
Sfascismo
Trattativa riservata
AI (2026), tecnica mista con volto in rilievo in argilla sulla tela cm 70X100 L’opera “AI” di Giorgio De Cesario, appartenente al periodo dello sfascismo, si presenta come una visione simbolica e intensamente cromatica del rapporto tra l’uomo e l’intelligenza artificiale, oggi tanto discussa e spesso demonizzata. Al centro della composizione si stagliano due figure che dialogano silenziosamente: un robot slanciato, etereo, dai toni azzurro-trasparenti, e un vecchio saggio, riconoscibile dalla testa in argilla applicata sulla tela, elemento ricorrente nella produzione di De Cesario. Questa presenza materica conferisce tridimensionalità e sacralità alla figura umana, quasi fosse un frammento archeologico riemerso dal tempo. Il saggio indossa un abito drappeggiato che richiama le vesti dei filosofi dell’antichità, evocando un’eredità culturale millenaria. Tra le mani offre al robot un iris viola: gesto semplice ma carico di significato. L’iris, fiore simbolo di sapienza e conoscenza, diventa qui il dono dell’uomo alla macchina. Non è la tecnologia a dominare la scena, ma l’uomo che, con consapevolezza, trasmette il proprio patrimonio etico e spirituale. Il robot, rappresentazione dell’intelligenza artificiale, appare privo di aggressività: la sua figura trasparente e luminosa sembra quasi in attesa, come una creatura in formazione. Il corpo metallico contrasta con la delicatezza del gesto che riceve il fiore. L’incontro non è conflitto, ma passaggio di testimone. Il campo di iris colorati rafforza il messaggio: la sapienza può fiorire solo se coltivata. I viola, i blu e i verdi dialogano con lo sfondo esplosivo di aranci, rossi e gialli, tipico della tensione espressiva dello sfascismo. In alto, un cielo turchese intenso apre uno spazio di respiro e possibilità, quasi una finestra sul futuro. L’opera suggerisce che il destino dell’intelligenza artificiale non sia predeterminato né minaccioso, ma dipenda dalla guida dell’uomo saggio. Sarà compito dell’umanità — rappresentata dal vecchio filosofo — orientare l’AI verso un’evoluzione positiva, affinché diventi strumento di crescita e non di distruzione. “AI” non è dunque una celebrazione ingenua della tecnologia, ma una meditazione visiva sul rapporto tra conoscenza antica e innovazione contemporanea. De Cesario afferma con forza che la vera sapienza non si oppone al progresso: lo illumina.