Il Museo Civico Pier Alessandro Garda di Ivrea ospita la mostra “Carlo Mattioli. TEXTURES”, un’occasione per approfondire l’opera di Carlo Mattioli, artista novecentesco nato a Modena nel 1911 e scomparso a Parma nel 1994. L’esposizione, che rimarrà aperta fino al 27 settembre 2026, è curata da Anna Zaniboni Mattioli, Marco Pozzali, Marcella Turchetti e Martina Lunardi, e propone una selezione di lavori che intendono guidare il visitatore nella comprensione della sua poetica.
La mostra attuale rievoca un precedente legame tra Mattioli e Ivrea: nel 1979, il foyer della Sala Cupola del Centro Congressi Olivetti ospitò una sua esposizione, curata da Giorgio Soavi. Quella mostra fu poi trasferita in uno spazio a Venezia. Il rapporto tra Mattioli e l’Olivetti è un elemento centrale anche nell’allestimento odierno, che include ritratti dedicati alla nipote Anna, alla quale l’artista era particolarmente legato.
La poetica di Mattioli: tra figurazione e astrazione
La carriera artistica di Carlo Mattioli ebbe inizio nel 1938. Fin da subito, l’artista si dedicò a diversi soggetti, dai ritratti alle rappresentazioni religiose. Nel dopoguerra, Mattioli si avvicinò alle influenze di artisti come Picasso. La sua pittura si caratterizza per l’equilibrio tra elementi riconoscibili e una progressiva essenzialità delle forme. Paesaggi, alberi, boschi, campi e distese d’acqua sono punti di partenza che trascendono la mera descrizione, trasformandosi in superfici dove il colore acquista peso e la materia diventa parte integrante del soggetto.
Mattioli esplorava la materia e la luce attraverso toni terrosi, ombre profonde e improvvise aperture cromatiche. Anche nelle opere più vicine all’astrazione, permane una traccia del reale, come un ricordo di qualcosa osservato a lungo e poi rielaborato attraverso la memoria. Questo equilibrio tra figurazione e astrazione costituisce uno degli aspetti più distintivi della sua pittura. In mostra sono presenti dipinti e sculture in legno, che includono paesaggi, le cosiddette “acque morte”, cicli dedicati all’albero, campi di lavanda, ginestre, notturni, papaveri e spiagge.
Riconoscimenti e cicli tematici
L’artista, uomo di cultura, mantenne rapporti con figure del mondo letterario come Mario Luzi e Attilio Bertolucci. La sua padronanza del disegno, materia che aveva anche insegnato, fu riconosciuta nel 1956 con il Premio Internazionale per il Disegno alla Biennale di Venezia, assegnato da una giuria presieduta da Roberto Longhi. L’influenza della storia dell’arte è evidente nel suo lavoro, sia nel segno che nelle aree non dipinte della tela, che richiamano atmosfere rinascimentali.
Tra il 1967 e il 1968, Mattioli si concentrò quasi interamente sulla natura morta, dedicando un ciclo di lavori all’analisi della Canestra di frutta di Caravaggio. Questo ciclo fu esposto alla Biennale del 1968. La forza espressiva di Mattioli è stata descritta da Marco Vallora, che ha riportato una frase del poeta francese René Char sull’artista: “Carlo Mattioli lo vediamo subito, taglia, scava, ingozza, incide pugnala, opera, affonda, offende strazia, sgualcisce”. Questo commento sottolinea l’intensità e la profondità del suo approccio artistico.
