Pino Pascali Fotografo: La Memoria Visiva di Napoli al Kursaal Santalucia

scritto da Redazione
Pino Pascali, Mare, 1965. Stampa fotografica ai sali d’argento su carta.

Il Teatro Kursaal Santalucia di Bari ospita la mostra ‘Pascali Memoria. Appunti per immagini’, un’esposizione curata dalla Fondazione Pino Pascali che si concentra sull’attività fotografica dell’artista. L’evento, in programma dal 24 luglio al 25 ottobre 2026, si pone in continuità con una mostra in corso a Polignano e presenta un ciclo di fotografie realizzate nel 1965 tra Napoli, Capri e Ischia, affiancate da documenti, appunti e lettere inedite.

Nel 1965, Pino Pascali collaborava già da sette anni con il pubblicitario Sandro Lodolo, fondatore alla fine degli anni Cinquanta della Massimo Saraceni Cinematografica, successivamente divenuta Lodolofilm. In quell’anno, la Lodolofilm ricevette una commissione dall’azienda confetturiera Cirio per una serie di caroselli da trasmettere nel primo e quarto trimestre del 1966. Contrariamente al suo metodo abituale di disegnare gli spot in studio, come i ‘Killers’ per Algida, Pascali scelse di adottare un approccio differente. Partì per Napoli con la sua macchina fotografica Linhof monorotaia, con l’intento di documentare la realtà e indagarne le forme.

L’indagine visiva e i temi ricorrenti

Il percorso espositivo al secondo piano del Kursaal Santalucia si apre con il video dello spot Cirio del 1966. Successivamente, la mostra si articola in nuclei tematici che approfondiscono il lavoro fotografico di Pascali, presentando gruppi di fotografie in bianco e nero intervallati da documenti d’archivio sulla sua vita e carriera di quegli anni.

Le sezioni ‘Cose d’acqua’ e ‘Il porto, le barche, il mare’ evidenziano il ruolo centrale dell’elemento acquatico, richiamando le origini dell’artista e i temi prediletti nella sua produzione scultorea. Pascali stesso affermava: “L’acqua mi affascina molto, diventa come uno specchio, ha tante cose l’acqua…”. Gli scatti ritraggono il mare in modo plastico, studiando volumi e riflessi, anticipando opere scultoree modulari come ‘9 mq di pozzanghere’ e ’32 mq di mare circa’ (entrambe datate 1967), in cui l’artista cercò di contenere un elemento intrinsecamente incontenibile. L’area portuale di Napoli e Capri catturò l’attenzione di Pascali, che fotografò dettagli di navi, barche e pescatori con precisione analitica, mostrando non solo l’aspetto estetico ma anche il lavoro e le strutture che evocavano i suoi ricordi d’infanzia. Un ‘Particolare di nave con l’ancora’ rivela una bitta a forma di fungo, che presenta somiglianze con la successiva scultura ‘Contropelo’ (1968), realizzata in tessuto acrilico su struttura rigida.

La modularità e il rigore geometrico sono esplorati in ‘Geometrie e moduli’, una sezione che include disegni e fotografie di cataste di mattoni, cassette e architetture razionaliste. Questi soggetti, spesso realizzati con strutture e materiali poveri, richiamano opere successive come ‘1 mc di terra’ o ‘Balla di fieno’ (entrambi del 1967), presentando una serialità meno astratta rispetto ai minimalisti americani contemporanei.

Forme, gioco e teatro

Le sezioni ‘Finte sculture’ e ‘Ritorno alla terra’ mettono in luce l’interesse di Pascali per la forma degli animali, degli oggetti e della natura, materiali che furono fondamentali per la creazione delle sue sculture in tela. Tra i soggetti fotografati figurano un ‘Cigno a Villa Borghese’ (Pascali visitò Roma per trovare scorci che richiamassero atmosfere napoletane), ‘Quattro Leoni a Piazza dei Martiri’ a Napoli e una serie di ‘Ombrelloni romani’ a Campo de’ Fiori, studiati nei minimi dettagli.

‘Giochi d’infanzia’ offre uno sguardo sui bambini e sul gioco, un elemento cruciale nella produzione e nell’ideologia di Pascali. L’artista sosteneva: “Anche i bambini giocano seriamente, è un sistema conoscitivo. I loro giochi sono fatti proprio per sperimentare le cose, per conoscerle e nello stesso tempo, per andare oltre”. Pascali immortalò i volti dei bambini che giocavano per strada o in riva al mare, un modo per rievocare anche i propri giochi infantili. Lo scatto ‘Bambino su modello di aeroplano’ si distingue in questo contesto, anticipando il successivo ciclo delle ‘Armi’.

La passione di Pascali per il teatro, già manifesta nell’opera scultorea ‘Teatrino’ (1964), è ulteriormente esplorata nella sezione ‘Il teatro e la maschera’. Qui si trovano fotografie dedicate alle maschere di Pulcinella e del Pazzariello, osservate a Napoli e interpretate dallo stesso artista a Roma. L’ultima sezione, ‘Segni, lettere, numeri’, presenta in primo piano targhe, insegne commerciali e numeri civici, restituendo un’immagine della città partenopea non ancora pienamente metropolitana, ma già influenzata dalla cultura americana.

Quella che nel 1965 doveva essere una semplice commissione pubblicitaria si trasformò per Pascali in una profonda indagine sul paesaggio e sulla cultura popolare napoletana. La serie di scatti, concepiti come appunti visivi, evidenzia il talento fotografico di Pascali, capace di catturare la realtà con carica emotiva e di prefigurare un linguaggio artistico distintivo.

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