La Slovacchia contemporanea è un territorio in cui le stratificazioni storiche e culturali si manifestano in modi inattesi, dalle sculture urbane alle architetture monumentali, fino all’arte che ha ridefinito il linguaggio visivo nazionale. Un’esplorazione di città come Bratislava, Devín e Trenčín rivela un paese impegnato a interpretare il proprio passato mentre costruisce il futuro.
Bratislava: Simboli e Contrasti Urbani
A Bratislava, la statua di Čumil, un operaio che emerge da un tombino, è diventata un simbolo riconoscibile. Con il busto fuori e il resto del corpo sotto la strada, la sua espressione sorniona attira i turisti che gli toccano il cappello in cerca di fortuna, rendendo il bronzo lucido in quel punto. Questa figura, metà dentro e metà fuori, riflette una dualità che si ritrova nell’intera città.
Il centro storico di Bratislava presenta facciate restaurate, aree pedonali e chiese, offrendo un’immagine curata. Tuttavia, a poca distanza, si osservano scene di senzatetto e persone che raccolgono mozziconi di sigaretta, evidenziando una coesistenza di realtà diverse. L’architettura cittadina include strutture come il Ponte SNP, l’UFO e la piramide rovesciata della Radio Slovacca, che dominano il paesaggio. Il brutalismo delle periferie, caratterizzato da grandi blocchi residenziali di epoca socialista, è stato spesso rivestito e colorato, mantenendo la struttura collettiva ma modificandone l’aspetto esteriore.
L’Arte di Mikuláš Galanda e la Trasformazione
Un punto di svolta nella comprensione di questa identità complessa è l’incontro con l’opera di Mikuláš Galanda (Turčianske Teplice, 1895 – Bratislava, 1938) alla Galleria Nazionale Slovacca. Galanda, insieme a Ľudovít Fulla, fu una figura chiave negli anni Trenta, cercando di sviluppare una pittura slovacca moderna che non fosse una mera imitazione delle avanguardie europee. Il suo uso del rosa, come nel dipinto Ružový akt (Nudo rosa), applicato a corpi e volti per semplificare e deformare, suggerisce una trasformazione della forma senza cancellarla.
La storia del Nudo rosa, nascosto dalla moglie di Galanda in una parete durante la guerra per salvarlo, evoca un’idea di ciò che attende sotto la superficie prima di riemergere. Quasi vent’anni dopo la sua morte, nel 1957, il Gruppo Mikuláš Galanda (i Galandovci) si ispirò al suo nome, non per copiarlo, ma per raccoglierne l’autonomia e la ricerca di un linguaggio individuale, in contrasto con l’uniformità politica dell’epoca. Questa prospettiva artistica offre una lente per osservare Bratislava, dove gli edifici del passato non sono stati abbattuti, ma ricoperti, mantenendo la geometria originale ma cambiando la superficie, assorbendo il passato invece di cancellarlo.
Devín e Trenčín: Confini e Potere
A Devín, la confluenza dei fiumi Danubio e Morava è dominata da un castello. Questo luogo, che un tempo segnava il passaggio della Cortina di ferro, è ora un paesaggio dove le persone camminano e pedalano. Un memoriale ricorda coloro che tentarono di attraversare il confine e non vi riuscirono. La presenza del limes romano lungo il Danubio, secoli prima, sottolinea una costante necessità di definire i confini, anche se i fiumi, come la Morava che si unisce al Danubio, non mostrano passaporti.
A Trenčín, il castello domina la città, simbolo del potere di Matteo III Csák, che tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento controllò un vasto dominio nel Regno d’Ungheria. Nonostante non fosse re, si comportava come tale. Il re Carlo Roberto d’Angiò riuscì a sottrargli territori, ma Trenčín rimase il cuore del suo potere fino alla morte naturale di Csák nel 1321. La città, Capitale europea della cultura 2026, si proietta nel futuro, ma la sua sinagoga, inaugurata nel 1913 e restaurata dopo aver attraversato guerra, socialismo e abbandono, racconta l’assenza della comunità scomparsa nella Shoah. Il restauro fisico non può recuperare le persone, ma può creare uno spazio dignitoso per rendere visibile ciò che manca, suggerendo che la cultura possa emergere anche dalla consapevolezza delle perdite.
