilievo, Camp Miasma mantiene un carattere personale, distintivo, pop e profondamente queer. Questo approccio rende Jane Schoenbrun una figura rilevante, capace di raccontare le proprie storie mantenendo la propria autenticità, senza conformarsi alle aspettative del pubblico o del mercato.
