Wallace Chan: Sculture Monumentali a Shanghai Dopo Venezia

scritto da Redazione
Scultura monumentale in titanio di Wallace Chan, 'Birth', esposta al Long Museum West Bund di Shanghai.

L’artista di Hong Kong Wallace Chan (nato nel 1956) presenta la sua mostra personale, intitolata Vessels of Other Worlds, al Long Museum West Bund di Shanghai. L’esposizione, curata da James Putnam, è stata inaugurata il 18 luglio 2026 e sarà visitabile fino al 25 ottobre 2026. Questa tappa segue l’apertura della medesima mostra a Venezia, presso la Cappella della Pietà, in concomitanza con la settimana inaugurale della 61esima Biennale d’Arte.

Le due città, Venezia e Shanghai, entrambe affacciate sull’acqua – l’Adriatico e il Fiume Cinese Orientale, con i loro canali e fiumi (lo Huangpu a Shanghai) – fungono da cornice per il progetto espositivo. Venezia, con la sua architettura, e Shanghai, metropoli verticale, ospitano la ricerca artistica di Chan, che spazia dall’arte orafa all’intaglio delle pietre preziose, dalla scultura all’installazione monumentale.

La Carriera e le Innovazioni di Wallace Chan

Wallace Chan ha iniziato la sua carriera come intagliatore nel 1973, all’età di sedici anni, a Hong Kong. Autodidatta, ha sviluppato un percorso artistico che si estende per oltre cinquant’anni, difficilmente riconducibile a una singola disciplina. Le sue opere sono incluse nelle collezioni di istituzioni come il British Museum e il Victoria and Albert Museum di Londra, il Museum of Fine Arts di Boston, lo Shanghai Museum e il Long Museum, oltre a numerose altre istituzioni cinesi.

Nel 1987, Chan ha sviluppato la Wallace Cut, una tecnica di incisione illusionistica che permette di moltiplicare e rifrangere le immagini attraverso una particolare lavorazione della superficie. Ha inoltre introdotto innovazioni nell’uso del titanio in gioielleria, studiato nuove tecniche di montaggio delle pietre preziose e sviluppato materiali e processi inediti, inclusa una porcellana di sua creazione. La sua ricerca artistica ha visto un’evoluzione significativa nel passaggio dal lavoro su piccola scala, tipico della gemma, alla realizzazione di sculture monumentali, alte fino a dieci metri e assemblate con migliaia di elementi. Il titanio, materiale noto per la sua resistenza e associato alla tecnologia, viene trasformato nelle sue mani in una materia con qualità poetiche.

Vessels of Other Worlds: Dettaglio e Monumentalità

L’esposizione al Long Museum di Shanghai è incentrata su tre sculture monumentali, alte sette, otto e dieci metri. Queste forme titaniche, realizzate in titanio, evocano un’immagine che si colloca tra il reperto archeologico e la creatura fantascientifica. Per Chan, la monumentalità emerge dal dettaglio e dall’accumulo di frammenti, un processo che richiede pazienza e mira a superare la dimensione individuale. Questa filosofia permea la sua intera carriera e trova in Vessels of Other Worlds una delle sue manifestazioni più ambiziose.

Il percorso espositivo si articola attraverso corridoi e passaggi che richiamano tappe fondamentali della ricerca di Chan, inclusi riferimenti a progetti precedenti presentati alla Biennale di Venezia, come Titans (2021), Totem (2022) e Transcendence (2024). Le tre sculture monumentali, già introdotte nella sezione veneziana della mostra, sono presentate a Shanghai con una scala imponente.

Il concetto di “vessel” (contenitore) diventa una metafora del corpo umano e della sua capacità di custodire elementi non visibili, quali il tempo, la memoria, le emozioni e la coscienza. Le sculture simboleggiano così un “altrove” in cui il visitatore può immergersi. Il riferimento agli Olea Sancta, gli oli sacri dei rituali cattolici, introduce una dimensione rituale che si lega a una riflessione più ampia sui cicli di nascita, morte e rinascita. Le variazioni cromatiche di giallo, rosso e blu accompagnano questa idea di trasformazione continua, mentre le figure incise sulle superfici suggeriscono una dimensione sospesa tra il terreno e l’immateriale.

Una delle sculture è stata concepita per essere attraversata, offrendo al pubblico un ambiente caleidoscopico. Qui, la tecnica Wallace Cut moltiplica le immagini e altera la percezione, creando una successione di riflessi e frammenti. La superficie non offre una visione statica, ma una realtà mutevole che cambia in base alla posizione dell’osservatore, suggerendo che la realtà stessa sia una costruzione mobile e in continua trasformazione.

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