Mariuccia Secol: L’arte femminista tra memoria e ribellione al Muzeum Susch

scritto da Redazione
Veduta dell'installazione "Mariuccia Secol Unraveling" al Muzeum Susch.

Il Muzeum Susch in Svizzera ospita una grande esposizione dedicata a Mariuccia Secol, artista nata a Castellanza nel 1929. La mostra, intitolata “Mariuccia Secol: Unraveling”, è curata da Monika Branicka ed Eva Brioschi e ripercorre il percorso artistico di Secol, caratterizzato da un’arte femminista e radicale. L’esposizione è aperta al pubblico dal 12 giugno al 1 novembre 2026, offrendo una panoramica della sua produzione e del suo impegno.

Le radici dell’impegno artistico e sociale

L’esistenza di Mariuccia Secol è stata segnata dalle memorie della guerra fin dalla giovinezza. Opere come “Città bruciate” e “Olocausto” riflettono la distruzione e la violenza perpetrate negli anni Cinquanta e Sessanta. La pittura è stata la sua prima forma d’espressione. Nel contesto del Sessantotto italiano, Secol si è avvicinata alla rivoluzione attuata da Franco Basaglia in relazione ai centri di contenzione psichiatrici. Ha collaborato presso l’atelier di pittura creato all’interno dell’ospedale psichiatrico Bizzozzero di Varese, un impegno durato dal 1965 al 1988.

Il suo universo artistico ha trovato forma e ispirazione nelle ribellioni e nei sentimenti che scardinavano l’assetto societario patriarcale dell’epoca. La vita personale di Secol si è intrecciata con il suo impegno: il marito, Angelo Tognola, medico e partigiano, fu costretto a continue fughe durante il periodo nazifascista. La loro dimora divenne in seguito un centro di ritrovo per artisti e letterati, tra cui Enrico Baj, Bruno Munari e Leonardo Sciascia.

Il Gruppo Immagine Varese e la “Creatività del rifiuto”

Tra le esperienze significative nella vita di Mariuccia Secol figura la nascita del collettivo femminista Gruppo Immagine Varese. Fondato da Milli Gandini (nata a Varese nel 1941, morta nel 2017), Mariuccia Secol e Mariella Tognola (nata a Varese nel 1951, figlia di Mariuccia Secol), il gruppo si dedicò alla sperimentazione e alla libertà espressiva, partendo dalle difficoltà di un’esistenza non pensata per le donne.

Nel saggio autobiografico “La mamma è uscita. Una storia di arte e femminismo” (2021), le artiste hanno espresso la loro visione:

[…] volendo diventare ed essere artiste, non intendiamo ricoprire il ruolo tradizionale di colui che traduce per gli altri la realtà in un linguaggio più o meno poetico, più o meno universale, e neppure il ruolo più nuovo di stimolatore e animatore per una demagogica “partecipazione sociale” che denunciamo come ennesimo imbroglio. Vogliamo essere individui che riescano a esprimersi intellettualmente e sensualmente per il piacere di farlo, per ricercare e sperimentare secondo le nostre necessità, per comunicare le nostre esistenze e chissà cos’altro ancora.

Questo archivio ribelle si è formato parallelamente a una nuova consapevolezza, mossa dall’agire e dalla partecipazione a una scrittura collettiva del tempo. Il collettivo ha teorizzato la “Creatività del rifiuto”, un rifiuto del ruolo tradizionale di madre e moglie, e di ogni discorso di corrente artistica, delle gallerie e del mercato privato, in favore di opere contenutistiche della lotta.

Opere e temi: tra decostruzione e rinascita

L’estetica e la potenza dei progetti di Mariuccia Secol sono evidenti in opere che spaziano dall’evocazione della partecipazione del Gruppo Immagine alla Biennale di Venezia del 1978, alla serie “La casa delle bambole”. Quest’ultima, realizzata nel 1970, include opere come “The Doll’s House. (No. 5)” e “The Doll’s House. Wedding dress”, create distruggendo e ricomponendo abiti di una vita “ammaestrata”, tra cui un abito da sposa. Mario Tognola, nella presentazione per un’esposizione a Praga del 1979, ha scritto:

Smagliare è, nel suo etimo, toglier le maglie di una tela, ma anche risplendere: di questa opposizione vivono le donne di Mariuccia Secol, di questo rovescio di tessuto che fa dell’ombra luce.

Progetti come “Animus-anima” (1982) hanno ispirato Enrico Baj ad affermare:

Togli un filo, poi un altro e ne fai affiorare le ragioni del profondo. I percorsi dei fili sono quelli dell’anima: la quale è tessuto e lanugine, è pizzo traforato, è forma mutevole che sospinta dalle passioni, a loro volta collegate con la libido che è pulsione idraulica, sa filare le trame della fantasia, di questo tessere detessendo Mariuccia Secol è maestra.

Una performance del 1978 in Laguna è descritta come “Un collage di contorni di donne, fatto di stoffa e carta, alterna parti chiare e scure, a rappresentare il rapporto tra la luce della consapevolezza e il buio della sopportazione totale inconscia”. L’universo artistico di Secol si è affidato alla possibilità del fare e del disfare, come una Penelope che non accetta pazienza e sottomissione. L’esposizione al Muzeum Susch celebra questo percorso, dal 12 giugno al 1 novembre 2026.

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