Le sorelle Wulz: un’eredità fotografica tra avanguardia e storia familiare

scritto da Redazione
Wanda Wulz e il gatto, autoritratto futurista del 1932

Le sorelle Wanda e Marion Wulz, figure centrali nella fotografia italiana del XX secolo, hanno lasciato un’eredità artistica che si distingue per innovazione e profondità. La loro storia, radicata nella tradizione fotografica familiare di Trieste, si sviluppa attraverso un percorso che le vede inizialmente come modelle per poi affermarsi dietro l’obiettivo, contribuendo all’avanguardia futurista e documentando la storia della loro città. Questa narrazione viene presentata per la prima volta fuori dall’Italia presso la Estorick Collection di Londra.

Le radici familiari e l’apprendistato artistico

La dinastia fotografica Wulz, attiva a Trieste dalla metà dell’Ottocento, ha fornito il contesto in cui Wanda e Marion sono cresciute e si sono formate. Il padre, Carlo Wulz, fotografo instancabile, ritraeva le figlie fin dalla loro infanzia. Liberato dalle convenzioni della clientela, Carlo Wulz attingeva a una cultura pittorica che spaziava da Casorati ai Preraffaelliti e a Toulouse Lautrec, creando composizioni non convenzionali. I suoi scatti catturavano l’identità intima delle due adolescenti: Wanda, che spesso sfuggiva l’obiettivo e indossava i travestimenti scelti dal padre, e Marion, che fissava la macchina fotografica con uno sguardo serio e quasi sfidante. Questi ritratti paterni, insieme a quelli che le sorelle si scattarono a vicenda nel corso della vita, sono fondamentali per comprendere il loro percorso personale e professionale.

L’eredità dello studio e l’innovazione futurista

Nel 1928, alla morte di Carlo Wulz, Wanda, all’età di 25 anni, e Marion, di 23, ereditarono lo studio fotografico di famiglia. La gestione dello studio, inizialmente con una sola macchina fotografica, ha posto sfide nell’attribuzione delle opere, un compito affrontato dalle studiose della Fondazione Alinari, dove l’intero archivio dello Studio Wulz è oggi conservato, restaurato e digitalizzato. In quel periodo, l’amica Anita Pittoni, stilista, pittrice, scrittrice ed editrice, si trasferì a vivere con le sorelle a Palazzo Hierschel. Questa convivenza trasformò il palazzo in un centro di incontri culturali, unendo atelier di moda e set fotografico, anticipando pratiche di performance.

La notorietà di Wanda Wulz crebbe significativamente nel 1932, in occasione della Prima Mostra Nazionale di Fotografia Futurista tenutasi a Trieste. Wanda fu l’unica donna invitata a esporre e presentò sei fotografie sperimentali di stampo futurista. Tra queste spiccava il celebre autoritratto “Io+gatto”, realizzato attraverso la sovrapposizione di due negativi di vetro. Il processo creativo di quest’opera è stato ricostruito tramite provini e stampe delle foto originali. Un altro scatto notevole è l'”Autoritratto senza gatto”, descritto come ipnotico e felino, che suggerisce un’emancipazione di Wanda dallo sguardo esterno.

Tra ritratti d’élite e cronaca di guerra

La mostra del 1932 segnò un punto di svolta per lo studio Wulz, attirando una clientela diversificata e di rilievo. Artiste, ballerine, attrici, sportive e figure intellettuali della Trieste cosmopolita si rivolgevano alle sorelle Wulz, cercando uno sguardo che univa spontaneità e ironia. Tra le personalità ritratte figurano nomi come Leonor Fini, Paola Borboni e la schermitrice Irene Camber, medaglia d’oro nel fioretto alle Olimpiadi del 1952.

Il periodo d’oro dello studio subì un’interruzione con lo scoppio della guerra. Marion Wulz documentò questo periodo storico attraverso le sue fotografie di Trieste occupata e bombardata, scattate dalle finestre del palazzo di famiglia. Le sue immagini includono anche la liberazione della città, avvenuta il 12 giugno 1945.

L’opera di Wanda e Marion Wulz rappresenta un capitolo significativo nella storia della fotografia, testimoniando non solo un’evoluzione artistica personale ma anche un’importante fase culturale e storica italiana.

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