Christian Bernard, figura centrale della cultura contemporanea francese e svizzera, è scomparso il 6 agosto 2026 all’età di 76 anni. Critico d’arte, curatore e direttore, Bernard ha lasciato un’impronta significativa, in particolare come fondatore e primo direttore del Musée d’art moderne et contemporain (MAMCO) di Ginevra, istituzione che ha guidato dal 1994 alla fine del 2015.
Percorso professionale e impegno culturale
Nato a Strasburgo il 9 febbraio 1950, Christian Bernard ha intrapreso un percorso che ha spaziato dalla critica d’arte alla curatela, dalla direzione istituzionale all’editoria e alla poesia. Dopo gli studi in Lettere e Filosofia all’Università di Strasburgo, ha iniziato a dedicarsi alla poesia e alla critica d’arte, stabilendo contatti con gli ambienti culturali francesi legati al surrealismo e alle neoavanguardie.
Negli anni Settanta, ha collaborato con diverse riviste. Dal 1982, ha lavorato presso la DRAC Rhône-Alpes, contribuendo alla politica di decentralizzazione culturale francese. In questo periodo, ha partecipato alla creazione del FRAC Rhône-Alpes e ha seguito progetti per i nuovi musei di Grenoble e Saint-Étienne, oltre ai centri d’arte contemporanea di Villeurbanne e Grenoble.
Nel 1986, Bernard è stato nominato direttore artistico e pedagogico della Villa Arson di Nizza, un’istituzione che integrava una scuola d’arte, un centro d’arte e una residenza per artisti. Durante il suo incarico, conclusosi nel 1994, ha rinnovato l’offerta espositiva e le attività didattiche, organizzando mostre dedicate a artisti come Niele Toroni, Didier Vermeiren, Claudio Parmiggiani, Stanley Brouwn, Franz-Erhard Walther, Martin Kippenberger e Maurizio Nannucci.
Il modello innovativo del MAMCO di Ginevra
Il nome di Christian Bernard è strettamente legato alla storia della museografia contemporanea, in particolare per il suo lavoro a Ginevra. Nel 1991, gli è stato affidato l’incarico di progettare il nuovo museo d’arte moderna e contemporanea della città. Il 22 settembre 1994, il MAMCO ha aperto le sue porte sotto la sua direzione, che ha mantenuto fino alla fine del 2015.
Il progetto museologico di Bernard si distingueva per la continua riconfigurazione degli spazi e delle esposizioni. Ha scelto di non separare rigidamente la collezione permanente dalle mostre temporanee, optando invece per un’offerta espositiva rinnovata più volte all’anno, con allestimenti concepiti come strutture modificabili. Il museo includeva anche sale monografiche permanenti o semi-permanenti, progettate in collaborazione con gli artisti e affidate direttamente alla loro programmazione.
L’attività al MAMCO ha caratterizzato oltre vent’anni del lavoro di Bernard, che ha proseguito parallelamente la sua attività di curatore e critico. Nel 2009, è stato commissario del Padiglione francese alla Biennale di Venezia, curando la mostra di Claude Lévêque. Tra il 2008 e il 2009, e poi nuovamente dal 2016 al 2021, ha ricoperto il ruolo di direttore artistico del festival Printemps de septembre di Tolosa, curandone le edizioni del 2016, 2018 e 2021.
La poesia e il riconoscimento
La poesia ha rappresentato una costante nel percorso di Bernard, che ha iniziato a scrivere e pubblicare versi negli anni Sessanta. Nel 2020, ha co-fondato con Ho-Sook Kang le Edition Walden. Tra le sue pubblicazioni si annoverano Petite Forme (2012), Élégie Ithaque (2013), Feux de position (2021) e Fabules (2022). Poche settimane prima della sua scomparsa, nel giugno 2026, ha ricevuto il Grand Prix de poésie dell’Académie française.
L’eredità e i ricordi
Andrea Bellini, direttore del Centre d’Art Contemporain di Ginevra, ha ricordato Christian Bernard come un «direttore artista», paragonandolo a quei direttori che hanno utilizzato la mostra come strumento di elaborazione critica. Bellini lo ha descritto come una figura «molto austera, quasi un sacerdote dell’arte più che un direttore di museo», sottolineando la sua visione della direzione museale come una forma di sacerdozio e celebrazione ritualistica dell’arte, un «personaggio d’altri tempi».
Joëlle Bertossa, assessora alla Cultura del Comune di Ginevra, e Thierry Apothéloz, assessore alla Cultura del Cantone di Ginevra, hanno definito Bernard una figura «profondamente erudita e profondamente umana». Hanno evidenziato il suo contributo alla riflessione sul ruolo della collezione e dell’allestimento museale, interrogandosi sulla funzione del museo come «Un luogo di possesso? Un luogo di interpretazione?». Secondo le autorità ginevrine, Bernard aveva individuato «in modo piuttosto radicale» un equilibrio tra queste dimensioni. Hanno inoltre ricordato il suo impegno sul territorio e la sua dedizione al lavoro, al personale e ai mecenati, che hanno contribuito a fare del MAMCO un punto di riferimento e a consolidare Ginevra come città d’arte contemporanea.
La sua esperienza al MAMCO si è conclusa alla fine del 2015, con la successione di Lionel Bovier. Dopo oltre vent’anni, Bernard ha lasciato un modello che ha reso il MAMCO un’istituzione di riferimento per l’arte contemporanea nella Svizzera francofona e ha segnato una parte della storia della museografia europea degli ultimi decenni.
