L’interpretazione contemporanea della misericordia di Helen Broms Sandberg a Venezia

scritto da Redazione
Installazione multischermo di Helen Broms Sandberg, "Bruchium Fermentum", a Venezia.

A Venezia, l’artista Helen Broms Sandberg presenta il progetto “Bruchium Fermentum”, un’installazione che trae ispirazione dal capolavoro di Caravaggio del 1606-1607, “Le sette opere della Misericordia”. L’esposizione, visitabile dal 4 maggio al 22 novembre 2026 in Calle del Forno 2092, trasforma un tema della tradizione cristiana in una riflessione attuale sulla cura e la responsabilità verso gli altri, utilizzando video, fotografia e scultura.

L’ispirazione caravaggesca e la ricerca artistica

L’intuizione che ha guidato Helen Broms Sandberg a sviluppare questo progetto artistico pluriennale è nata circa trent’anni fa, quando l’artista ha visto per la prima volta il dipinto di Caravaggio. Oltre alla sua bellezza, i temi affrontati dall’opera sono stati percepiti come attuali. La ricerca, avviata nel 2018, si è concentrata sull’interpretazione universale degli atti di misericordia. L’approccio “a collage” di Caravaggio, che unisce figure da tempi e luoghi diversi attraverso i gesti, ha ispirato Sandberg nella traduzione dei sette gesti di misericordia in immagini e situazioni contemporanee.

Durante la fase di ricerca, l’emergere della pandemia globale ha intensificato il significato delle immagini, ponendo l’accento su paura, distanza e isolamento. Questo contesto ha reso la riflessione sulla misericordia ancora più profonda e urgente, spingendo l’artista a esplorare come la cura verso gli altri possa manifestarsi in un mondo turbolento.

Linguaggi e interpretazioni contemporanee

Il progetto di Sandberg si articola attraverso un intreccio di video, fotografia e scultura. Dopo aver lavorato con testi, fotografie e disegni, l’artista ha sentito la necessità di introdurre i corpi nello spazio, dando vita alle sculture. Per aggiungere movimento e interazione, è stata realizzata una performance filmata senza pubblico nella Basilica di Tuscania, un luogo che Sandberg aveva scoperto attraverso il film “Nostalghia” di Andrej Tarkovskij. Questo momento di connessione e fiducia tra le persone coinvolte nella performance è stato descritto come “magico”.

Il video della performance è stato successivamente tradotto in un’installazione multischermo. Sebbene le azioni fossero distribuite su sette schermi distinti, la loro coesistenza nello stesso spazio ha creato un mondo parallelo, permettendo a ciascuna azione di entrare in relazione con le altre e offrendo al pubblico la libertà di costruire il proprio percorso interpretativo tra immagini, tempi e significati. Per Sandberg, il pubblico è essenziale come destinatario dei messaggi, e l’artista si considera un mezzo per trasmetterli.

La misericordia, secondo l’artista, può trascendere la dimensione religiosa nel XXI secolo, diventando una pratica quotidiana di attenzione e responsabilità. In un mondo caratterizzato da orrori contro l’umanità e distruzione della natura, riconoscere il valore delle azioni individuali e la forza dell’impegno collettivo è fondamentale per prendersi cura gli uni degli altri e dell’ambiente. L’affermazione di Gerard Richter, “L’arte è la più alta forma di speranza”, risuona con la visione di Sandberg.

La prossimità e l’urgenza dell’acqua

Tra le opere di misericordia, “visitare i carcerati” ha assunto un significato particolare per il percorso artistico di Sandberg, forse influenzato dalla sua claustrofobia. Lavorare a una scultura con uno specchio che rifletteva sé stessi ha stimolato una riflessione su coloro che sono imprigionati per aver espresso o difeso le proprie idee. Questo lavoro nasce dall’impossibilità di rimanere indifferenti di fronte a un mondo percepito come ingiusto.

Tuttavia, l’artista identifica “dare da bere agli assetati” come l’atto più urgente nel contesto attuale. L’acqua pulita è vitale per la sopravvivenza, e la distruzione degli ambienti marini e la manipolazione dei sistemi naturali stanno contribuendo a un’estinzione di massa. Questo gesto di misericordia assume quindi una valenza ecologica e di sopravvivenza globale.

La presentazione di questo progetto a Venezia, durante la Biennale, ha un valore significativo per Helen Broms Sandberg. L’artista ha un legame profondo con la città fin dall’infanzia, avendo studiato all’Accademia di Belle Arti. Inoltre, ha curato un libro d’artista nato dalle sue conversazioni con Joseph Brodsky, in cui Venezia fungeva da metafora del tempo, della memoria e della perdita. Per Sandberg, Venezia rappresenta il luogo ideale per presentare il progetto nella sua interezza, chiudendo un cerchio personale e artistico.

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