“Serpenti” di Roberto De Paolis Maino: Un Femminicidio al Centro di un Paradosso Giudiziario

scritto da Redazione
Locandina del film Serpenti di Roberto De Paolis Maino alla Mostra di Venezia

Presentato all’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, “Serpenti” di Roberto De Paolis Maino, scritto con i fratelli D’Innocenzo, affronta il tema del femminicidio attraverso una narrazione che esplora il paradosso di un omicida che cerca di costituirsi senza trovare immediata condanna. Il film, che vede protagonisti Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto e Valeria Golino, si svolge quasi interamente all’interno di un commissariato nell’arco di una singola giornata, trasformando la vicenda in una metafora grottesca delle complessità sociali e giudiziarie.

La Confessione e il Paradosso

La trama di “Serpenti” prende avvio con Paolo Marra, interpretato da Leonardo Lidi, che si presenta in commissariato per confessare l’omicidio della moglie. Marra, dilaniato dai sensi di colpa, manifesta una chiara volontà di costituirsi e scontare la propria pena. Tuttavia, la sua ricerca di redenzione si scontra con una serie di circostanze inattese e personaggi che sembrano opporsi alla sua intenzione. Inizialmente, un poliziotto lo fa attendere in sala d’attesa, trattando l’ammissione di uxoricidio con apparente indifferenza. Marra, costernato, compila documenti da reo confesso, mentre lo spettatore osserva la situazione senza empatia per il carnefice. Il personaggio di Marra è descritto come malinconico e remissivo, lontano dall’immagine attesa di un omicida.

Successivamente, Marra incontra il poliziotto incaricato del caso, interpretato da Alessandro Borghi. Questo personaggio, un burocrate che non vuole perdere tempo, arriva a chiedere al reo confesso di procurare delle etichette per le chiavi della sua abitazione, al fine di identificare quella corretta per accedere alla scena del crimine. La moglie, vittima dell’omicidio, rimane un’entità non personificata, un elemento sullo sfondo della narrazione, privata della sua storia e usata per focalizzare l’attenzione sull’omicida.

Il Ribaltamento della Giustizia e le Figure Chiave

La situazione raggiunge un culmine kafkiano con l’intervento dell’avvocato d’ufficio, interpretato da Pietro Castellitto. Questo personaggio ribalta la prospettiva, giustificando l’azione dell’omicida e cercando di convincere Marra della sua innocenza. La conversazione tra i due avviene in un bar di periferia, utilizzato come sala riunioni dal commissariato, evidenziando come gli ambienti siano parte integrante della narrazione, grazie anche alla scenografia di Elisabetta Zanini. La figura dell’avvocato si fa portavoce di una retorica che minimizza il femminicidio, presentandolo quasi come non un reato di genere.

Un altro incontro significativo è quello di Marra con una cartomante, interpretata da Valeria Golino, all’interno del commissariato. La cartomante offre una riflessione sul senso di colpa e sulle cause scatenanti, suggerendo che un femminicidio “non conta nulla” e che sarebbe preferibile uccidere un uomo che ha causato sofferenza. Questo inserisce nella storia una critica alla società, alla sua rabbia e alla sua incapacità di riconoscere, prevenire o espiare il male, portando a una riflessione sul “suicidio di genere” attraverso l’estirpazione del femminile.

Struttura Narrativa e Riflessione Sociale

Roberto De Paolis Maino e i fratelli D’Innocenzo hanno costruito “Serpenti” con una narrazione che si discosta dalla linearità, procedendo per accumulo, deviazioni e slittamenti di senso. I personaggi non si limitano a popolare il racconto, ma diventano figure concettuali e nuclei tematici, trasformando la vicenda in una più ampia interrogazione filosofica, sociale ed esistenziale. I protagonisti sono intenzionalmente respingenti, il contesto è distaccato e i dialoghi sono intessuti di trappole linguistiche, etiche e morali. Il film si propone come uno specchio che riflette le atrocità e le complessità che la società tende a evitare, generando una sensazione di disagio.

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