L’Ottava Edizione di Edit Napoli: Dove il Design Prende Forma
L’ottava edizione di Edit Napoli, tenutasi nel 2026, ha proposto una selezione di design d’autore, focalizzandosi sui processi creativi e non solo sulle forme. L’evento ha animato diversi luoghi di Napoli, tra cui un ex convento ai piedi del Vomero e il quartiere di Chiaia, offrendo un panorama di prodotti, mostre e installazioni. Il tema di quest’anno, “Where Design Shapes”, ha guidato la ricerca di progetti che esplorassero la genesi e l’evoluzione del design.
Tra le esperienze più significative, l’installazione “Lancia Gamma — DRIVEN BY LIGHT, SHAPED BY MOTION”, progettata dallo studio milanese DWA (Frederik De Wachter e Alberto Artesani) a La Santissima, ha reinterpretato un’automobile in un contesto astratto. Elementi distintivi del veicolo, come fari e alette aerodinamiche, sono stati trasformati in sculture e oggetti funzionali, creando un dialogo tra il mondo automobilistico e la cultura del design. Un divano ispirato agli interni dell’auto invitava i visitatori a un’esperienza immersiva, con giochi di riflessi e dinamiche visive generate da vetro, metallo e tessuti in un ambiente controllato.
Riconoscimenti e Nuove Prospettive Materiche
La sezione Main della fiera ha premiato la collezione “Fade” di vasi e tavolini in alabastro, disegnata da Zaven (Enrica Cavarzan e Marco Zavagno) per Artieri 1895. Il progetto ha messo in risalto il giunto tra le lastre di alabastro, evidenziandolo con una velatura di colore verde che si fonde con il materiale traslucido. Il vaso L di questa serie è stato riconosciuto per la sua originalità nel reinterpretare la tradizione artigianale dell’alabastro.
Una menzione speciale della giuria è stata assegnata a “Erosión”, una collezione di cementine frutto della collaborazione tra l’azienda italiana Grandinetti e il laboratorio di design di prodotto del Master in Innovazione e Gestione del Design dell’ISAD di Chihuahua, curata da Alessandro Gorla e Gianmarco Guarascio. Ispirata all’erosione del deserto messicano, la collezione utilizza una tecnica innovativa di sabbiature e interventi artigianali per creare texture irregolari, valorizzando l’imperfezione come elemento di fascino.
Il premio per il miglior inedito nella sezione Seminario, dedicata agli under 30, è andato a Dunae, il marchio del designer Vittorino Pannozzo. La sua collezione di oggetti in metallo, che include vasi, centrotavola e portatovaglioli, trae ispirazione dalle architetture di Sabaudia, come il Palazzo delle Poste di Angiolo Mazzoni e le torri piezometriche. Questi oggetti possono essere capovolti per assumere nuove funzioni, portando gli stilemi razionalisti della città laziale sulla tavola.
Artigianato, Ricerca e Collaborazioni
Tra le proposte che esplorano l’artigianato e la ricerca materica, James Hillman, artista britannico residente a Isola del Liri, ha presentato le maniglie in bronzo del marchio Fissi. Queste piccole sculture riproducono elementi naturali come fragole, limoni, melograni, mani e becchi di papera, unendo la raffinatezza dell’Art Déco alla quotidianità. Giorgio Bena, designer torinese, ha introdotto la collezione “Decode”, che segna l’ingresso del legno nel suo vocabolario progettuale, dopo aver lavorato prevalentemente con leghe metalliche. “Decode” esplora l’equilibrio di contrasti tra rigidità e smussatura, tattilità e precisione, in una serie di coffee table e mobili per la televisione.
La collezione “Rilievo” di MA by Gagno Officina Fabbrile, firmata da Giorgia Mason e Margherita Bergamo, si basa sulla riflessione che il vuoto sia una materia invisibile. Gli elementi della collezione, realizzati in alluminio spazzolato e rame brunito, lavorano per sottrazione e giustapposizione, ispirandosi al paesaggio delle Dolomiti Bellunesi. I quattro prodotti – Accogliere, Sostenere, Condividere e Custodire – esplorano diverse modalità di vivere lo spazio.
Nelle “Camere con Vista”, Parallelismi, la piattaforma di Fabrizia Frezza e Alessandra Coccia, ha proposto un allestimento ispirato agli Anni Settanta, con un gioco di colori (rosso, azzurro e bianco) e linee rette e curve. Lucas Muñoz, in collaborazione con Joan Vellvé (ex-debris) e Corradino Garofalo, ha presentato “Cork Coated Found Wood”, una collezione di arredi ready-made realizzati con legno di recupero e una tecnica innovativa di spruzzatura del sughero. Questi pezzi, ottenuti da scarti di cantiere e rifiuti, mantengono visibili i segni del legno recuperato, ammorbiditi dalla texture del sughero.
I Cult: Dialoghi e Prospettive Internazionali
I “Cult”, approfondimenti tematici legati alla fiera, hanno offerto ulteriori spunti. “Il desco di Margherita Rui” nella Chiesa di Santa Caterina, intitolato “Common Ground”, ha creato un dialogo tra diverse manifatture italiane di eccellenza. La tavola, costruita con listelli di cotto nero di Fornace Brioni e imbandita con prodotti di Fortuny e Imolarte, interagiva con il contesto storico, con tovagliette e runner che riprendevano le marezzature dei marmi e piatti che assecondavano il profilo dell’altare.
A Palazzo Cellammare, la collettiva “Light on Spain” ha riunito sei designer spagnoli contemporanei – Tomás Alía, Álvaro Catalán de Ocón, Curro Claret, Mayice Studio, Lucas Muñoz Muñoz e Jorge Penadés – attorno al tema della luce. L’installazione, curata con il supporto di PICE Program di Acción Cultural Española (AC/E), ha messo in relazione gli oggetti esposti con gli interni affrescati del palazzo, creando un’armonia tra elementi storici e contemporanei, in un allestimento che simulava un work in progress con impalcature a vista.
