L’installazione “Life” di Olafur Eliasson e la percezione dello spazio

scritto da Redazione
Veduta dell'installazione "Life" di Olafur Eliasson alla Fondation Beyeler, con acqua e vegetazione all'interno del museo.

L’artista danese-islandese Olafur Eliasson, noto per la sua ricerca sulla percezione dello spazio, è al centro del quinto episodio della serie video “L’arte anticipa il futuro”. Promossa da School of Vision in collaborazione con ENI e ROAD, questa serie esplora come l’arte contemporanea possa offrire visioni per il futuro. L’episodio si concentra sull’installazione di Eliasson intitolata “Life”, un’opera che ha ridefinito i confini tra ambiente naturale e spazio espositivo, invitando a riflettere sulla nostra interazione con il mondo circostante.

“Life”: Un ecosistema nel museo

Realizzata nel 2021 per la Fondation Beyeler di Basilea, “Life” rappresenta un intervento significativo nell’architettura del museo, progettata da Renzo Piano. Eliasson ha rimosso una parte della facciata vetrata dell’edificio, permettendo all’ambiente esterno di penetrare direttamente nello spazio espositivo. Questa azione ha sospeso la distinzione tradizionale tra architettura, paesaggio e opera d’arte.

All’interno del museo, l’acqua proveniente dal laghetto esterno si estende nelle sale, mentre piante acquatiche crescono liberamente. La luce naturale, filtrando attraverso l’apertura, modifica costantemente la percezione dello spazio, creando un’esperienza dinamica e in continua evoluzione. I visitatori attraversano l’installazione camminando su passerelle di legno, immersi in un ambiente che è al tempo stesso vivo e instabile. Elementi come acqua, organismi vegetali, insetti, odori e variazioni atmosferiche e luminose contribuiscono a un’esperienza sensoriale complessa.

“Life” non si presenta come un oggetto da osservare passivamente, ma come un vero e proprio ecosistema da attraversare. L’opera di Eliasson mette in discussione il concetto di edificio come sistema chiuso e controllato, ponendo una domanda fondamentale: “Cosa siamo disposti a lasciar entrare?”. Questo interrogativo estende la riflessione oltre il contesto museale, toccando temi di apertura e interconnessione.

Visioni per il futuro urbano

La visione proposta da “Life” si estende al futuro delle città. L’opera suggerisce che la trasformazione degli spazi urbani potrebbe dipendere proprio dalla capacità di passare da sistemi rigidi e isolati dall’ambiente a configurazioni più aperte, sensibili e interdipendenti. In questa prospettiva, gli edifici non sarebbero più semplici contenitori isolati, ma piuttosto soglie attive tra interno ed esterno.

Si immagina un’architettura capace di adattarsi in modo dinamico alle condizioni climatiche e infrastrutture che integrano attivamente acqua, vegetazione e biodiversità nel proprio funzionamento. “Life” anticipa un modello di città meno basato sulla separazione e più sulla coabitazione, dove esseri umani, organismi viventi, architetture, atmosfera e paesaggio convivono in un equilibrio interconnesso. Questo approccio propone una ridefinizione del rapporto tra l’uomo e l’ambiente costruito, promuovendo una maggiore armonia e sostenibilità.

“L’arte anticipa il futuro”: La serie

Il progetto “L’arte anticipa il futuro” è una serie di quattordici puntate che si propone di analizzare opere di artisti contemporanei internazionali. L’obiettivo è identificare come queste creazioni artistiche possano anticipare sviluppi futuri nei campi della mobilità, dell’energia, delle città e della sostenibilità. La serie è concepita come un ponte tra il mondo dell’arte e quello dell’impresa e della scienza, offrendo a questi ultimi l’opportunità di attingere a una “intelligenza del futuro” attraverso lo sguardo degli artisti.

Ogni puntata della serie è introdotta e commentata da Marco Bassan, fondatore di Spazio Taverna e direttore scientifico della School of Vision. Prima dell’episodio dedicato a Olafur Eliasson, la serie ha già esplorato temi come la mobilità atmosferica con “Aerocene”, la scala urbana e planetaria con “Planet City”, l’intelligenza artificiale con “NOX” e gli organismi artificiali con le opere di Anicka Yi. L’appuntamento con Eliasson si inserisce in questo percorso, focalizzandosi sulla percezione dello spazio come elemento chiave per immaginare futuri possibili.

Attraverso “Life”, Olafur Eliasson non solo offre un’esperienza estetica, ma propone anche un modello pratico e concettuale per ripensare il nostro rapporto con l’ambiente, suggerendo che l’arte può essere un catalizzatore per l’innovazione e la sostenibilità.

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