Infinito Cabinet: La Wunderkammer di Maria Cristina Crespo in dialogo con la Biennale di Venezia 2026

scritto da Redazione
Opere polimateriche dalla mostra Infinito Cabinet di Maria Cristina Crespo a Venezia

A Venezia, la mostra-installazione intitolata Infinito Cabinet. Maria Cristina Crespo offre una riflessione sull’identità occidentale e sul valore della memoria culturale. L’esposizione, curata da Giusy Caroppo, presenta la ricerca artistica di Maria Cristina Crespo, nata a Roma nel 1958. Visibile fino al 22 novembre 2026 negli spazi di Castello 2145 (Riva San Biasio), l’iniziativa si inserisce nel programma della Biennale d’Arte 2026, stabilendo un dialogo con il tema In Minor Keys.

La Wunderkammer come museo immaginario e crocevia culturale

Il progetto espositivo è concepito come una Wunderkammer contemporanea, un “museo immaginario” che trae ispirazione da concetti come il Musée imaginaire di André Malraux e dalla “biblioteca infinita” evocata da Jorge Luis Borges. Questa visione si traduce in un allestimento che riunisce opere polimateriche, le quali attraversano diverse discipline, epoche e tradizioni culturali. All’interno di Infinito Cabinet, gli spettatori trovano vasi antropomorfi, scenografie elaborate, fondali pittorici e figure grottesche, elementi che insieme contribuiscono a costruire un vero e proprio teatro immaginario.

L’installazione è pensata per creare un dialogo continuo e stratificato tra elementi provenienti da contesti geografici e culturali disparati. Si osservano così intersezioni tra Oriente e Occidente, riferimenti al Mediterraneo, all’Africa, all’Asia e alle Americhe. A questi si aggiungono i grandi riferimenti della cultura europea, che spaziano da autori classici come Ovidio e Dante, fino a pensatori e poeti più recenti come Novalis e Pasolini, senza dimenticare i racconti de Le Mille e una notte. Attraverso questa commistione, la mostra si propone di attraversare e connettere tempi, culture e geografie, evidenziando la fluidità e la complessità delle influenze reciproche.

Identità occidentale, memoria e la critica alla Cancel Culture

Il percorso espositivo affronta in modo diretto il tema dell’identità occidentale, proponendo una narrazione stratificata che intreccia elementi di arte, religione, filosofia e memoria collettiva. Un aspetto centrale della ricerca di Maria Cristina Crespo, che emerge chiaramente in questa esposizione, è la sua posizione critica nei confronti della cosiddetta Cancel Culture. L’artista, infatti, si discosta da una lettura ideologica del passato, scegliendo invece di rivendicare la complessità intrinseca della tradizione culturale. Per Crespo, questa complessità non è un ostacolo, ma uno strumento essenziale per il confronto e l’approfondimento critico.

Questa indagine sulla memoria e sull’identità è una costante nel lavoro di Maria Cristina Crespo, una ricerca che ha caratterizzato la sua produzione artistica fin dagli Anni Settanta. Oggi, tale prospettiva assume un significato particolarmente rilevante nel dibattito contemporaneo sulla costruzione e la percezione dell’identità. La scelta di Venezia come sede per Infinito Cabinet non è casuale: la città, con la sua ricca storia, la sua stratificazione culturale e il suo ruolo di crocevia di civiltà, è considerata il luogo ideale per ospitare una riflessione profonda che unisce in modo significativo memoria e presente.

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