In occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte a Venezia, l’artista Irene Cattaneo ha presentato un progetto che riprende il concetto del giardino segreto, inteso come un accesso a una nuova dimensione dell’esistenza. Il progetto, curato da Lo Studio – Nadja Romain, si trova in un giardino privato in Calle degli Orfei, a breve distanza dal Museo Fortuny. L’intento è trasformare questo spazio in un ambiente sospeso tra la memoria personale e l’immaginazione collettiva.
L’idea centrale del progetto di Cattaneo si ispira al romanzo di Frances Hodgson Burnett, Il Giardino segreto, e al suo adattamento cinematografico. Più che una ricostruzione fiabesca, l’artista riprende il principio di un luogo nascosto dove la crescita e la trasformazione possono avvenire lontano da sguardi esterni. Il giardino viene così concepito come una stanza all’aperto, un interno privo di pareti dove la natura non è un semplice sfondo, ma un elemento attivo nella costruzione delle opere.
Oggetti Familiari e Nuovi Significati
All’interno di questo spazio, Cattaneo ha inserito oggetti che appartengono sia alla sfera pubblica della scultura sia a quella privata del ricordo. Tra questi si trovano un’altalena, un pozzo, una panca, un tavolo, una chiave e dei fiori. Queste forme familiari, una volta traslate in materiali come il bronzo, il marmo, il vetro e l’onice, acquisiscono nuove interpretazioni.
Al centro del giardino è collocata Effie Briest swing set (2026), un’imponente altalena in bronzo che mantiene la riconoscibilità di un gioco infantile. L’altalena, simbolo di movimento e rischio, dove ci si affida e si impara a spingersi, vede il suo movimento congelato nella materia da Cattaneo, lasciando il gesto ma non la sua possibilità dinamica.
Poco distante, WELL, WELL, WELL (2026) introduce nel giardino un elemento legato alla storia veneziana: la vera da pozzo. Realizzata in onice e acciaio, la scultura conserva la forma tradizionale dell’oggetto ma ne sovverte la funzione. L’acqua, anziché scomparire nell’oscurità, è illuminata da una scritta al neon, trasformando il pozzo da luogo di ricerca superficiale a dispositivo per l’introspezione. Anche in questo caso, Cattaneo opera una trasformazione minima, spostando il significato di un oggetto riconoscibile senza inventarne una nuova forma.
Natura, Ricordo e Gioco Linguistico
Il progetto include anche Snowdrop, sculture in bronzo e vetro soffiato che evocano il bucaneve, uno dei primi fiori a emergere alla fine dell’inverno. Queste opere sono concepite come una dedica alla madre dell’artista. La fragilità del fiore non è resa attraverso la delicatezza del materiale, ma attraverso la tensione tra la durezza del bronzo e la fragilità del vetro, tra ciò che è destinato a durare e ciò che può rompersi.
Il tema del ricordo si estende al gioco linguistico con Pareidola, sgabelli in marmo rosa che derivano dall’anagramma tra le parole inglesi ‘cloud’ (nuvola) e ‘could’ (potrebbe). Una minima differenza, una singola lettera, è sufficiente per trasformare una nuvola in una possibilità. L’opera richiama il gesto infantile di cercare figure nelle nuvole, un esercizio di immaginazione che reinterpreta continuamente il mondo reale.
Questa continua oscillazione tra oggetto e ricordo, gioco e monumento, natura e artificio, infanzia e maturità, è il filo conduttore del progetto. Cattaneo non crea un mondo fantastico separato dalla realtà, ma prende la realtà e la rende leggermente più straniante. Il risultato non è tanto l’idea di un giardino incantato, quanto quella di un luogo dove la memoria può assumere una forma. Un luogo privato che, per la durata dell’esposizione, diventa pubblico pur mantenendo la sua intimità, offrendo uno spazio non per nascondersi dal mondo, ma per osservarlo nuovamente, come per la prima volta.
