LandEscape: Tre Artisti Contemporanei e l’Eredità della Pittura Trascendentale

scritto da Redazione
Installazione della mostra LandEscape con opere di Alberto Colliva, Filippo Maestroni e Claudio Valerio

Lo Studio la Linea Verticale di Bologna ospita la mostra collettiva LandEscape, che riunisce le opere di Alberto Colliva, Filippo Maestroni e Claudio Valerio. L’esposizione, in programma dal 24 settembre al 14 novembre 2026, propone una riflessione sul paesaggio inteso come via di fuga dalla dimensione terrena, richiamando i principi del Transcendental Painting Group, fondato nel 1938 in New Mexico.

Il Transcendental Painting Group, nato dall’iniziativa di pittori come Raymond Jonson ed Emil Bisttram, si dissolse con l’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale. La sua riscoperta è avvenuta a partire dal 2018, in seguito alla retrospettiva di Hilma af Klint al Guggenheim, seguita da mostre dedicate ad Agnes Pelton e al gruppo stesso. Questa rinascita di interesse ha stimolato una nuova generazione di artisti americani a rileggere il lessico di quel movimento, nutrito di Kandinsky e teosofia, che trasformava il paesaggio in visioni attraverso simmetrie, simboli geometrici e alchemici, e colori non realistici.

Filippo Maestroni: Simmetria e Malinconia Europea

Filippo Maestroni, nato a Faenza nel 1994, è l’artista che più si avvicina al modello americano del Transcendental Painting Group. La sua ricerca si concentra sui calanchi romagnoli, dove vive, spingendo verso la simmetria e il simbolo. Nel trittico Melanconico spirituale (2026), i pannelli laterali mostrano calanchi violacei sotto un cielo turchese, attraversati dal contorno bianco di un poliedro, un riferimento alla Melencolia I (1514) di Dürer. Questa simmetria speculare, la geometria sacra e le cromie antinaturalistiche sono strumenti che richiamano i pittori di Taos e Santa Fe, con la differenza che il poliedro di Maestroni evoca una malinconia di matrice europea.

In Melanconia estiva (2026), il poliedro si ispessisce in una pietra grigio-lilla al centro di una valle di calanchi magenta, da cui emergono steli secchi. L’opera presenta bolle rosate, risultato di un intervento successivo con solvente che scioglie lo strato esterno, esponendo il quadro a un rischio controllato. I vasi di Maestroni, come Permanenza. Carciofi con garofano (2026) e Arbusti con garofano (2026), trasformano il poliedro in un contenitore per specie spontanee dei calanchi. I Fiori di Faenza (2025) sono vasi di ceramica dipinti con smalti spray e olio, che trasferiscono questo linguaggio nello spazio reale, accostando colori come giallo limone e magenta, rosa e blu notte, rosso corallo e grigio ardesia. All’interno, mazzi di fiori ed erbe essiccati restituiscono tridimensionalità alle specie raffigurate nei dipinti.

Alberto Colliva e Claudio Valerio: Luce e Materia

Alberto Colliva (1943 – 2023, Bologna), autore storico della galleria, è presente con opere come un tondo arancione del febbraio 1990, in cui ombre brune formano un volto addormentato. Colliva ha mantenuto un riserbo sulla sua pittura, identificando i quadri con il mese di conclusione. La sua produzione dagli anni Settanta è caratterizzata da una sfaccettatura della superficie ottenuta per velature sfumate, che creano un rilievo illusorio. In Senza titolo, Giugno 2002, una tela sagomata a ovale accoglie un rettangolo ruotato, con un cielo polveroso e pieghe brune. I formati minori, come il deserto rosso di Luglio 2003, riducono il paesaggio a distese di dune e fasce di cielo, con una linea d’orizzonte netta che separa due regimi pittorici. La vicinanza al Transcendental Painting Group si manifesta nella tensione verso una luce che corrode il volume e nel tondo del 1990, che richiama le sfere luminose di Agnes Pelton.

Claudio Valerio, nato a Popoli, Pescara, nel 1991, introduce il paesaggio nella notte. Utilizza un carbone prodotto bruciando egli stesso il legno, scelto per la sua capacità di assorbire la luce, creando un fondo nero opaco da cui emergono tocchi di colore. In Sta arrivando (2026), su una tavola trapezoidale, un sentiero bianco serpeggia nel buio verso un cespuglio verde acido e una striscia di cielo lilla. Rompicapo (2026) presenta una siepe arancione e arbusti sferici color oliva in un quadrato smussato. I suoi Ocelli, piccoli dischi montati su cilindri di faggio, suggeriscono spioncini su giardini notturni. Le sagome irregolari dei supporti di Valerio (trapezi, ottagoni, dischi) riprendono l’eredità dell’ovale di Colliva, sottraendo al quadro la convenzionalità del rettangolo e trasformando il perimetro in una decisione sul paesaggio, che si presenta già ritagliato. Nelle opere L’idiota (2026) e L’infame (2026), frammenti di legno conservano gli anelli di accrescimento e recano paesaggi dipinti con carbone, olio e resina naturale, ricomponendo la stessa materia in un ciclo organico. Questo moto circolare, in cui la terra da cui l’immagine sembra evadere è la stessa che la pittura consuma e restituisce, coincide con l’autentica cifra della trascendenza.

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