L’Opéra Garnier di Parigi, inaugurata nel gennaio 1875, è un simbolo architettonico che continua a suscitare interesse non solo per la sua maestosità, ma anche per una questione artistica che anima il dibattito culturale da oltre sessant’anni: la coesistenza di due soffitti d’autore. Sotto la celebre decorazione di Marc Chagall, installata nel 1964, si trova infatti l’opera originale di Jules-Eugène Lenepveu, realizzata tra il 1869 e il 1871. Questa sovrapposizione è tornata al centro dell’attenzione grazie all’iniziativa di Arnaud Carayon, discendente di Lenepveu e presidente della Société des Amis de Lenepveu, che ha chiesto al presidente Emmanuel Macron di rendere nuovamente fruibile l’opera del suo antenato.
Il Soffitto Originale di Jules-Eugène Lenepveu
Il progetto dell’Opéra Garnier, ideato da Charles Garnier, ebbe inizio nel 1861 a seguito di un concorso indetto da Napoleone III. Per il soffitto della sala, Garnier si rivolse a Jules-Eugène Lenepveu, un pittore francese già affermato, noto per i suoi dipinti storici e futuro direttore dell’Académie de France à Rome. Tra il 1869 e il 1871, Lenepveu realizzò direttamente sulle lastre di rame della cupola l’opera intitolata Les Muses et les Heures du Jour et de la Nuit. Questa composizione allegorica si inseriva nella tradizione decorativa del teatro ottocentesco, con un repertorio classico e figure allegoriche pensate per dialogare con l’architettura e le altre decorazioni dell’edificio.
La Commissione di Marc Chagall e le Reazioni
La storia del secondo soffitto inizia nel 1960, quando André Malraux, allora ministro della Cultura sotto il governo di Charles de Gaulle, assistette a uno spettacolo di Daphnis et Chloé di Maurice Ravel all’Opéra, con scene e costumi di Marc Chagall. Durante quella serata, Malraux commissionò a Chagall un nuovo soffitto per il teatro, con l’intento di introdurre un intervento contemporaneo in un monumento rappresentativo della tradizione francese, rompendo la continuità estetica ottocentesca. Chagall, artista di origine russa naturalizzato francese, era considerato adatto a portare un linguaggio lontano dalla pittura accademica di Lenepveu, avendo già lavorato per il teatro e il balletto.
La scelta di Malraux generò reazioni contrastanti, tra entusiasmo e sconcerto. Il figlio di Chagall dichiarò che il padre aveva insistito affinché il soffitto fosse rimovibile, per preservare l’opera di Lenepveu. Critici e istituzioni, come il Royal Institute of British Architects, espressero disapprovazione per l’interruzione dell’armonia estetica dell’edificio, sottolineando la necessità di preservarla.
Un Dibattito Sessantennale
Chagall, all’età di settantadue anni, rinunciò al compenso per l’incarico e, con l’aiuto di tre assistenti, realizzò l’opera su 24 tele. Queste furono successivamente applicate a una struttura leggera in materiale plastico e installate sopra il soffitto originale. Il 23 settembre 1964, venne inaugurata la composizione di circa 200-220 metri quadrati, che include riferimenti a quattordici compositori, tra cui Mozart, Wagner, Mussorgskij, Berlioz, Rameau, Debussy, Ravel, Stravinskij, Tchaikovsky, Verdi, Beethoven e Gluck. Inizialmente, il nuovo soffitto fu accolto positivamente dalla stampa e divenne un’immagine riconoscibile dell’edificio.
Tuttavia, le critiche non si sono mai spente del tutto. Negli anni Novanta, durante i lavori di restauro dell’Opéra, alcuni sostenitori di Lenepveu chiesero la rimozione del soffitto di Chagall, citando la Carta di Venezia del 1964. Maryvonne de Saint-Pulgent, allora responsabile del patrimonio, ricevette diverse richieste in tal senso, ma il documento non aveva carattere vincolante e non impose la rimozione. Oggi, Arnaud Carayon propone di alternare la visibilità dei due soffitti, ad esempio con una rotazione decennale, per permettere a entrambi di essere fruiti. Alexander Neef, direttore dell’Opéra di Parigi, ha osservato in una conversazione con Le Monde a metà luglio che il dibattito sul soffitto di Chagall dura da oltre sessant’anni.
