Intimate Anatomies: Esplorazioni del Corpo tra Percezione, Gesto e Desiderio

scritto da Redazione
Veduta dell'installazione della mostra Intimate Anatomies con opere di Cathy Josefowitz, Maria Lassnig e Carol Rama a Hauser & Wirth St. Moritz.

La mostra “Intimate Anatomies” a Hauser & Wirth St. Moritz, in programma dall’11 luglio al 29 agosto 2026, presenta le opere di Cathy Josefowitz, Maria Lassnig e Carol Rama. La mostra propone un’indagine sulla presenza fisica e la sua resistenza a definizioni univoche, esplorando il corpo non come forma da rappresentare, ma come esperienza.

Per secoli, il corpo è stato un mezzo attraverso cui la modernità ha costruito immagini, identità e gerarchie visive, con il corpo femminile spesso ridotto a una superficie da osservare, idealizzare o frammentare secondo codici estetici esterni. “Intimate Anatomies” si discosta da questa prospettiva, considerando l’anatomia come una ricerca sulle forze invisibili che influenzano la percezione di sé e del mondo, quali il movimento, il desiderio, la memoria e la trasformazione. Le tre artiste mettono in discussione l’idea che la corporeità possa essere compresa unicamente attraverso la visibilità, adottando una visione che si avvicina alla fenomenologia di Maurice Merleau-Ponty, dove il corpo è la condizione primaria attraverso cui si percepisce il mondo. Questa dimensione, precedente allo sguardo, unisce le pratiche di ricerca percettiva di Lassnig, il corpo in movimento di Josefowitz e la materia pulsionale di Rama.

Le anatomie interiori di Maria Lassnig

Maria Lassnig ha orientato la pittura verso una dimensione in cui il corpo coincide con una realtà interiore. Il suo concetto di “Körpergefühl”, ovvero la “sensazione del corpo”, rappresenta una delle ricerche più significative del Novecento nell’ambito dell’autoritratto. Nelle sue opere, come “Rosa Bauch (Pink Belly)” del 1997 e “Selbst abstrakt IV” del 1992, elementi quali peso, tensione, pressione e presenza fisica si trasformano in componenti pittoriche. Le sue anatomie deformate cercano di esprimere una dimensione dell’esperienza che va oltre la somiglianza. A differenza di un approccio che mostra il corpo attraversato da forze esterne, Lassnig focalizza la pittura sul corpo come origine della percezione, il punto da cui lo sguardo ha inizio.

Cathy Josefowitz: danza e traccia del movimento

Cathy Josefowitz introduce nella sua pratica la dimensione della durata e del gesto. La sua ricerca, che si colloca tra pittura, disegno, danza e performance, concepisce la figura come un processo in continua trasformazione. L’esperienza della danza contemporanea e il confronto con figure come Steve Paxton e Mary Fulkerson hanno contribuito a definire una pratica in cui il movimento si traduce in immagine. Nei lavori su carta e tela esposti in mostra, il segno mantiene la memoria di un’azione. Le figure appaiono e si dissolvono simultaneamente, suggerendo che la superficie pittorica sia attraversata da una presenza temporanea. Josefowitz non si limita a raffigurare il movimento, ma ne conserva la traccia, trasformando la pittura in un archivio del gesto, una registrazione di ciò che continua ad agire nell’immagine. Un esempio è l’opera “Untitled” del 1979 circa.

Carol Rama: desiderio e materia

Con Carol Rama, la riflessione sul corpo raggiunge una tensione più radicale. La sua opera esplora ciò che accade quando ogni idea di ordine anatomico viene meno. Nei lavori esposti, realizzati tra gli anni Trenta e Sessanta, il corpo si manifesta come desiderio, vulnerabilità, frammento, materia organica e industriale. La sessualità nell’opera di Rama è stata spesso interpretata attraverso la categoria della trasgressione, con anatomie deformate, orifizi, protesi e immagini sessualmente esplicite lette come una sfida alle convenzioni morali e visive dell’epoca. Tuttavia, questa lettura, pur riconoscendo la forza della sua ricerca, rischia di ridurre il desiderio a un semplice atto di rottura. In Rama, l’erotismo assume una funzione più profonda, potendo essere inteso come un principio generativo dell’immagine. Rama non dipinge il corpo desiderato, ma il corpo desiderante. La fisicità nelle sue opere non è un oggetto erotico destinato allo sguardo, ma una forza capace di produrre forme. Gli elementi sessuali, le protesi, i materiali trovati e le componenti industriali costruiscono una grammatica corporea liberata dalla necessità di essere armoniosa, leggibile o conforme. La radicalità di Rama consiste nell’aver introdotto nella pittura del Novecento ciò che era escluso dalla rappresentazione, contribuendo a sottrarre la sessualità femminile alla necessità di essere spiegata o ricondotta a una funzione narrativa. Il desiderio, nella sua opera, è materia. Un esempio è l’opera “Untitled” del 1950.

Il dialogo tra Lassnig, Josefowitz e Rama crea tre modi distinti ma interconnessi di concepire la presenza: il corpo come percezione, il corpo come gesto e il corpo come desiderio e trasformazione. In una cultura visiva contemporanea dove il corpo è costantemente prodotto, modificato e consumato come immagine, “Intimate Anatomies” restituisce alla corporeità la sua opacità, la sua durata e la sua resistenza alla definizione. Le tre artiste dimostrano che il corpo non è un supporto passivo dell’immagine, ma una forza generativa, il luogo da cui la forma emerge, si trasforma e resiste.

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