Il Musée du Pays Châtillonnais, situato a Châtillon-sur-Seine nel dipartimento della Côte-d’Or, in Borgogna, è stato colpito da un furto il 24 luglio, intorno a mezzogiorno. Due individui hanno sottratto il collare in oro attribuito alla Principessa di Vix, un reperto datato al V secolo a.C. e considerato un capolavoro dell’oreficeria celtica europea, nonché uno dei simboli del museo.
Secondo le prime ricostruzioni delle autorità francesi, i responsabili si sono introdotti nell’edificio comportandosi come normali visitatori. Una volta raggiunta la vetrina che ospitava il gioiello, sono riusciti ad aprirla e a impossessarsi del collare, allontanandosi rapidamente dall’edificio. L’azione è avvenuta in presenza di altri turisti e nonostante la presenza di telecamere e un sistema di sicurezza recentemente rafforzato. Il personale del museo ha lanciato l’allarme, ma all’arrivo delle forze dell’ordine i ladri avevano già fatto perdere le proprie tracce. Le indagini, coordinate dalla gendarmeria francese, sono in corso, con l’analisi delle immagini di videosorveglianza e la raccolta delle testimonianze.
Il valore del reperto e le dinamiche del furto
Il collare, a forma di mezzaluna, pesa 480 grammi d’oro a 24 carati ed è decorato con zampe di leone che sorreggono sfere e Pegaso in filigrana. Il suo valore economico è stimato in decine di milioni di euro, ma il suo significato storico e culturale lo rende pressoché insostituibile. Il timore principale è che l’artefatto possa essere fuso per rivendere l’oro. Il sindaco di Châtillon-sur-Seine, Jérémie Brigand, ha sottolineato l’organizzazione, la rapidità e la determinazione degli autori, che hanno agito a volto scoperto e con una logistica professionale.
Il collare faceva parte del corredo funerario della cosiddetta Principessa di Vix, una figura dell’élite celtica dell’età del Ferro. La sua sepoltura, scoperta nel gennaio del 1953 nei pressi del villaggio di Vix, in Borgogna, è stata una delle più importanti scoperte archeologiche europee del Novecento. La donna, probabilmente morta intorno ai trent’anni e sepolta tra il 470 e il 460 a.C., era stata deposta su un carro cerimoniale con un ricco corredo, che includeva anche un cratere in bronzo di produzione greca, alto oltre un metro e mezzo, considerato il più grande vaso metallico antico giunto fino a noi. Il collare testimoniava gli scambi commerciali e culturali tra le comunità celtiche e il mondo greco ed etrusco nel V secolo a.C.
Precedenti e la vulnerabilità dei musei francesi
Questo furto segue due tentativi precedenti, avvenuti di notte, che non avevano avuto successo. Il primo nel novembre 2025 e il secondo a metà luglio 2026, quest’ultimo con la rottura di una finestra. Negli ultimi due anni, erano stati investiti circa 150mila euro per migliorare la sicurezza del sito, con l’installazione di telecamere e porte blindate, misure che si sono rivelate insufficienti.
L’episodio si inserisce in un periodo difficile per i musei francesi, segnato da una serie di furti di rilievo. Tra questi, si ricordano:
- Il furto di ottobre nella Galleria di Apollo del Louvre.
- La sottrazione di 2000 monete ottocentesche d’oro e d’argento dal museo dedicato a Denis Diderot a Landres, tra il 19 e il 20 ottobre 2025.
- Il furto di gioielli dal Musée Lalique di Wingen-sur-Moder, in Alsazia, all’inizio di luglio. In questo caso, il sindaco Christian Dorschner ha segnalato una presunta negligenza della società di sicurezza.
- La sparizione di tre ceramiche cinesi (due piatti della dinastia Yuan e un vaso della dinastia Qing) dal Museo Nazionale Adrien Dubouché a Limoges lo scorso settembre, con un valore stimato tra i 6 e i 9 milioni di euro.
- L’irruzione al Museo di Storia Naturale di Parigi, sempre lo scorso settembre, con il furto di rari esemplari di oro nativo e quarzo dal valore di 700mila euro.
A seguito di questi eventi, la ministra della Cultura Catherine Pégard ha annunciato un nuovo piano per rafforzare la sicurezza degli istituti museali, anticipandone la presentazione al 27 luglio. Le autorità francesi hanno lanciato un appello per qualsiasi informazione utile al recupero del collare, nella speranza che un oggetto così riconoscibile non venga immesso nei circuiti del traffico illecito di beni archeologici.
