Tia Liu: L’intimità e il romanticismo nell’era delle dating app

scritto da Redazione
Immagine dal progetto fotografico What if we were lovers? di Tia Liu, che esplora le relazioni contemporanee.

Il progetto fotografico in corso di Tia Liu, intitolato What if we were lovers?, avviato nel 2023, si concentra sulla documentazione del romanticismo contemporaneo e dell’intimità mediata dalle dating app. L’artista, che ha completato un MA all’University of the Arts London nel 2024 dopo una BA alla Jinan University a Guangzhou, utilizza la fotografia e l’immagine in movimento per esplorare temi di intimità, identità e vulnerabilità emotiva, permettendo all’ambiguità e al residuo emotivo di rimanere presenti nel suo lavoro.

Un approccio autentico all’intimità

A differenza di gran parte della fotografia sulle dating app, che spesso si affida all’ironia o a ricostruzioni post-evento, il lavoro di Liu si distingue per la sua vulnerabilità e pazienza. Le fotografie di What if we were lovers? sono state realizzate con il consenso delle persone coinvolte, catturate durante appuntamenti reali e momenti condivisi, piuttosto che in situazioni messe in scena o dirette. Questo approccio si svolge in tempo reale e la telecamera può essere tenuta da Liu stessa, dalla persona con cui si trova, o talvolta da uno sconosciuto nelle vicinanze. Questa condivisione dell’atto fotografico contribuisce a registrare l’intimità tra due persone, piuttosto che la semplice osservazione di un soggetto da parte di un artista.

Alcuni scatti estendono ulteriormente questa dinamica, includendo immagini della coppia realizzate da passanti che, ignari della relazione, hanno percepito i soggetti come amanti. In questi casi, la domanda posta dal titolo del progetto trova una risposta esterna, suggerendo che, per un osservatore, la relazione appariva come quella tra amanti.

Estetica e narrazione frammentata

Formalmente, il progetto attinge all’estetica della fotografia su pellicola consumer, caratterizzata da elementi come il sole sfocato o una leggera sottoesposizione, tipici di una fotocamera compatta. La sequenza delle immagini non offre una continuità visiva lineare; la grana, la temperatura del colore e l’inquadratura variano, riflettendo le diverse mani che hanno azionato l’otturatore. Questa irregolarità non è una svista, ma un elemento intenzionale che rispecchia la logica del progetto. Le fotografie sono vissute e condivise, non composte a posteriori. Liu descrive il romanticismo contemporaneo come «sempre più formattato», e le imperfezioni esecutive ed espositive delle sue immagini manifestano la volontà di rendere visibile il processo di creazione e la fragilità emotiva delle relazioni.

Il libro d’artista come dispositivo narrativo

Un elemento centrale del progetto è il libro d’artista che accompagna la serie fotografica. Progettato «nella scala di uno smartphone», il libro imita il dispositivo attraverso cui molte relazioni contemporanee sono negoziate. È suddiviso in capitoli etichettati «Lover 01», «Lover 02», «Lover 03» e intercala fotografie con voci di diario, riproduzioni di conversazioni iMessage e didascalie che fungono da note a margine della memoria. Queste includono frasi come «Mi ha spezzato il cuore. Completamente» o «Era il miglior ragazzo che abbia mai incontrato su app di dating». Un passaggio di diario racconta di una dichiarazione d’amore inaspettata e si conclude con una riflessione sull’ambiguità dei sentimenti: «Se non fosse [amore], allora cosa hanno contato tutta quella tenerezza, dolcezza e affetto reciproco tra noi? Ad oggi, sento comunque ancora la sua mancanza di tanto in tanto». Il libro non risolve l’ambiguità, ma la mantiene, riflettendo uno stato che l’artista descrive come «oscillare tra tenerezza e incertezza».

Dialogo con la storia della fotografia

Il lavoro di Tia Liu si inserisce in una genealogia artistica che include figure come Nan Goldin e Sophie Calle. Il registro confessionale e diaristico richiama The Ballad of Sexual Dependency di Goldin, mentre l’approccio di prendere i «detriti di un romanticismo» e sottoporli all’interpretazione ricorda Prenez soin de vous di Calle. Un altro progetto di Liu, A Lover’s Discourse, fa esplicito riferimento al libro omonimo di Roland Barthes, che trattava il discorso dell’amante come un insieme di «figure» senza sequenza narrativa. Le fotografie di Liu, indicizzate per «Lover» piuttosto che per cronologia, cercano un equivalente fotografico di questo rifiuto di una narrazione lineare.

Liu va oltre i suoi predecessori evidenziando la struttura economica sottostante a quella emotiva, descrivendo il romanticismo contemporaneo come «sempre più formattato e transazionale». Questa prospettiva, che attinge tanto alla sociologia della cultura delle dating app quanto alla storia dell’arte, conferisce al progetto un supporto critico che va oltre il semplice memoriale. What if we were lovers? riesce a fotografare una specifica condizione emotiva contemporanea, il desiderio «intensificato» dalla disponibilità delle app, senza romanticizzarlo o ridicolizzarlo. La fotografia, in questo contesto, funziona «non come prova di amore, ma come residuo», catturando ciò che rimane dopo gli incontri e le interazioni, come un corpo di immagini che testimonia ciò che è stato vissuto.

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