La giustizia ha pronunciato una sentenza definitiva nella complessa vicenda del “finto anfiteatro berico” di Arcugnano, un centro della provincia di Vicenza con quasi ottomila abitanti, le cui prime menzioni documentate risalgono al Basso Medioevo. Franco Malosso, noto anche come “Frank Von Rosenfranz”, è stato condannato a due anni e quattro mesi di reclusione per abuso edilizio e contraffazione di opere d’arte. Questa condanna conclude un lungo iter giudiziario, durato circa un decennio, che ha svelato i dettagli di una costruzione abusiva presentata al pubblico come un sito archeologico di epoca pre-romana.
La Creazione del Falso Sito Archeologico
Il progetto di Malosso prese forma in Via Giardini ad Arcugnano, dove fu avviato un cantiere abusivo di notevoli dimensioni. Per realizzare la sua visione, Malosso procedette allo sbancamento di una collina, un’azione che in seguito si sarebbe rivelata un’aggravante a causa del vincolo paesaggistico che gravava sull’area. L’obiettivo era la costruzione di un teatro, non un anfiteatro, con una capacità di circa mille posti. L’intera area, estesa per circa cinquemila metri quadrati, fu meticolosamente allestita per simulare un’antica scoperta.
Le gradinate furono realizzate con blocchi di pietra moderna, sovrapposti o stuccati e poi trattati per conferire loro un aspetto invecchiato, ingannando l’occhio dei visitatori. Per arricchire ulteriormente l’illusione di un sito di rilevanza storica, furono aggiunte statue in gesso, colonne in cemento e persino un laghetto artificiale, tutti elementi destinati a creare l’illusione di un luogo con “reperti storici che andavano dal Neolitico all’epoca greca e romana”. Questo finto sito archeologico era accessibile al pubblico dietro il pagamento di un biglietto d’ingresso di quaranta euro, una somma considerevole per ammirare quella che veniva descritta come una “straordinaria scoperta”. Durante la fase di costruzione, emersero anche problematiche relative alla sicurezza sul lavoro, con molte persone impiegate in modo irregolare, come documentato negli atti del 2019.
Le Indagini, la Condanna e le Conseguenze
Le prime verifiche sull’area da parte dei Carabinieri, coordinate dalla Procura di Vicenza, risalgono al 2016. L’indagine rivelò rapidamente che la struttura non era affatto antica, ma una costruzione recente, assemblata con blocchi di pietra moderna invecchiati artificialmente. La truffa fu sventata pochi mesi dopo l’apertura del sito, con l’immediata apposizione dei sigilli che ne impedirono l’ulteriore accesso al pubblico. Oltre all’abuso edilizio e alla contraffazione, la posizione di Malosso fu aggravata dal disboscamento della collina, un’azione non autorizzata su un’area sottoposta a vincolo paesaggistico.
Il percorso giudiziario ha visto diverse tappe. Già nel 2019, il tribunale di Vicenza aveva condannato Malosso a risarcire il Comune di Arcugnano per un importo di cinquecentosessantamila euro. Nello stesso anno, fu emessa un’ordinanza di demolizione da parte del Comune, con l’obiettivo di ripristinare la collina allo stato precedente lo sbancamento. La Cassazione si era pronunciata in via definitiva contro Malosso cinque anni prima della recente condanna. La richiesta di messa alla prova presentata da Malosso è stata respinta, portando all’esecuzione della pena detentiva.
L’Eredità del Finto Anfiteatro
Nonostante le sentenze e le ordinanze di demolizione, il “finto anfiteatro” di Arcugnano è ancora presente e visibile in alcune piattaforme digitali. Su Google Maps, ad esempio, è tuttora mappato, sebbene classificato come “parco divertimenti a tema” e indicato come chiuso definitivamente. Questa persistenza digitale, unita ai commenti di alcuni utenti che lo descrivono come “un posto incantato” e ricco di storia, evidenzia la portata dell’inganno e la sua duratura impronta, nonostante la verità sia stata accertata e il responsabile condannato. La vicenda rimane un esempio di come la contraffazione possa tentare di alterare la percezione della storia e del patrimonio culturale.
