Umico Niwa: La Drammaturgia della Trasformazione alla T293 di Roma

scritto da Redazione
Sculture fitomorfe 'Daphne' di Umico Niwa esposte alla galleria T293 di Roma.

Umico Niwa presenta alla galleria T293 di Roma l’esposizione personale intitolata “Daphne Act Two”, un progetto che indaga i concetti di trasformazione e identità. La mostra è visitabile fino al 16 ottobre. Attraverso sculture fitomorfe e un allestimento che richiama la drammaturgia, l’artista esplora dinamiche esistenziali alternative e la liberazione da costrizioni identitarie di genere e corpo.

Le Sculture “Daphne” e il Loro Simbolismo

Le opere centrali dell’esposizione sono le “Daphne”, sculture fitomorfe alte circa 20 cm. Queste sono realizzate con una combinazione di rame, argento puro, solfuro di potassio, peltro e materiali organico-floreali. Niwa ha concepito l’allestimento come una “drammaturgia della trasformazione”, intesa non solo come modalità dell’esistenza ma come rappresentazione del processo trasformativo alla base della creazione artistica. Le sculture sono disposte nelle due sale della galleria, che fungono da “palcoscenici” per i due atti evocati nel titolo.

Nella prima sala, denominata “Act One”, l’artista presenta le sue figure assemblate in loco attorno a tronchi di rame, creati durante una residenza in Inghilterra. Materiali organici, come i semi dei platani raccolti lungo il Lungotevere a Roma, sono stati bruciati e lavorati in Piazza del Catalone, lo spazio antistante la galleria. Questo processo unisce il tempo e lo spazio della creazione artistica con l’ambiente urbano e naturale, incorporando il genius loci della città.

Il Processo Creativo tra Oriente e Occidente

La seconda sala, “Act Two”, mette in scena i processi narrativi che fondono elementi del teatro elisabettiano con le pratiche tradizionali del kabuki giapponese. Qui si trovano anche i resti di fonderie improvvisate e la cenere derivante dalla carbonizzazione del materiale organico, tutti elementi che rimandano a un processo trasmutativo e alchemico alla base dell’atto creativo. La pratica artistica di Niwa si configura come un processo di transizione continuo, dove il corpo si unisce, richiamando l’unione teosofica del maschile e del femminile. L’artista ha raccontato che l’origine di questa serie risiede nell’esigenza di fondere due statuine di peltro raffiguranti un bambino e una bambina, un episodio che le ha rievocato la storia di Dafne.

Resilienza e Rinascita

A differenza della ninfa greca, le “Daphne” di Niwa non cercano di sfuggire a un destino avverso. La loro apparente fragilità cela una resilienza, una volontà di vivere pienamente. Le piccole sculture sono collocate in modo da disorientare lo spettatore, arrampicandosi sulle luci del soffitto o posizionate sul pavimento, invitando ad assumere nuove prospettive.

Le opere evocano sentimenti drammatici di perdita e disfacimento, riflettendo il principio che “nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”, pur riconoscendo che ogni trasformazione comporta una perdita. I semi di platano carbonizzati, ad esempio, simboleggiano la perdita dei testicoli di Umico Niwa durante la sua transizione, un evento che ha comportato l’impossibilità di avere figli e che è un tema ricorrente nella sua poetica. Tuttavia, la cenere che ricopre il pavimento della galleria non celebra un lutto, ma le possibilità di una rinascita. Le “Daphne”, descritte come “progenie dell’artista stessa”, incarnano il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo attraverso il continuo mutare, fiorire e sfiorire.

You may also like

Leave a Comment