Il Labirinto Borges, situato sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia presso la Fondazione Cini, è stato riaperto al pubblico. Il progetto, ideato dall’architetto e artista inglese Randoll Coate, amico dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, torna accessibile dopo quindici anni dalla sua inaugurazione, grazie a un restauro completato con il supporto di PwC Italia.
Le visite guidate al labirinto sono previste a partire dalla metà di luglio 2026. L’iniziativa rientra nel progetto PwC per la Cultura, che promuove la tutela del patrimonio artistico italiano.
La Genesi di un Sogno Botanico
La realizzazione del Labirinto Borges a Venezia è il risultato di un impegno duraturo. Pedro Memelsdorff, direttore dei Seminari di Musica Antica Egida Sartori e Laura Alvini della Fondazione Cini, ha riferito che Maria Kodama, vedova di Borges e presidente della Fundación Internacional Jorge Luis Borges, insieme a Randoll Coate, aveva proposto il progetto in diverse città, tra cui Parigi, incontrando inizialmente ostacoli. Il primo labirinto basato sul disegno di Coate è stato realizzato nel 2003 a Mendoza, in Argentina.
Successivamente, Memelsdorff ha proposto l’idea alla Fondazione Giorgio Cini, suggerendo di collocare il labirinto vicino alla Biblioteca della Manica Lunga, in linea con il desiderio di Borges di avere un labirinto adiacente a una biblioteca. Il progetto è stato accolto con entusiasmo dalla Fondazione Cini e completato nel 2011. La sua presentazione ufficiale ha coinciso con il venticinquesimo anniversario della morte di Jorge Luis Borges.
Giovanni Andrea Toselli, presidente e amministratore delegato di PwC Italia, ha sottolineato come queste iniziative arricchiscano sia l’organizzazione che le persone coinvolte, alimentando la curiosità e l’esperienza.
Il Restauro e le Nuove Accessibilità
L’intervento di restauro ha comportato la rimozione di 165 piante di bosso (Buxus sempervirens) che erano morte o compromesse. È stata effettuata una verifica completa dell’impianto di irrigazione, seguita da una nuova concimazione e dall’apporto di circa due metri cubi di terreno specifico per le nuove piantumazioni. Le nuove piante di bosso sono state selezionate con una chioma già sviluppata e potate per integrarsi con la sagoma esistente del labirinto. Le piante che non si sono adattate sono state sostituite.
Un aspetto centrale del restauro è stato il miglioramento dell’accessibilità. È stato creato un vialetto d’ingresso e sono stati realizzati percorsi che permettono l’accesso anche a persone con disabilità motoria. Inoltre, il labirinto è stato reso più fruibile per i non vedenti, in considerazione del fatto che Borges stesso fu ipovedente e poi cieco negli ultimi vent’anni della sua vita. In collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, è stata compilata e apposta una mappa tattile che fornisce informazioni sul percorso.
Simboli e Significati Nascosti
Il Labirinto Borges trae ispirazione dal racconto “Il giardino dei sentieri che si biforcano”. La sua struttura è concepita come un libro aperto, con due pagine specchiate. Le siepi, composte da 3.200 piante di bosso, formano il nome “Borges” in due direzioni opposte. Al suo interno, si celano simboli cari all’autore argentino: la clessidra e il punto interrogativo, che rappresentano il tempo e il dubbio, e la figura della tigre. Sono inoltre presenti il nome “Jorge Luis” e le iniziali “María Kodama”.
Venezia, definita da Borges “città labirinto”, era particolarmente amata dallo scrittore, rendendo la città un luogo significativo per ospitare questo “monumento” alla sua memoria. Renata Codello, Segretaria Generale della Fondazione Cini, che ha sostenuto fortemente il progetto e curato il restauro, ha evidenziato l’importanza di creare nuove forme di accoglienza e di valorizzare la bellezza dei luoghi per il benessere delle persone.
