Scultura e Interazione: Le Opere Perforative di Vladimir Novak

scritto da Redazione
Opere di Vladimir Novak che esplorano la scultura performativa e l'interazione.

Lo scultore di Zagabria Vladimir Novak esplora le dinamiche tra gli oggetti e lo spazio, concentrandosi sulle risposte fisiche che le sue opere generano. Il suo lavoro recente integra meccanismi calibrati e l’interazione con il pubblico, trasformando la scultura in un’esperienza che va oltre la mera osservazione. Novak ha discusso il suo approccio in una conversazione intitolata “Tra scultura e città”, organizzata da Residency Unlimited a New York, dove ha approfondito il ruolo della performance nelle sue creazioni.

La performance come condizione

Nel contesto del lavoro di Novak, la performance non si manifesta in senso convenzionale, né lo vede come esecutore diretto. Piuttosto, il suo ruolo è quello di delineare le condizioni o le strutture entro cui un’azione performativa può emergere. Questa prospettiva si traduce in opere dove la performance non è predeterminata, ma attivata dalla presenza e dall’interazione del pubblico, o dall’opera stessa. Un esempio è “Day for a Day” (2025), in cui l’edificio stesso diviene l’interprete della narrazione.

Un’opera che ha rappresentato un punto di svolta nella sua riflessione sulla performance è “≈ 30 Steps In Balance” (2018). Inizialmente concepita come un’azione dal vivo, prevedeva che Novak camminasse su una slackline lunga circa dieci metri e sospesa a circa dodici metri da terra, senza fune di sicurezza, attraversando la galleria. Questa è stata l’unica occasione in cui Novak si è considerato un performer, descrivendo l’esperienza come scomoda e insolita. Tuttavia, per ragioni di sicurezza, gli organizzatori hanno vietato l’azione. Di conseguenza, Novak ha sviluppato un sistema meccanico che ha tradotto la tensione, l’instabilità e la narrazione intrinseche al gesto originale in una forma alternativa. Per Novak, la performance nelle sue opere non è un atto spettacolare, ma una soglia tra un’azione potenziale e il suo ritiro, funzionando come un insieme di condizioni che invitano o spostano la performance su qualcos’altro o qualcun altro.

Il volume invisibile di “Calm”

Un altro esempio significativo della ricerca di Novak è l’opera “Calm” (2025), esposta come candidatura al premio YVAA (“Premio Radoslav Putar”) al Salon Galić di Spalato. Quest’opera, che era stata precedentemente presentata anche alla Galleria SC di Zagabria nel 2024, mette in discussione i principi fondamentali della scultura, come la presenza, il volume e la percezione. “Calm” consiste nel posizionamento di fili sottilissimi, quasi invisibili, nello spazio espositivo. Alcuni visitatori potrebbero aver percepito lo spazio come vuoto, mentre altri, interagendo con i fili, hanno vissuto un’esperienza differente.

L’idea per “Calm” ha avuto origine durante la residenza di Novak alla Cité Internationale des Arts di Parigi, dove l’artista si è imbattuto in un filo d’acciaio sottilissimo e perfettamente dritto. L’esistenza di questo filo, insolitamente non avvolto su bobine, lo ha colpito. Inizialmente, Novak ha sperimentato inserendo un’estremità del filo in un piccolo foro nel muro del suo studio, lasciando che il resto si estendesse nello spazio, riconoscendola immediatamente come una scultura compiuta. Le reazioni delle persone che passavano davanti a questo singolo filo, alcune ignare, altre che si fermavano improvvisamente, hanno alimentato la sua ricerca.

Per la realizzazione espositiva di “Calm”, Novak ha collaborato con Miodrag Gladović per sviluppare un sistema di amplificazione. Attraverso una serie di esperimenti, hanno collegato un’estremità del filo a un piccolo microfono piezoelettrico, sensibile alle vibrazioni. In questo modo, anche il minimo movimento del filo viene trasformato in un segnale audio e amplificato tramite altoparlanti. Novak ha dovuto anche procurarsi fili più lunghi del normale, trovando un’azienda tedesca che li producesse appositamente per il progetto.

L’aspetto cruciale di “Calm” risiede nel ruolo del suono. Esso introduce ciò che queste sculture minimali sembrano non possedere: il volume. Il suono emerge solo attraverso l’interazione tra lo spettatore e l’opera, diventando il mezzo attraverso cui la scultura acquisisce la sua piena presenza spaziale. In questo contesto, il volume non è una proprietà intrinseca della forma, ma un elemento contingente, relazionale e basato sugli eventi, che si manifesta attraverso l’esperienza del pubblico.

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