Fernanda Wittgens: Il Film che Evoca la Prima Direttrice di Brera

scritto da Redazione
Locandina del film Anatomia di un ritratto, con un'immagine evocativa di Fernanda Wittgens

“Anatomia di un ritratto”, il film diretto da Mattia Colombo e Francesco Clerici, esplora la figura di Fernanda Wittgens, la prima donna a dirigere la Pinacoteca di Brera. La pellicola, presentata alla 23esima edizione delle Giornate degli Autori durante la Mostra del Cinema di Venezia, affronta la sfida di raccontare una personalità storica di cui esistono pochi materiali visivi. Prodotto da Rossofilm con Luce Cinecittà e Lab 80 Film, il film si distingue per un approccio che evita le convenzioni del biopic tradizionale, concentrandosi sulla lacuna documentale come elemento narrativo centrale.

La figura di Fernanda Wittgens

Nata a Milano nel 1903, Fernanda Wittgens ha iniziato la sua carriera a Brera nel 1928. La sua vicenda è intrecciata con eventi storici significativi, in particolare durante il periodo bellico. Wittgens si è impegnata nella messa in sicurezza delle collezioni della Pinacoteca di Brera e di altri musei lombardi, proteggendoli dai bombardamenti. Dopo l’8 settembre 1943, ha aderito a una rete clandestina che forniva assistenza a ebrei e perseguitati politici, facilitando il loro espatrio in Svizzera. Per queste attività, è stata arrestata nel luglio 1944 e condannata al carcere dal Tribunale Speciale fascista.

Dopo la Liberazione, Wittgens è tornata a Brera, dove ha guidato la ricostruzione della Pinacoteca. Nel 1950, è stata nominata Soprintendente alle Gallerie della Lombardia. In questo ruolo, ha promosso una visione innovativa del museo, concepito come uno spazio pubblico, educativo e accessibile. Fernanda Wittgens è scomparsa nel 1957. Nel 2026, Yad Vashem le ha conferito il riconoscimento di Giusta tra le Nazioni.

Anatomia di un ritratto: un approccio non convenzionale

Il film “Anatomia di un ritratto” si discosta dalla forma biografica tradizionale a causa della scarsità di materiali su Fernanda Wittgens. Di lei rimangono poche fotografie, alcune lettere e un breve frammento di cinque secondi di immagini in movimento. I registi Colombo e Clerici hanno trasformato questa assenza in un elemento chiave della narrazione, scegliendo di esporre i vuoti anziché tentare di riempirli.

Al centro del racconto vi sono due figure contemporanee: Giovanna Ginex, storica dell’arte che da quasi quarant’anni si dedica allo studio di Wittgens, e Sara Drago, attrice che le presta corpo e voce. L’avvicinamento di Sara Drago alla figura di Wittgens è descritto come un’indagine, basata sullo studio di lettere, libri, articoli di giornale e le poche fotografie disponibili. I registi hanno orchestrato il primo incontro tra Drago e Ginex direttamente davanti alle telecamere, trasformando il set in un luogo di scoperta reciproca. Le lettere di Wittgens diventano il punto di partenza per un dialogo tra generazioni, tra ricerca storica e pratica attoriale, rendendo visibile il processo attraverso cui una figura del passato può essere rievocata. Il film integra il dietro le quinte nella narrazione, e il ritratto di Wittgens rimane intenzionalmente incompleto, rispettando le lacune documentali.

Oltre la biografia: riflessioni sul presente

“Anatomia di un ritratto” trascende la dimensione biografica per affrontare temi attuali. La storia di Fernanda Wittgens solleva interrogativi sul riconoscimento dell’autorevolezza femminile, sulla trasmissione della memoria storica e sul ruolo politico dell’arte e delle istituzioni culturali. L’incontro con la figura di Wittgens ha avuto un impatto personale su Sara Drago, che ha dichiarato di sentirsi “più consapevole, forte, spregiudicata e ferma” grazie a questa esperienza.

Il film interroga anche il cinema stesso sulla natura della rappresentazione: raccontare una vita significa necessariamente ricostruirla? Colombo e Clerici propongono un’alternativa, non cercando di restituire Fernanda Wittgens esattamente “com’era”, ma creando le condizioni per evocarne nuovamente la presenza.

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