Il valore del contatto in ‘Due’: la mostra fotografica di Riccardo Scibetta a Milano

scritto da Redazione
Un'opera della serie 'Due' di Riccardo Scibetta, che mostra mani intrecciate da una cartolina d'epoca rielaborata.

Il gesto di tenersi per mano, simbolo universale di affetto, cura, fiducia e presenza, sembra acquisire una nuova risonanza nell’era della comunicazione digitale, dove il contatto fisico rischia di perdere il suo significato. Da questa riflessione prende forma Due, la serie fotografica di Riccardo Scibetta (Palermo, 1971), attualmente in mostra a Milano presso la Alessia Paladini Gallery fino al 24 luglio 2026.

L’esposizione invita il pubblico a una riflessione sulla fragilità delle relazioni nella società contemporanea e sull’importanza di una vicinanza autentica, restituendo attualità a un linguaggio universale fatto di contatto, fiducia e umanità.

La ricerca artistica e il processo creativo

L’ispirazione per Due nasce da un’immagine ritrovata in un vecchio album di famiglia, raffigurante mani intrecciate, un legame che resiste al tempo. Riccardo Scibetta, con un approccio che ricorda quello di un archeologo contemporaneo, ha intrapreso una ricerca metodica in mercatini e negozi antiquari. Ha selezionato centinaia di cartoline d’epoca, stampe, dagherrotipi e diapositive, tutte accomunate dalla rappresentazione di un contatto tra mani.

Le immagini ritrovate vengono sottoposte a un processo di restauro, ricolorazione e intervento per sottrazione, attraverso il quale Scibetta costruisce una costellazione di ritratti. Questi ritratti includono coppie, fratelli, amici, anziani, sposi, bambini e animali, uniti dal dettaglio delle mani che si toccano. Questo elemento sensoriale diventa il punctum della composizione, rendendo lo sguardo dell’osservatore tattile e invitandolo a percepire l’energia invisibile che lega i soggetti.

Oltre la dimensione nostalgica: il valore del contatto

La serie Due va oltre la semplice dimensione nostalgica delle immagini d’epoca. L’artista utilizza queste fotografie come punto di partenza per amplificare un cortocircuito emotivo e visivo, trasformando un gesto quotidiano in un simbolo di connessione emotiva e un rifugio dall’incertezza. L’allestimento della mostra, curato nei dettagli, include cornici che sono esse stesse frutto di una ricerca raffinata, contribuendo a valorizzare il messaggio dell’opera.

Attraverso la rielaborazione di queste immagini, Scibetta propone una riflessione sul valore del contatto fisico in un’epoca dominata dalla comunicazione digitale, sottolineando come un gesto semplice possa veicolare significati profondi di affetto, cura e fiducia, elementi essenziali per le relazioni umane.

Il percorso artistico e professionale di Riccardo Scibetta

Riccardo Scibetta, nato a Palermo nel 1971, ha una formazione da architetto, avendo conseguito la laurea nel 1999. Dopo la laurea, ha lavorato per due anni nella progettazione e realizzazione di arredamenti d’interni, ha partecipato a estemporanee di pittura e si è occupato di grafica. Dal 2000, Scibetta si dedica alla fotografia, adottando fin da subito un approccio libero e anticonvenzionale e collaborando con riviste specializzate.

Nel corso della sua carriera, ha ottenuto diversi riconoscimenti: nel 2001 ha vinto il festival foto di Savignano sul Rubicone; dal 2003 al 2005 ha fatto parte dell’agenzia fotografica Grazia Neri; nel 2003 ha ricevuto una menzione speciale al concorso talento fotografico FNAC per il lavoro Sicilia ritrovata; e nel 2005 ha vinto il concorso Yann Geffroy con il progetto Ouragan.

Nel 2011, Scibetta ha fondato e diretto fino al 2021 il progetto MYOP – Make Your Own Path, un’iniziativa volta a esplorare il mondo del design, connettendo il lavoro di artigiani, artisti e imprese siciliane con realtà significative del settore come il Salone del Mobile o 1stDibs. La sua produzione artistica si distingue per potenza visiva e immaginativa, capacità di costruire visioni e narrare storie attraverso l’immagine.

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