Regolamentare le Esperienze Interdisciplinari per il Benessere Collettivo

scritto da Redazione
Illustrazione concettuale di diverse sfere sociali (sport, cultura, istruzione) che si intersecano e si fondono, rappresentando l'interdisciplinarità e il benessere collettivo.

Il dibattito contemporaneo evidenzia come i confini tra le diverse sfere del vivere sociale, quali sport, cultura, istruzione e socialità, siano spesso artificiali e arbitrari. Sebbene queste distinzioni siano funzionali allo sviluppo specifico di ciascun ambito, evitando sovrapposizioni di competenze e definendo obiettivi chiari, è altrettanto importante riconoscere che nella vita delle persone tali dimensioni spesso si intersecano. La revisione periodica di questi confini, in base all’evoluzione dei tempi e all’emergere di nuove esigenze, è considerata utile.

L’interconnessione delle sfere sociali

Le esperienze che integrano diverse dimensioni del vivere sociale sono già numerose e riconosciute. In ambito sportivo, un esempio è il progetto Football Beyond Borders nel Regno Unito, che coinvolge ragazzi a rischio di esclusione scolastica. Il fenomeno del calcio sociale, più in generale, si fonda sull’integrazione sociale, lo sport e la solidarietà informale, trasformando l’attività sportiva in un rito collettivo. Allo stesso modo, esistono molti progetti che uniscono cultura e socialità, o cultura e salute, specialmente per persone con disabilità cognitiva o motoria, come Dance Well a Bassano del Grappa.

Queste iniziative non sono un fenomeno emergente, ma sono supportate da programmi a livello locale, nazionale e comunitario. Tra questi figurano Erasmus+Sport, Erasmus+ Giovani, le call di Creative Europe, e le iniziative promosse da Cultura e Salute o da Fondazione con il Sud. Il coinvolgimento inter-funzionale, che mette in relazione sport, cultura, arte, inclusione sociale, welfare e programmi formativi, si inserisce in un panorama composito e maturo.

La necessità di un approccio sistemico

Ciò che manca al sistema attuale è una capacità di includere tutte queste azioni sotto un unico cappello operativo. Si propone una strategia sovraordinata con obiettivi e indicatori comuni, che possa poi trovare attuazione attraverso le singole linee di gestione verticali, dall’amministrazione all’erogazione, fino alla rilevazione degli impatti. Questo approccio, definito come una sorta di capability approach applicato a livello sistemico, mira a porre il benessere dei cittadini al centro dell’operato pubblico. Non si tratterebbe di rivoluzionare gli organi e gli operatori esistenti, ma di supportarne l’attività e misurarne gli effetti, introducendo il benessere dei cittadini come scopo ultimo dell’agire amministrativo.

Il modello gallese e l’applicazione in Italia

Un esempio di questa impostazione è il modello gallese del Well-being of Future Generations. Questo modello non si limita a finanziare progetti interdisciplinari, ma introduce una riflessione pluridimensionale nel processo di definizione e approvazione delle decisioni pubbliche. Ad esempio, una politica sui trasporti viene sviluppata e valutata considerando dimensioni come la salute, l’attività fisica, l’accessibilità per le fasce deboli, la coesione delle comunità, la qualità dell’aria, l’impatto climatico, l’accesso a scuole e servizi culturali, e gli effetti sulle future generazioni.

In Italia, un’applicazione analoga potrebbe concretizzarsi attraverso la creazione di “Patti territoriali per il benessere”. Questi patti potrebbero unire dimensioni amministrative esistenti e utilizzare documenti di pianificazione già diffusi (come il Documento unico di programmazione, il piano sociale di zona, il piano regionale della prevenzione, il piano dell’offerta formativa territoriale e strategie specifiche per anziani, giovani e categorie fragili). L’obiettivo sarebbe sviluppare una documentazione unitaria con indicatori specifici per ciascuna dimensione del benessere, fungendo da base per stimare gli effetti di ogni proposta.

Oltre la spesa, verso il valore pubblico

L’avvio di un processo di questo tipo potrebbe presentare delle sfide sia per gli amministratori che per i cittadini, e potrebbe generare distorsioni retoriche nel dibattito pubblico locale. Tuttavia, la possibilità di concentrarsi su dimensioni interconnesse e di basare le decisioni su elementi più solidi della sola argomentazione politica, può rappresentare un passo verso una politica condivisa tra cittadini e pubblica amministrazione. Questo sposterebbe l’attenzione dal concetto di “spesa pubblica” a quello di “valore pubblico generato”.

Misurare l’efficacia di un programma basandosi solo sugli investimenti “spesi” significa monitorare unicamente la capacità della Pubblica Amministrazione di assolvere alle mansioni minime. Adottare una politica coordinata, basata su più indicatori, sposterebbe l’attenzione non tanto sulla spesa, quanto sulle ragioni che l’hanno resa necessaria. L’obiettivo centrale è avere una giustificazione chiara per un intervento, superando la logica di spendere risorse solo perché disponibili, e orientandosi verso una politica di investimento solida e mirata al benessere collettivo.

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