Pietro Lista, artista la cui ricerca si è distinta per un approccio non convenzionale, è al centro di un docufilm intitolato “È morto Pietro Lista”, diretto dal filmmaker Pasquale Napolitano. Il progetto cinematografico si propone di esplorare l’esperienza artistica di Lista, evitando una ricostruzione biografica lineare o un ritratto celebrativo, per concentrarsi invece sulla relazione tra le opere, i luoghi, la memoria e il presente.
Il titolo del docufilm riprende quello di una serie di opere significative di Lista, esposte al museo Madre di Napoli. Questo richiamo evoca l’approccio animistico, esoterico e psicomagico con cui l’artista ha affrontato i temi della vita e della morte, utilizzando l’arte come strumento per esorcizzare la paura della fine. La scelta di filmare l’artista mira a restituire durata all’opera, offrendo allo spettatore la possibilità di soffermarsi, riflettere e riconoscere nelle forme ciò che una visione immediata potrebbe trascurare. Il lavoro di Napolitano intende abitare l’immagine piuttosto che consumarla, costruendo uno spazio di ascolto e riflessione attorno all’opera di Lista.
Per sostenere la produzione di questo docufilm, è stata avviata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso, che rimarrà aperta fino al 30 ottobre 2026. È inoltre possibile contribuire tramite una donazione liberale all’Associazione APOGEO ETS, che gestisce la raccolta fondi per la realizzazione del progetto.
L’arte come dispositivo di memoria
Nell’ambito della campagna di crowdfunding, Pietro Lista ha realizzato un’opera grafica intitolata “Omaggio a Picasso”. Questa incisione, datata 2026, è stata prodotta in trenta esemplari numerati e firmati. L’opera non si limita a essere un mezzo per la raccolta fondi, ma assume un significato più profondo, inserendosi nel processo di trasmissione della memoria. Attraverso questo gesto, il rapporto tra l’artista e la comunità si trasforma in una forma concreta di partecipazione, riconoscendo all’arte una funzione che trascende la dimensione individuale e promuove la condivisione di un’esperienza.
Il gesto artistico, nella ricerca di Lista, è il punto in cui la materia prende posizione, oppone resistenza e conserva le tracce degli eventi passati, suggerendo al contempo ciò che può ancora accadere. La superficie delle sue opere non è mai neutra, ma è attraversata, incisa e sollecitata, con ogni segno che porta con sé una storia senza però concluderla. Questa tensione tra permanenza e mutamento, tra ciò che rimane e ciò che si trasforma continuamente, è una caratteristica distintiva del suo lavoro.
Un artista “senza pelle”
Pietro Lista ha esplorato diversi linguaggi e periodi dell’arte contemporanea, mantenendo una ricerca che non si lascia ricondurre a una singola definizione. Il suo confronto con la tradizione non è mai stato un’accettazione passiva, ma una costante messa in discussione della materia. La sua ricerca si è sviluppata attraverso scarti, sovrapposizioni e contaminazioni, costruendo un rapporto dinamico con l’immagine e interrogando l’atto stesso del vedere.
In questa prospettiva si inserisce la definizione di artista “senza pelle”, un’espressione che descrive un artista esposto, privo di una superficie protettiva che lo separi dalla realtà, dal tempo e dalla materia. La “pelle” che viene meno è quella della protezione e della forma acquisita in modo definitivo. Al suo posto, emerge una condizione di apertura, dove i linguaggi possono incontrarsi e modificarsi reciprocamente. Questa apertura è un elemento centrale che il docufilm di Pasquale Napolitano intende mettere in luce.
L’eredità di Pietro Lista non si esaurisce in ciò che ha lasciato, ma si manifesta in ciò che le sue opere continuano a generare: uno spazio di interrogazione, una possibilità di sguardo e domande che attraversano il tempo. Questa continuità, più che la semplice conservazione della memoria, rappresenta il valore duraturo della sua ricerca artistica.
