L’artista Marco Palmieri ha presentato a Palazzo Te l’intervento intitolato “Cinque Quinte”, un progetto che rilegge l’architettura di Giulio Romano attraverso la lente della contemporaneità. L’opera di Palmieri si concentra sul Cortile d’Onore del palazzo mantovano, trasformandolo in un sistema di quinte, piani e volumi che evocano i principi di contaminazione, libertà compositiva e teatralità intrinseci all’edificio originario.
Attraverso la costruzione di piccoli modelli dipinti ad acquerello, Palmieri ha elaborato cinque differenti configurazioni spaziali, successivamente immortalate tramite fotografia. Questo processo ha permesso di creare un’architettura in scala, definendo proporzioni e introducendo forme geometriche colorate. Le composizioni risultanti attraversano la prospettiva centrale del Cortile d’Onore, generando presenze volumetriche che sembrano appartenere sia al mondo del modello che a quello dell’architettura reale. L’artista ha lavorato sull’equilibrio tra pieni e vuoti, misurando distanze e costruendo rapporti prospettici, un esercizio che richiama la pratica dell’architetto.
L’intervento di Marco Palmieri e le radici nell’architettura
I moduli colorati che caratterizzano le immagini di Palmieri possiedono un’autonomia formale, ma sono al contempo profondamente radicati nella struttura di Palazzo Te. Essi riprendono proporzioni, intervalli e scansioni presenti nell’architettura manierista del Cortile d’Onore. Un’analisi attenta rivela come queste forme nascano dalle misure specifiche del palazzo: dalle larghezze dei colonnati alle aperture, dai fregi alle partizioni ripetute dei prospetti interni, fino alle relazioni dimensionali che l’architettura stabilisce tra pianta e alzato. Palmieri estrae questi elementi, li astrae e li ricompone, trasformandoli in moduli volumetrici che si inseriscono nello spazio con una logica che è sia rigorosa che ludica.
Il progetto “Cinque Quinte” si configura come un dialogo tra due approcci alla progettazione spaziale, distanti cinque secoli ma uniti da una concezione dell’architettura come costruzione di un’esperienza. Palmieri si confronta con Giulio Romano utilizzando il modello, la geometria e la fotografia, ricomponendo i moduli dell’edificio in nuove configurazioni.
Il Cortile d’Onore come scena
Il risultato dell’intervento di Palmieri riconduce il Cortile d’Onore a una dimensione che appartiene alla sua origine: quella di un luogo destinato alla rappresentazione, alla meraviglia e alla partecipazione dello spettatore. Le forme create dall’artista occupano la scena come elementi di una scenografia in attesa di interpreti, riportando l’architettura verso la vitalità del suo utilizzo originario. In passato, Palazzo Te era concepito come un organismo complesso dove spazio, pittura, scultura, architettura e spettacolo convergevano nella creazione di un’unica esperienza.
Stefano Baia Curioni, direttore della Fondazione Palazzo Te, ha sottolineato la capacità del complesso mantovano di interrogare il presente attraverso la sua relazione con la trasformazione e l’artificio. Baia Curioni ha affermato che «Palazzo Te è un teatro dell’Antico che sfonda nel Moderno» e che «Il Te è stato teatro di corte, ma oggi ospita noi, cittadini di varia umanità». Le immagini di Palmieri sembrano partire proprio da questa condizione, invitando lo spettatore a non essere solo un osservatore dell’architettura, ma un potenziale abitante della scena.
Promossa dalla Fondazione Palazzo Te, l’iniziativa “Cinque Quinte” è stata realizzata con il supporto di Molino Pasini SPA Società Benefit, Antonia Jannone Disegni di Architettura e Paola Sosio Contemporary Art Gallery. Il progetto riafferma la vocazione del Cortile d’Onore come teatro all’aperto, capace di generare meraviglia e di trasformare chi lo attraversa in parte integrante della scena.
