Alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, l’artista libanese Walid Raad espone un’installazione intitolata “Postscript to the Arabic Edition (1938-2025)”. L’opera, presentata all’Arsenale nell’ambito della mostra “In Minor Keys” curata da Koyo Kouoh, si distingue per la sua capacità di confondere il limite tra l’opera d’arte e la realtà circostante. Cartelli come “Non buttare, opera!” e “Do not put trash here please” delimitano il perimetro dell’installazione, evidenziando la presenza di rifiuti abbandonati che, in questo contesto, sono parte integrante dell’opera stessa.
Il mistero dei pallet e la guerra civile libanese
L’installazione di Raad riaccende i riflettori su un evento storico avvolto nel mistero, le cui domande rimangono ancora senza risposta. La vicenda ha inizio nei primi anni Novanta, in seguito alla conclusione della guerra civile libanese nell’ottobre del 1990, un conflitto che aveva devastato il Paese per quindici anni. Lo Stato libanese impose alle milizie di disarmarsi, offrendo la possibilità di rivendere le armi a un prezzo ridotto allo Stato stesso o sul libero mercato. Molti soldati scelsero di vendere autonomamente le armi per ottenere un profitto maggiore.
Gli acquirenti di queste armi furono i protagonisti delle guerre jugoslave, un nuovo conflitto che si stava accendendo in Europa nello stesso periodo. Decine di casse piene di armi furono trasportate dal Libano ai Balcani. Alcune di queste casse, destinate a Lubiana in Slovenia, nascondevano un segreto inatteso: una volta aperte, rivelarono la presenza di opere d’arte dipinte sul retro dei pallet utilizzati per il trasporto. Si trattava di riproduzioni di opere di artisti arabi i cui originali erano andati perduti o erano stati rubati già all’inizio degli anni Novanta.
Questo ritrovamento sollevò numerosi interrogativi: chi era il disegnatore dei pallet? Qual era il motivo di dipingere proprio su quelle casse? E dove aveva potuto vedere le opere originali? Gli studi per rispondere a queste domande iniziarono immediatamente. L’esercito consegnò i pallet alla Moderna Galerija di Lubiana, che li conservò in un deposito fuori città per analizzarli. I pallet furono allestiti uno accanto all’altro, con una lavagna improvvisata di teli colorati dietro di essi, che richiamava l’impostazione grafica delle bacheche investigative usate nelle indagini di polizia. A ogni pallet era collegato uno schema con frecce che riportava le fotografie delle armi contenute nella cassa, l’immagine dell’opera originale, il nome e la fotografia dell’autore.
L’intervento artistico di Walid Raad
Fu in questo deposito che, nel 1993, Walid Raad ebbe l’opportunità di accedere e scoprire questa storia. L’artista decise di replicare fedelmente ogni dipinto e l’allestimento improvvisato del deposito, inclusa la presenza del disordine e dei rifiuti abbandonati tra i vari pannelli. Questo disordine, parte integrante dell’opera, documenta lo stato di oblio in cui erano caduti i pallet e la loro storia, che ora, grazie all’intervento di Raad, riprende vita negli spazi dell’Arsenale di Venezia.
I cinque pallet replicati nell’installazione presentano, da sinistra a destra, opere attribuite a Hassan Sharif, Abdel Hadi Al Gazzar, Inji Aflatoun, Fahrelnissa Zeid e Ibrahim El-Salati. Si tratta di ritratti e autoritratti di volti umani, maschili e femminili, eseguiti con diversi stili e tecniche. L’installazione ricrea così una mostra collettiva improvvisata da un curatore sconosciuto, di cui non si conoscono né il nome né gli intenti, e il cui operato rimane celato nell’ombra.
Nelle sue ricerche, Raad ha rinvenuto una fotografia in bianco e nero di un atelier libanese dove venivano dipinti pallet simili a quelli arrivati in Slovenia, ma l’identità del proprietario dello studio rimane sconosciuta. Con “Postscript to the Arabic Edition (1938-2025)”, Walid Raad invita il pubblico a riflettere sulle profonde conseguenze dei conflitti armati sul patrimonio artistico, che viene messo a repentaglio e disperso a causa della distruzione e dei traffici illeciti. L’opera si propone come un tentativo di riaccendere l’attenzione su un mistero irrisolto, sperando che possa contribuire a far luce su questa complessa vicenda.
