
Sfascismo
Trattativa riservata
In Historia rescribenda est, Giorgio De Cesario costruisce un’immagine sospesa tra sogno e monito civile. Il paesaggio notturno, dominato da un cielo blu profondo, accoglie stelle minute e una luna sottile, segni di una verità antica e persistente. Questa luce celeste dialoga con quella, più intensa e concreta, che promana dal grande libro aperto. Il libro non è solo oggetto, ma soglia: un varco architettonico verso la conoscenza. Dalle sue pagine dorate si irradia la luce della cultura, calda, ordinata, necessaria. È una luce che rischiara il buio dell’ignoranza e delle narrazioni distorte. Il titolo richiama con forza l’idea classica della storia come magistra vitae. Una storia che va riscritta, non cancellata, alla luce delle nuove evidenze. Gli ultimi avvenimenti bellici e geopolitici rendono urgente questa revisione critica. Le certezze del passato mostrano crepe che chiedono responsabilità e consapevolezza. Il sentiero luminoso conduce l’occhio verso l’unica figura umana. L’uomo, isolato, attende. La sua postura è ferma, silenziosa, carica di interrogativi. Il volto in argilla, cifra tipica di De Cesario, lo rende universale e fragile. Non ha identità, perché potrebbe essere chiunque. È l’umanità intera davanti alla scelta di comprendere o restare immobile. La luce non lo investe ancora del tutto: è una promessa, non una conquista. Tra cielo e libro, tra natura e cultura, si gioca il destino umano. L’opera invita a guardare oltre le ombre del presente. E ricorda che solo attraverso verità e conoscenza la storia può davvero insegnare.