Trono dorato con rivestimento in tessuto zebrato su fondo blu marino.
Sinossi

Presentazione del libro

Pavia, autunno 1992. Patrizio Bussi ha ventisette anni, un appartamento arredato con ostentazione e una vita costruita con cura millimetrica perché nessuno possa vederlo davvero. Si chiama Jacopo, per gli amici: nome che si è scelto da solo, perché suonava meno provinciale. È carismatico, è ironico, è esattamente il tipo di persona che riempie una stanza entrando. Ed è, nel profondo, il tipo di persona che da anni aspetta di poter smettere di recitare. La provincia italiana dei primi anni Novanta non è uno sfondo neutro: è una presenza tangibile. Essere diversi significava muoversi in un labirinto di sguardi obliqui e silenzi pesanti, dove l'identità era un segreto da custodire nei viaggi notturni verso discoteche fuori provincia. Attorno a Patrizio, però, c'è qualcosa che la provincia non è riuscita a togliergli: una famiglia elettiva tenuta insieme non dal sangue ma da una fedeltà testarda e silenziosa. Tra gli altri: Alberto, libraio dalla lingua affilata come un bisturi, Fausto, artista tormentato da un'ansia cronica. Pietro, sempre in volo tra una città e l'altra, in fuga da una verità che porta con sé da anni. Una sera d'autunno, tra i fumi dell'alcol e la stanchezza di chi si sente troppo grande per la propria città, Patrizio pronuncia tre parole: Capodanno a New York. Quello che nasce come un gesto di ribellione collettiva diventa un patto solenne. E così, con pochi dollari in traveller's cheque, una guida Lonely Planet sgualcita e la fame disperata di chi vuole scoprire se la libertà esiste davvero o se è solo un'invenzione del cinema, i cinque partono. New York del 1992 non è la città lucida e iconica dei film. È una metropoli ancora ferita dalle perdite, dalla crisi e da una violenza sotterranea che convive con una vitalità irresistibile, ma è il luogo dove si può essere, finalmente, qualcuno che nessuno conosce ancora. Patrizio si scontra con la propria incapacità di amare alla luce del sole e con qualcuno che, per la prima volta, non gli chiede di essere diverso da quello che è. Fausto si perde — letteralmente — e scopre che ritrovarsi può essere la lezione più preziosa di un viaggio. Al ritorno la vita riprende, ma con qualcosa di irrimediabilmente diverso sotto la superficie. È in questo momento che Sfacià rivela il suo cuore più vero: nella gestione collettiva del dolore, nell'ironia usata come forma di sopravvivenza.