Charmaine Poh al MUDEC: Identità, Migrazione e Femminismo nell’Arte Multimediale

scritto da Redazione
Immagine del profilo: Milo Fabiani

Il MUDEC – Museo delle Culture di Milano inaugura la sua stagione artistica con la prima mostra personale in Italia di Charmaine Poh (Singapore, 1990). L’esposizione, intitolata “Make a travel deep of your inside, and don’t forget me to take”, presenta il progetto con cui l’artista ha ricevuto il premio “Artista dell’Anno” della Deutsche Bank 2025, inaugurato durante la Berlin Art Week lo scorso anno. La mostra, curata da Britta Färber e realizzata in collaborazione con 24 Ore Cultura, si svolge dal 18 settembre al 1 novembre 2026.

Charmaine Poh esplora nella sua pratica multimediale temi come l’identità, le strutture di potere, il femminismo e la queerness, intrecciando narrazioni personali e collettive attraverso video, installazioni e performance.

La migrazione femminile e il legame con l’acqua

L’opera centrale del progetto è “The Moon is Wet” (2025), un’installazione video digitale a tre canali. In quest’opera, Poh affronta il tema della migrazione femminile a scopo lavorativo a Singapore, utilizzando la metafora e il simbolismo dell’acqua. Il ruolo delle lavoratrici domestiche è stato fondamentale per lo sviluppo economico e sociale di Singapore fin dal XIX secolo, un’importanza che l’artista paragona all’essenzialità dell’acqua.

Il racconto mescola figure mitologiche e vite contemporanee. Il riferimento alla divinità marina Mazu, che nella leggenda rimase nubile, sintetizza la connessione tra l’essenza femminile e l’ambiente acquatico. Poh suggerisce un legame tra le donne che oggi sostengono gli ambienti domestici a Singapore e questa forza ancestrale, evidenziando come esse si confrontino con restrizioni, assenza di tutela legale e promesse non mantenute. L’artista fonde passato e presente, includendo anche un sottotesto queer e fluido, mostrando interesse per le vicende dei suoi personaggi e lasciandosi guidare dai paesaggi in evoluzione di Singapore, dalle paludi ai grattacieli, dall’oceano a Chinatown.

Identità, memoria e questioni sociali

Oltre a “The Moon is Wet”, la mostra include le maschere “majie” indossate nel video e “Heavy is the root of light” (2025), un’installazione luminosa che proietta un frammento letterario su uno sfondo acquatico. All’ingresso del percorso espositivo sono presenti anche “Good Morning Young Body” (2021-2023) e “Public Solitude” (2022). In queste due opere video, Poh impiega avatar di immagini d’archivio e deepfake per rielaborare il proprio passato di attrice bambina. Attraverso queste opere, l’artista invita a riflettere sull’esposizione mediatica, l’oggettificazione, la sessualizzazione e la violenza virtuale sul corpo femminile, creando un alter ego digitale che veicola una critica sociale e femminista.

Un’altra opera video, “What’s softest in the world rushes and running over what is hardest in the world” (2024), è stata presentata alla Biennale di Venezia. In questo lavoro, Poh intervista coppie queer di genitori a Singapore, dove il matrimonio e le relazioni omosessuali sono vietati. L’artista offre ritratti intimi, senza mostrare volti o corpi, filmando solo oggetti e ambienti di persone che cercano di costruire un equilibrio domestico nonostante le fragilità imposte dalle leggi. Questo lavoro, riconosciuto ufficialmente settimane dopo l’apertura dell’istituzione artistica, invita a una riflessione sulla legalità.

La prospettiva dell’artista

Charmaine Poh ha espresso gratitudine per l’opportunità di segnare un capitolo della sua pratica artistica con questa mostra, che copre dieci anni di lavoro ed è la sua prima personale. L’artista, che vive tra Europa e Asia, accetta l’idea che non tutto possa essere compreso da chiunque, riconoscendo che si vive con verità parziali e conoscenza incompleta. Questa consapevolezza, derivante dal vivere con molteplici culture di comunicazione, ha influenzato il titolo della mostra, tratto da uno scambio di e-mail con un’amica per la quale l’inglese era una lingua straniera.

Riguardo all’intreccio tra esperienze personali e visibilità pubblica, Poh ha notato che nella maggior parte dei suoi lavori il volto è oscurato, una scelta estetica influenzata dalla sua esperienza come giovane attrice televisiva. L’avatar stesso è concepito come una “pelle o un’armatura”. L’artista spesso inizia con la minima quantità di informazioni, rivelando solo ciò che è necessario, e trova ispirazione nel concetto di opacità di Édouard Glissant. “Good Morning Young Body” ha avuto anche uno scopo emotivo, combinando curiosità personale e desiderio di guarigione, ma è anche inteso come un contenitore per le esperienze di molte giovani ragazze, indipendente dalla sua creatrice.

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