Il regista Gianni Amelio, originario di Magisano e nato nel 1945, affronta nel suo nuovo film, intitolato ‘Nessun dolore’, i temi dell’indifferenza e della responsabilità individuale di fronte all’emergenza. L’opera si presenta come un’ipotesi narrativa, una storia che, come dichiarato nei titoli di testa, deve ancora accadere, collocandosi in un tempo sospeso tra il presente e un futuro non definito. L’intento è quello di esplorare le reazioni umane quando la realtà di un’emergenza, spesso osservata da lontano, irrompe nella vita quotidiana.
L’irruzione dell’alterità nella vita di Davide
La narrazione prende avvio a Roma, dove Davide, un trentenne interpretato da Alessandro Borghi, vende libri usati in una piazza. La sua normalità viene interrotta quando un bambino nordafricano gli viene letteralmente consegnato per strada, quasi fosse un pacco. Il bambino, che non parla, segue Davide. Un incidente successivo porta il piccolo in ospedale, in condizioni critiche. Questo evento segna una svolta, trasformando una potenziale riflessione sociale in una questione profondamente personale per il protagonista.
Nel pronto soccorso, Davide incontra Aminah, un’adolescente algerina incinta, appena giunta in Italia dopo un viaggio in barcone. Davide le offre ospitalità, e da quel momento la sua abitazione inizia a popolarsi di persone sconosciute, uomini e donne che solitamente rimangono ai margini della percezione comune. La casa di Davide, da spazio privato, si trasforma così nel fulcro politico del film, le cui pareti cedono simbolicamente sotto la pressione del mondo esterno. Davide, pur provando a opporsi, finisce per accogliere, spinto da motivazioni che il film non chiarisce in modo univoco, lasciando aperte le interpretazioni tra generosità, debolezza o senso di colpa.
Temi ricorrenti e l’eco di ‘Lamerica’
La solidarietà di Davide viene messa alla prova quando una denuncia dei condomini lo conduce in carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, evidenziando la complessità delle azioni di accoglienza. ‘Nessun dolore’ si inserisce in un percorso tematico già esplorato da Gianni Amelio. È inevitabile il richiamo a ‘Lamerica’, il suo film del 1994 presentato alla 51esima Mostra del Cinema. A distanza di oltre trent’anni da quella nave carica di migranti nell’Adriatico, Amelio ripropone interrogativi centrali sull’identità dello straniero: è un estraneo, una minaccia, qualcuno da proteggere, o semplicemente una persona a cui si assegna una categoria prima di riconoscerne il volto?
Nel nuovo film riaffiorano nuclei narrativi cari al regista: la figura dello straniero, il senso di solitudine, la responsabilità verso l’altro e, in particolare, il tema della paternità. Davide assume il ruolo di un padre involontario, non per legame biologico, ma per l’affidamento di una responsabilità non richiesta, anche se per brevi istanti. La paternità, in questo contesto, coincide con l’assunzione di un impegno non cercato.
L’indifferenza e la soglia di casa
Il titolo stesso, ‘Nessun dolore’, opera per sottrazione, sembrando negare proprio ciò che il film esplora. Questo può suggerire che il dolore più facile da sopportare sia quello altrui, invisibile finché rimane distante e tollerabile quando appartiene a corpi senza nome, percepiti attraverso uno schermo o una notizia. Amelio, con ‘Nessun dolore’, riduce questa distanza fino a farla coincidere con la soglia della casa del protagonista. Il film pone una domanda centrale: cosa rimane dell’indifferenza quando l’altro non è più un’immagine astratta, un numero o una categoria, ma una persona che bussa alla propria porta?
