Il Museo Madre di Napoli ospita la retrospettiva “Maria Lai. Essere è tessere”, inaugurata lo scorso 25 giugno. L’esposizione si propone come un’analisi approfondita del lavoro dell’artista sarda, curata da Mónica Amor e Carlos Basualdo, con la collaborazione dell’Archivio e della Fondazione Maria Lai e l’assistenza curatoriale di Giulia Brandinelli. Il percorso espositivo, accompagnato da un catalogo non ancora pubblicato, intende offrire uno sguardo rigoroso sulla rilevanza di momenti specifici nella produzione di Maria Lai e il loro impatto nella storia dell’arte.
Un percorso tra cronologia e tematiche
La mostra adotta un approccio che i curatori definiscono “al tempo stesso cronologico e tematico”. Questa scelta mira a evidenziare la costante sperimentazione di Lai con tecniche come l’assemblage, il tessile, la cucitura, il collage e l’oralità. Contemporaneamente, il lavoro dell’artista viene inserito in dibattiti più ampi riguardanti l’astrazione, la materialità, il femminismo e la crisi dell’oggetto artistico nell’Italia del dopoguerra. Questo approccio si distingue da quello della retrospettiva del 2019 al MAXXI, che aveva privilegiato un percorso tematico.
L’allestimento accoglie i visitatori con la riattivazione dell’opera tripartita Mare Muro, per Ille (1984). In questo ambiente, è diffuso un estratto audio del concerto Chantar della soprano olandese Hilegonda Brinkman, nota come Ille Strazza. L’audio proviene dall’interpretazione sonora de Il canto dei sassi, una partitura creata da Maria Lai per l’amica Ille. L’installazione include una grande Geografia, una delle tele cucite dell’artista che richiamano le cartografie, sospesa per permettere la visione di entrambi i lati. È presente anche lo spartito cucito de Il canto dei sassi, esposto su un leggio, che fu utilizzato durante la performance originale del 1984 al Teatro Due di Roma e nelle successive riattivazioni. Questo spartito presenta pentagrammi irregolari di filo e parole abbozzate, alcune in sardo, altre in italiano.
Dialogo con il pubblico e il contesto sardo
La mostra dedica attenzione alla fruizione da parte di un pubblico eterogeneo, inclusi coloro senza una preparazione artistica specifica. Ne è un esempio la “stanza dei giochi”, un’area didattica dove sono riattivate le opere Il volo del gioco dell’oca e I luoghi dell’arte a portata di mano. Questi dispositivi ludico-didattici, elaborati da Lai e pubblicati in serie per la prima volta nel 2002, sono accompagnati da istruzioni chiare che consentono ai visitatori di interagire direttamente con le opere, sperimentando la poetica dell’artista.
Verso la conclusione del percorso, le sale dedicate alle Fiabe e ai lavori concepiti per Ulassai, paese natale di Lai, e per la Sardegna, evidenziano l’attenzione della curatela al contesto di riferimento. Informazioni, documenti e pubblicazioni arricchiscono la lettura delle opere. Il contesto culturale sardo, con cui Lai ha dialogato intensamente, è rappresentato da riferimenti a opere letterarie come Miele Amaro di Salvatore Cambosu e Un pezzo di luna di Giuseppe Dessì, contestualizzate in relazione alla fiaba cucita Il dio distratto.
Questioni di attribuzione e rigore espositivo
Nonostante il rigore generale dell’esposizione, sono state rilevate alcune imprecisioni nelle attribuzioni. In una parete antistante la prima stanza informativa, un pannello mostra una gigantografia di Maria Lai nel suo studio a Cagliari negli anni Cinquanta, ma la didascalia non indica il nome del fotografo. Analogamente, nella sala dedicata a Legarsi alla Montagna, le didascalie delle sedici stampe fotografiche installate non menzionano Piero Berengo Gardin come autore, sebbene i curatori lo abbiano citato nel pannello informativo della sala. Le immagini hanno subito interventi minimi da parte di Lai, ma l’assenza del nome del fotografo nelle didascalie è stata notata.
La mostra “Maria Lai. Essere è tessere” offre una ricerca di valore, ripercorrendo il consolidarsi della maturità artistica di Lai con precisione storico-critica e attenzione al contesto culturale. L’esposizione è visitabile fino al 21 settembre.
