Beatriz Morales: Colore, Fibra e Cosmologie della Cura tra Messico e Puglia

scritto da Redazione
Beatriz Morales, artista messicana, con un'opera in fibra di agave

La pratica artistica di Beatriz Morales: dalla pittura alla fibra

Beatriz Morales, nata a Città del Messico nel 1981 e residente tra Hidalgo e Berlino, ha sviluppato una pratica artistica che, pur originandosi nella pittura, ne ha progressivamente ampliato i confini. Il suo lavoro si estende alla fibra, alla scultura e all’installazione, mantenendo il colore come elemento strutturante. Il colore, nella sua opera, assume consistenza materiale, profondità simbolica e valore culturale, agendo come principio organizzativo anche nel passaggio dalla superficie allo spazio.

Morales non considera le tecniche tessili, le fibre vegetali e i pigmenti come semplici risorse formali, ma come veri e propri depositi di conoscenza. La materia, per l’artista, conserva temporalità, gesti, economie, storie di estrazione e pratiche di trasmissione. Ogni materiale introduce nell’opera una rete di relazioni che va oltre la sua evidenza visiva, orientando l’incontro con i corpi, l’architettura e il paesaggio.

Il colore come linguaggio culturalmente situato

Per Morales, il colore è un tema articolato e profondo, la cui percezione è influenzata dalla fisiologia, dalla psicologia e dalla formazione culturale di ciascun osservatore. Oltre alle dimensioni di tonalità e luminosità, l’artista esplora la “profondità culturale” del colore, ovvero le associazioni e i significati che esso assume in contesti specifici. Un esempio è la porpora di Tiro, un pigmento storicamente più costoso dell’oro e associato alla regalità, la cui produzione e significato culturale sono stati oggetto di studio da parte di Morales durante una residenza a Beirut.

La sua ricerca include la produzione personale di pigmenti e tinture naturali, un processo concreto che richiede la conoscenza di piante, radici, minerali, processi chimici e ricette antiche. In Messico, i colori sono legati a consuetudini culturali, credenze spirituali e pratiche rituali. L’indaco messicano (Indigofera suffruticosa), ad esempio, cresce nella regione zapoteca di Oaxaca e il suo pigmento viene estratto attraverso un processo laborioso, mantenuto vivo da poche famiglie per senso di responsabilità verso la tradizione, nonostante la mancanza di un valore commerciale significativo. Questa consapevolezza trasforma il modo in cui l’artista utilizza il colore, rendendolo un elemento fisico e tangibile, portatore di un intero mondo di possibilità.

La fibra e la memoria del territorio

La fibra occupa un ruolo centrale nella pratica di Morales, non solo come materiale, ma anche come linguaggio estetico e spaziale. Le sue qualità tattili e organiche si manifestano spesso in opere di scala monumentale, trasformando un elemento tradizionalmente associato all’artigianato in una forma architettonica. L’interesse per la fibra è emerso con particolare intensità nel suo lavoro con l’agave, chiamata henequén in Messico, una fibra originaria del Paese e storicamente prodotta nella penisola dello Yucatán.

Un momento decisivo è stata la mostra personale del 2019 al Museo de Arte Contemporáneo de Yucatán MACAY di Mérida, dove Morales ha realizzato l’opera “Kihaab” (termine maya per la fibra di agave) in una sala di 700 metri quadrati. Questa esperienza ha segnato una riconnessione con le sue radici messicane e ha permesso all’artista di esplorare le molteplici sfaccettature della fibra: estetiche, tattili, tecniche, culturali, storiche, politiche e spirituali. Il lavoro con l’agave le ha consentito di affrontare gli echi dell’estrazione coloniale e dello sfruttamento delle popolazioni, ma anche di celebrare l’orgoglio per una tradizione locale che collega la sua pratica alle culture azteca e maya. Esteticamente, la fibra malleabile le permette di interagire con lo spazio, creando percorsi organici e armonici che si fondono o contrastano con l’architettura.

Cosmologie della Cura: un dialogo con lo spazio e la tradizione

Questi elementi convergono in “Cosmologies of Care”, un intervento presentato nel luglio 2026 presso DEP ART OUT a Ceglie Messapica, nell’ambito di Puglia Art Project, curato da Virginie Puertolas-Syn con la collaborazione di Giuliana Schiavone. In questa mostra, la cura è intesa non solo come tema, ma come modalità di relazione con lo spazio. Morales ha sviluppato l’opera in dialogo con l’architettura circolare del trullo e il paesaggio pugliese, individuando parallelismi tra il contesto locale e l’immaginario culturale messicano, inclusa la presenza dell’agave in Puglia.

L’artista ha avvolto il trullo con una grande opera in fibra e tessuto che raffigura le prime quattro ere del mito azteco dei Cinque Soli, un sistema di credenze basato su una concezione ciclica del tempo. All’interno del trullo, il quinto sole (l’epoca attuale, che secondo gli Aztechi si conclude nel 2026) è rappresentato dall’opera “An Offer to the Sun”, realizzata con fibra di agave annodata e serpenti in ceramica smaltata, simboli di rigenerazione. La cura, in questo contesto, è legata all’armonia e all’accettazione di ciò che esiste, permettendo all’opera di integrarsi naturalmente nel contesto culturale e paesaggistico. L’esperienza ha rafforzato il desiderio di Morales di lavorare in dialogo con la natura e gli interventi architettonici, esplorando nuove possibilità per l’arte al di fuori degli spazi espositivi convenzionali.

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