La Torre di Chia, dimora di Pier Paolo Pasolini a Soriano nel Cimino, è al centro di una complessa controversia legale e amministrativa che mette in discussione la proprietà privata, gli usi civici e la tutela di un bene culturale. Acquistata dal poeta nel 1970, la torre è oggi oggetto di una disputa che coinvolge il suo attuale proprietario, l’Università Agraria di Chia e la Regione Lazio.
Il legame di Pasolini con la Torre di Chia
Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 – Ostia, 1975) giunse a Chia nei primi anni Sessanta, rimanendo affascinato dalla torre medievale immersa nel bosco di Colle Casale, nel territorio di Soriano nel Cimino, nella Tuscia Viterbese. Questo luogo ispirò gli ultimi versi del Poeta delle ceneri. Nel 1970, Pasolini acquistò il complesso fortificato risalente al XIII secolo dalla famiglia Parsi. Insieme allo scenografo Dante Ferretti e all’architetto Ninfo Burruano, progettò una casa integrata nel paesaggio, vicino agli antichi ruderi.
Pasolini descrisse la sua scelta di vivere a Chia come “estetica, non pratica”, motivata dalla bellezza del bosco e dalla possibilità di ristabilire un rapporto autentico con la campagna. La Torre divenne il suo rifugio e il luogo dove lavorò a gran parte delle Lettere luterane e al romanzo incompiuto Petrolio. Trascorreva periodi di solitudine, alternati a incontri con amici e collaboratori come Laura Betti, Bernardo Bertolucci, Sergio Citti e Ninetto Davoli.
Il suo rapporto con la Tuscia andava oltre la dimensione privata: Pasolini sostenne il riconoscimento della Libera Università della Tuscia, fondò una squadra di calcio per i giovani di Chia e nel 1974 istituì il concorso Case di Chia nel verde, premiando i cittadini che contribuivano al miglioramento estetico del borgo. Nel documentario La forma della città (1973), espresse la convinzione che il patrimonio “anonimo e popolare” meritasse la stessa attenzione dei grandi monumenti.
La Torre dopo Pasolini: vincoli e tentativi di cessione
Dopo la morte del poeta, la casa fu custodita per quasi cinquant’anni dalla cugina Graziella Chiarcossi. Nel 2001, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali sottopose il complesso a vincolo. Anni dopo, nel 2020, gli eredi tentarono di cedere la proprietà allo Stato, che tuttavia non esercitò il diritto di prelazione. L’immobile fu quindi messo in vendita.
Nel febbraio 2021, la Torre venne acquistata dall’attore Gabriele Gallinari. L’acquisto, secondo quanto dichiarato dall’attore, avvenne sulla base di una certificazione comunale che attestava l’assenza di usi civici sull’area. Nello stesso anno, il Ministero rinunciò nuovamente all’esercizio della prelazione. Il nuovo proprietario sottoscrisse una convenzione con il Comune di Soriano nel Cimino per l’apertura della casa al pubblico e avviò un intervento di restauro, finanziato con risorse proprie e supervisionato dalla Sovrintendenza.
La disputa legale e le questioni aperte
La situazione mutò nel 2022, quando l’Università Agraria di Chia, che gestisce l’area demaniale circostante, rivendicò per la prima volta in circa 200 anni un diritto di uso civico sulla Torre di Chia. L’Università promosse un’azione giudiziaria contro Gallinari per il riconoscimento di tali pretese.
Secondo la proprietà, una consulenza tecnica condotta nell’ambito del procedimento avrebbe escluso la presenza di usi civici sulla Torre. Tuttavia, il Commissario avrebbe assunto una posizione differente, disponendo la reintegrazione degli immobili in favore della Regione Lazio e annullando il contratto di acquisto del 2021.
La Regione Lazio ha avviato un procedimento di reintegra demaniale in favore dell’Università a giugno 2026. L’avvocata Elena Provenzani, che assiste il proprietario, ha sottolineato come la vicenda sollevi interrogativi sul ruolo dei poteri commissariali in materia di usi civici, specialmente quando riguardano luoghi di rilevanza culturale e simbolica.
Secondo la proprietà, l’immagine di Pasolini e della Torre non sarebbe valorizzata adeguatamente, con l’area utilizzata per eventi, set fotografici, produzioni cinematografiche e attività commerciali. Provenzani ha evidenziato un paradosso: da un lato si contesta il pieno titolo di Pasolini sulla sua residenza, dall’altro il suo nome e l’immagine della Torre sono impiegati come richiamo turistico principale della zona.
