L’Approccio Artistico: Frammenti e Straniamento
Valerio Murri, artista nato a Viareggio nel 1968, dove tuttora vive e lavora, ha sviluppato la sua pratica artistica dopo studi universitari in Scienze politiche, attraverso una formazione progressivamente affinata nel tempo. La pittura, il disegno, la fotografia (in particolare la Polaroid), la scultura e l’installazione sono i linguaggi che compongono la sua ricerca, con un’attenzione prevalente al confronto con il foglio e la tela.
Il lavoro di Murri si distingue per la sua capacità di ricomporre la realtà attraverso frammenti. L’artista seleziona immagini – animali, insetti, indumenti, oggetti quotidiani, figure umane, personaggi ambigui, elementi religiosi come monaci o crocifissi – e li estrae dal loro contesto originale per inserirli in nuove composizioni. Questo processo non segue una logica narrativa predefinita, ma è spesso guidato dal caso, che l’artista riconosce e trasforma in possibilità espressiva. Il risultato è un insieme che, pur partendo da elementi riconoscibili, assume una struttura precisa e una dimensione quasi surreale, in cui la familiarità delle immagini accentua un senso di straniamento.
Nella pittura a olio, questa relazione tra riconoscibilità e straniamento è particolarmente evidente. La materia pittorica di Murri si presenta spesso piatta e asciutta, lontana dalla brillantezza tradizionale dell’olio, con un segno graffiante e riconoscibile. Le immagini conservano tridimensionalità e chiaroscuro, ma non mirano a una rappresentazione realistica o iperrealistica. L’artista interviene sulla superficie per alterare la nitidezza e la consistenza delle figure, facendole apparire come consumate dal tempo, dove il dato reale sembra aver già superato il proprio significato originario. Anche il disegno segue questa inclinazione all’ibridazione, combinando matita, grafite e acquerello con testi, ritagli e collage, creando una dimensione aperta e stratificata.
Temi Ricorrenti: Sacro, Tempo e Gesto
Tra i temi centrali nell’opera di Valerio Murri, il “sacro” occupa un posto di rilievo. Monaci, figure religiose e crocifissi compaiono nelle sue composizioni senza una funzione puramente illustrativa. Vengono sottratti al loro contesto originale e ricollocati in uno spazio dove passato e presente convivono. Un esempio è l’opera The Office (2022, olio su tela, 70 × 70 cm), dove una figura religiosa, riconoscibile dalla veste ma con il volto indefinito, diventa spunto per una riflessione sull’identità. L’interesse di Murri per queste immagini si lega anche alla sua riflessione sulla secolarizzazione, affrontata durante gli studi universitari, suggerendo che il sentimento religioso si sia trasformato e riemerga nelle forme della contemporaneità.
Un altro elemento fondamentale è il “tempo”. Nelle singole opere, il passato riaffiora attraverso immagini e figure provenienti da epoche diverse. L’installazione Their Shadows / Contagion (2016–26), realizzata a Villa Borzino in Liguria, rende il tempo materia stessa dell’opera. Questa composizione unisce una grande tela a olio, Their Shadows (2022–24, 120 × 90 cm), posta sul camino, e una serie di disegni su carta, Contagion (2016–26), disposti su un tavolo antico. Le opere, create in anni differenti, condividono lo stesso spazio, annullando la linearità temporale. Their Shadows, che prende avvio dai personaggi del calcio balilla immobilizzati, suggerisce una sospensione tra il prima e il dopo. Contagion, invece, si configura come un autoritratto indiretto, tracciato attraverso immagini, segni e idee che hanno accompagnato l’artista nel corso degli anni.
La Ricerca Recente: La Mano e l’Instabilità
Nella ricerca più recente, Murri concentra l’attenzione sulla “mano” e sul gesto. Questo passaggio è significativo: il mondo non scompare, ma la figura si condensa in un dettaglio capace di narrare un’azione. Una mano può tenere, indicare, stringere, sostenere, trattenere, interagendo con oggetti riconoscibili o enigmatici come piume, rami, forbici. La serie Hands (2024–25) si sviluppa attraverso l’accumulo e le variazioni dello stesso soggetto, in un processo aperto. Ogni immagine modifica la precedente e prepara la successiva, e il significato emerge anche dalla relazione tra le diverse opere. Il gesto assume una dimensione introspettiva, fungendo da autoritratto indiretto che registra l’azione dell’artista e interroga il suo modo di costruire immagini. La mano è anche quella che interviene direttamente sulla superficie, alternando costruzione e cancellazione, definizione e sfocatura.
In queste opere, la pittura acquista un’instabilità peculiare: l’immagine può apparire definita da lontano, ma avvicinandosi rivela alterazioni, sfocature e cancellazioni. La figura rimane identificabile, ma sembra sul punto di dissolversi, e il gesto rimane sospeso, incompiuto. L’installazione Hands (2024–25) sintetizza questa ricerca, riunendo dodici lavori a olio su carta, presentati in portaritratti contemporanei su un mobile antico. Le mani si susseguono in una sequenza dove la ripetizione genera variazione, e l’insieme acquista un significato che trascende le singole opere. Il lavoro di Valerio Murri si configura così come una costruzione di possibilità, un universo aperto dove le immagini continuano a trasformarsi e a interrogare l’osservatore, spostando e ricomponendo la realtà in forme sempre nuove.
