Giovanni Gaggia e Marcella Russo: un dialogo tra arte, memoria e impegno

scritto da Redazione
Giovanni Gaggia e Marcella Russo in un momento di collaborazione artistica

Giovanni Gaggia e Marcella Russo condividono un percorso professionale e personale che si manifesta nella curatela e nella comunicazione artistica. La loro collaborazione, iniziata nel 2017, si estende su più fronti, dalla gestione della comunicazione per il lavoro di Gaggia e Casa Sponge alla co-curatela di progetti espositivi. Russo ha seguito la genesi dell’opera “Com’è il cielo in Palestina?” di Gaggia, un progetto che riflette temi di giustizia e memoria.

L’incontro e le radici di una collaborazione

Il legame tra Giovanni Gaggia e Marcella Russo ha avuto inizio nel 2017, in occasione di un evento presso il trabocco di Antonio D’Intino. In quell’occasione, Gaggia presentava “Inventarium”, il suo primo libro dedicato alla strage di Ustica. Il volume era arricchito dalle poesie di Davide Quadrio, scritte in memoria della madre. Questo incontro ha segnato l’inizio di un dialogo professionale e umano, fondato su una visione condivisa che vede il cielo e il mare come elementi unificanti e significativi nel lavoro artistico di Gaggia. Marcella Russo ha riconosciuto in quel momento non solo un ricordo, ma una condizione dello sguardo che continua a riaffacciarsi nella loro pratica congiunta.

Formazione e visione critica di Marcella Russo

La storia professionale di Marcella Russo si è sviluppata a Pescara, in un contesto in cui il rapporto tra arte e vita era oggetto di discussione. L’esperienza di “Fuori Uso” è stata determinante per la sua formazione, configurandosi come un laboratorio curatoriale e un campo di prova etico e politico. Da questa esperienza, Russo ha appreso l’importanza per l’arte di confrontarsi con la realtà urbana, le sue problematiche e le sue potenzialità, mantenendo rigore. Ha inoltre compreso che il lavoro culturale è una pratica di responsabilità condivisa, capace di unire sperimentazione e ascolto, radicalità e attenzione verso gli altri. La sua educazione dello sguardo è stata influenzata anche da Ettore Spalletti, dal quale ha imparato che lo sguardo è una pratica, il colore è legato al tempo e al silenzio, e l’equilibrio è una ricerca continua. Nella sua visione, così come nella pratica di Spalletti, cielo e mare non sono elementi opposti, ma campi di tensione da esplorare con rispetto.

Il cielo in Palestina: arte, memoria e responsabilità

La collaborazione tra Gaggia e Russo si manifesta pienamente in progetti come “Com’è il cielo in Palestina?”, un’opera che Marcella Russo ha percepito fin dall’inizio come una prosecuzione del suo percorso. L’opera affronta il tema del cielo non come sfondo neutro, ma come spazio attraversato da limiti, attese e disuguaglianze profonde nell’esperienza del vivere. Guardare questo cielo significa riconoscere un’asimmetria senza pretendere di risolverla, ma anche senza distogliere lo sguardo. La pratica artistica di Gaggia, sostenuta da Russo, rafforza una posizione che trova risonanza nella postura di entrambi, spesso attraverso un agire volontario che acquisisce un significato politico. Il loro lavoro mira a mantenere viva la memoria e a far sì che l’opera resti un processo, non un semplice oggetto, fiancheggiando chi vive in condizioni di ingiustizia. La fedeltà alla memoria, alle persone e ai luoghi, unita a una domanda aperta che continua a interrogare, costituisce il terreno comune su cui la loro amicizia e relazione professionale si sono sviluppate.

“Nel tuo lavoro riconosco una fedeltà profonda: alla memoria, alle persone, ai luoghi, ma soprattutto a una domanda che resta aperta e che continua a interrogarci. È una fedeltà che oggi assume un’urgenza particolare, perché ci chiede di restare, di non distogliere lo sguardo, e perché è proprio nella condivisione profonda di questo stesso pensiero, di questo modo di guardare il mondo e di assumerci insieme una responsabilità che la nostra amicizia e la nostra relazione professionale hanno trovato nel tempo un terreno comune, continuando a crescere con naturalezza, fiducia e stima reciproca.”

La quotidianità del loro rapporto trascende le professioni, incastrandosi nella ricerca di una verità condivisa. Gaggia descrive una “duplice vita” che, con l’arrivo dell’estate, lo vede dedicarsi all’accoglienza dei viaggiatori nella sua casa, un aspetto che Russo riconosce come parte integrante della sua identità.

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