Giovanni Kronenberg: L’Arte Intuitiva e il Mistero degli Oggetti alla z2o Gallery di Roma

scritto da Redazione
Installation view della mostra di Giovanni Kronenberg alla z2o Sara Zanin di Roma, 2026.

La galleria z2o di Roma ospita la quarta mostra personale di Giovanni Kronenberg, artista nato nel 1974 e residente a Milano. Questa esposizione segna dieci anni di collaborazione tra Kronenberg e Sara Zanin, presentando sculture e disegni che, pur nella loro diversità, condividono un linguaggio comune. Le opere si manifestano come “enigmi visivi” e “apparizioni” cariche di drammaticità, attivando lo spazio espositivo in una “polifonia armoniosa”. La mostra è visitabile fino al 31 ottobre 2026.

Il Metodo dell’Arte di Rivelazione

Il processo creativo di Giovanni Kronenberg è profondamente intuitivo, definito dall’artista stesso come “Arte di rivelazione”. Egli sottolinea che non è un’arte che si può produrre razionalmente o “a tavolino”, ma piuttosto un processo che può essere educato e indottrinato. La genesi delle sue opere parte dall’acquisizione di oggetti da antiquari e rigattieri, scelti in base alla sua sensibilità. Questi elementi vengono poi lasciati sedimentare nel suo studio o a casa, talvolta per anni, prima di essere utilizzati.

Il momento in cui un oggetto viene scelto per un’opera è dettato da una necessità che emerge spontaneamente. Kronenberg accosta l’elemento selezionato ad altri con “diverse sapidità”, creando quelli che definisce “prototipi”. Queste opere, nella loro fase iniziale, sono considerate “in nuce”, poiché la loro piena funzionalità e la capacità di instaurare una “dinamica osmotica” tra gli elementi si rivelano solo nel contesto espositivo. La storia sociale e la memoria degli oggetti sono considerate importanti, ma non fondamentali; per Kronenberg, la forma e il rapporto tra forme e materiali hanno la priorità sul contenuto. Il contenuto, tuttavia, arricchisce la polisemia dell’opera con la sua valenza sociale.

Forma, Contenuto e Drammaticità

La componente drammatica nelle opere di Kronenberg, spesso descritta come ottenuta attraverso interventi minimi, non ha un’unica origine. L’artista ritiene che l’arte tratti principalmente di “due cose: la vita e la morte”. Per questo, cerca di orientare le sue opere verso un mistero intrinseco, preservandone l’ambiguità e la polisemia. Questo permette alle opere di comunicare significati diversi a persone diverse. Kronenberg si dichiara fautore di un’arte intrisa di drammaticità che nasce spontaneamente in ogni creazione, prediligendo un’arte spirituale che mantenga un “mistero originale”, in contrasto con il “dilagante decorativismo”.

Le opere di Kronenberg sono volutamente prive di titolo. Questa scelta mira a ricreare un ambiente che l’artista definisce “sacro”, legandosi a un’idea di spiritualità intesa come silenzio. Egli cita Claudio Parmiggiani, affermando che “silenzio vuol dire pensiero”. L’artista è convinto che l’arte si realizzi nell’occhio dello spettatore e che le opere di qualità non debbano essere didascalizzate o controllate, ma debbano rimanere libere da interpretazioni. Questa libertà si riflette anche nelle diverse reazioni che il pubblico può avere, dalle “banalità sconcertanti” di critici stimati a “osservazioni appropriate e profonde” da parte di persone estranee al linguaggio dell’arte contemporanea.

Disegno, Scultura e Sperimentazione

Nella ricerca di Kronenberg, disegno e scultura sono modalità espressive indipendenti e parallele. Entrambe sono concepite come “apparizioni” che, pur non avendo inizialmente densità o contenuto, prendono forma e vengono poi poste in dialogo per osservarne le reazioni. L’elemento del mistero è sempre preservato in ogni opera.

La sperimentazione è una priorità costante per l’artista. Egli continua a esplorare “angoli, zone, forme e materiali” mai utilizzati prima, considerando l’inaspettato come fondamentale. I suoi “prototipi” sottolineano proprio questa natura sperimentale del suo lavoro. L’approccio di Kronenberg all’arte è rimasto coerente nel corso degli anni, nonostante la difficoltà di mantenere tale coerenza. Egli stima gli artisti che riescono a trovare il proprio linguaggio, pur riconoscendo che l’arte è un lavoro di mimesi in cui è necessario osservare gli altri. Ha frequentato il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti a Milano, studiando con Alberto Garutti, e si interessa a un’arte a sfondo minimalista.

L’ultima nota di sperimentazione introdotta da Kronenberg riguarda il disegno. Dopo vent’anni di disegni in bianco e nero, circa dieci anni fa ha iniziato a inserire il colore e fondi con foglie metalliche come rame, palladio, oro e argento. Questi elementi, a suo parere, tendono a isolare e far “galleggiare ancora di più le immagini”. Sebbene sia difficile che una forma si ripeta, data la natura della sua pratica che si nutre di oggetti sempre diversi, le sculture con le spugne sono un’eccezione, essendo state declinate in più esemplari. Il “fil rouge” che unisce tutte le sue opere è la “grammatica combinatoria tra oggetti apparentemente inconciliabili tra loro”, con l’obiettivo di sviluppare le sculture nello spazio, occupandone tutte le dimensioni e offrendo molteplici angolazioni di osservazione.

L’esposizione di Giovanni Kronenberg alla z2o gallery di Roma offre un’opportunità per confrontarsi con un’arte che invita alla riflessione personale e alla scoperta del mistero intrinseco negli oggetti e nelle loro combinazioni.

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