Il Red Brick Art Museum di Pechino: Un Dialogo tra Architettura, Tempo e Tradizione

scritto da Redazione
Vista esterna del Red Brick Art Museum di Pechino, con le sue distintive pareti in mattone rosso e la vegetazione circostante.

Il Red Brick Art Museum, inaugurato nel 2014 ai margini di Pechino, si distingue nel panorama culturale della città per un approccio architettonico che ridefinisce la percezione del tempo e dello spazio. Fondato dai collezionisti Yan Shijie e Cao Mei e progettato dall’architetto Dong Yugan, il museo si presenta non come un semplice edificio espositivo, ma come un sistema da esplorare lentamente, dove arte, architettura e paesaggio si fondono in un dialogo continuo tra contemporaneità e tradizione cinese.

Situato nel distretto di Chaoyang, a nord-est di Pechino, in un’area in costante trasformazione, il museo si inserisce nel paesaggio urbano come un elemento che rallenta il ritmo frenetico della metropoli. Non cerca di recuperare o esporre il passato in modo lineare, ma introduce una zona di decelerazione, un punto in cui la trasformazione si manifesta in maniera meno diretta e più densa. La luce si deposita in modo differente, e il suolo sembra custodire una memoria che si esprime attraverso vuoti, passaggi e il giardino.

Architettura della durata: il mattone rosso

L’elemento centrale del progetto di Dong Yugan è il mattone rosso, che non è solo una scelta materica, ma una “forma di durata”. Il mattone assorbe e restituisce la luce come tempo, e le pareti non delimitano, ma rallentano l’esperienza del visitatore. Ogni superficie sembra portare con sé un deposito di memoria non dichiarata. L’architettura è costruita per sottrazione, con volumi che si aprono e si richiudono, passaggi che deviano e cortili che interrompono, evitando percorsi lineari e definitivi.

Il mattone rosso ha radici profonde nella storia costruttiva cinese, legato alle abitazioni vernacolari, ai muri di cinta, ai cortili e alle architetture civili e domestiche che hanno plasmato l’idea di uno spazio fatto di protezione, passaggi e soglie interne. In Cina, il colore rosso è intrinseco alla costruzione dello spazio, presente nelle mura, nelle porte e nelle soglie delle architetture tradizionali, dalla Città Proibita alle case a corte del nord. Nel contesto del museo, il rosso del mattone perde la sua funzione cerimoniale per diventare un colore più opaco e terrestre, che custodisce e assorbe il tempo, riattivando la tradizione senza citarla direttamente.

Il giardino come organismo vivente

Il giardino del Red Brick Art Museum non è un’estensione decorativa, ma parte integrante della filosofia del museo. È concepito come un insieme di “stanze aperte”, con padiglioni bassi, muri traforati, superfici d’acqua e percorsi sinuosi che evitano una visione frontale e immediata. La vegetazione, che include aceri, pini, ginkgo, arbusti spontanei, bambù ed erbe, è scelta per la sua capacità di far “accadere il tempo” nel giardino, creando densità, ombre e modificando i percorsi. Le piante non sono ordinate per specie, ma per condizioni, e la loro crescita continua a riscrivere il disegno iniziale, aprendo la costruzione a una dimensione in cui umano e non umano condividono lo stesso campo d’azione. Il giardino si trasforma con le stagioni, e le sue superfici si consumano, ridefinite da ciò che cresce ed eccede il controllo.

Mostre e interazioni spaziali

Il museo ha ospitato diverse mostre che hanno interagito con la sua architettura e il suo giardino. Nel 2018, Olafur Eliasson ha presentato The Unspeakable Openness of Things, occupando gli spazi espositivi e il giardino come un unico organismo percettivo, dove l’opera produceva fenomeni naturali. Nel 2021, James Lee Byars: The Perfect Moment, la prima retrospettiva dell’artista in Cina curata da Yan Shijie, ha riunito oltre cinquanta opere che esploravano la perfezione come istante fugace, dialogando con l’architettura del museo. Tra il 2021 e il 2022, Art Beyond the Kármán Line di Xu Bing ha spostato la soglia concettuale, con frammenti di un razzo intitolato a una sua opera storica che tornavano al museo dal deserto del Gobi. Nel 2025, Chiharu Shiota ha realizzato Silent Emptiness, installazioni site-specific con fili rossi e materiali orientali e locali, che attraversavano lo spazio rendendo visibile l’instabilità del vuoto.

Anche il giardino è stato scenario di interventi artistici, come Angling (2022–2023) di Shen Yuan, che ha interrogato lo spazio in divenire attraverso elementi legati all’acqua e alla memoria. Nel 2024, Tomás Saraceno ha esplorato l’invisibile del giardino con Complementarities, focalizzandosi su reti di ragnatele e relazioni tra specie, offrendo un nuovo modo di percepire ciò che non è immediatamente visibile. Queste mostre riflettono la vocazione del Red Brick Art Museum a essere un luogo dove il tempo non si misura, ma si accumula, e dove l’architettura è una condizione in continua trasformazione.

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