A otto anni dal crollo del Ponte Morandi, il Palazzo Ducale di Genova ospita la mostra fotografica “Ponte Morandi: deconstructions” di Gigi Cifali. L’esposizione, visitabile fino al 30 agosto 2026 nella Sala Ducale Spazio Aperto, propone una riflessione sul rapporto tra fotografia, memoria collettiva e responsabilità pubblica. Curata da Gianluigi Ricuperati, con un testo critico di Riccardo Venturi, la mostra si inserisce in un dialogo con il Memoriale 14 agosto 2018 e il Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi. L’inaugurazione avviene poche settimane dopo la sentenza di primo grado del processo relativo al disastro, emessa il 16 luglio 2026, che ha visto 32 condanne.
Le Scomposizioni di Gigi Cifali
Il progetto fotografico di Gigi Cifali prende avvio da un luogo solitamente non accessibile al pubblico: l’hangar dove, dal 2020, sono stati custoditi i frammenti del viadotto crollato il 14 agosto 2018. Questi blocchi di cemento armato, attraversati dalle armature in acciaio e protetti da teli trasparenti, sono stati conservati come prove nell’ambito del procedimento giudiziario. Il crollo del ponte causò la morte di 43 persone, il ferimento di 11 e lo sfollamento di oltre 560 individui. Le sette fotografie della serie “Scomposizioni” di Cifali interrogano la permanenza simbolica di queste macerie. I giganteschi frammenti appaiono sospesi in una dimensione quasi irreale, con l’involucro plastico che ne attenua la materialità, conferendo loro un carattere spettrale. Da reperti processuali, essi si trasformano in presenze che interrogano il presente.
Dalla Prova all’Immagine: Memoria e Responsabilità
La mostra esplora lo slittamento concettuale che trasforma i reperti da elementi probatori a immagini capaci di riattivare una riflessione pubblica. Gianluigi Ricuperati, curatore dell’esposizione, ha osservato che la fotografia e la prova appartengono a ordini differenti: mentre una prova serve a un tribunale per stabilire responsabilità, una fotografia produce un altro tipo di conoscenza, aiutando a rimettere in circolazione le responsabilità stesse. Riccardo Venturi, nel suo testo critico, evidenzia come l’accesso a luoghi inaccessibili sia una componente essenziale della pratica artistica di Cifali. All’interno del capannone, i teli trasparenti che avvolgono le macerie assumono la funzione di un “velo funebre”, alleggerendo visivamente le masse di cemento e creando una condizione sospesa tra presenza e assenza, memoria e fantasma.
Accanto alle immagini della serie “Scomposizioni”, una delle opere è presentata anche come campagna sociale, intitolata “CONCRETE EVIDENCE OF PROFIT BEFORE PEOPLE”. Attraverso questo linguaggio di comunicazione pubblica, la mostra interroga il rapporto tra informazione, interessi economici e responsabilità collettive, richiamando l’influenza del sistema mediatico e pubblicitario nella costruzione del dibattito pubblico.
La riflessione proposta dalla mostra si estende oltre la tragedia genovese, mettendo in relazione il crollo con questioni ambientali e infrastrutturali più ampie. Il Ponte Morandi diventa un simbolo della fragilità di un modello di sviluppo basato sul cemento armato, un materiale che ha caratterizzato il boom edilizio del dopoguerra ma la cui degradazione è oggi ampiamente documentata. La vicenda richiama l’attenzione sulla manutenzione delle infrastrutture e sull’impatto ambientale dell’industria del cemento, responsabile di una quota significativa delle emissioni globali di CO₂ e della trasformazione irreversibile del territorio.
Il Contesto del Memoriale e l’Artista
Il progetto espositivo si inserisce nel percorso del Memoriale 14 Agosto 2018, ospitato dal 2024 nell’edificio che in precedenza custodiva i reperti sequestrati. È previsto un incontro pubblico in autunno, dedicato ai temi della memoria e al ruolo dei memoriali, per proseguire il dialogo tra arte, giustizia e responsabilità civile avviato dalla mostra. Gigi Cifali, nato a Torre del Greco nel 1975 e residente a Milano, ha sviluppato una ricerca fotografica in grande formato incentrata sui temi dell’ambiente e della memoria collettiva. Le sue opere sono state esposte in istituzioni italiane e internazionali, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Fondation François Schneider e la Biennale di Odessa, e sono state incluse in pubblicazioni dedicate alla fotografia contemporanea e all’arte italiana del XXI secolo. Con “Ponte Morandi: deconstructions”, la fotografia di Cifali si allontana dalla cronaca per diventare uno strumento critico, trasformando le macerie in un dispositivo per interrogare il rapporto tra memoria, responsabilità e spazio pubblico.
