La High Line di New York, nota per la sua trasformazione da ex linea ferroviaria a parco lineare sopraelevato, ha annunciato le 62 proposte artistiche selezionate per le commissioni monumentali del suo Plinth, previste per il 2029 e il 2030. Artisti provenienti da diverse parti del mondo sono stati invitati a confrontarsi con la domanda su cosa significhi progettare un monumento nel ventunesimo secolo. Il programma, che si configura come un osservatorio sulla scultura contemporanea, include un invito al pubblico a esaminare i progetti e a fornire commenti, contribuendo così a una riflessione collettiva.
Il Plinth della High Line: un osservatorio sulla scultura contemporanea
Situato all’estremità meridionale della High Line, all’altezza di Gansevoort Street, il Plinth è uno spazio dedicato a ospitare opere di grandi dimensioni. Inaugurato nel 2018, il progetto si ispira al precedente europeo del Fourth Plinth di Trafalgar Square a Londra, un piedistallo rimasto vuoto per oltre un secolo e trasformato, dal 1998, in sede per opere contemporanee a rotazione. La High Line ha sviluppato ulteriormente questo modello, concependo uno spazio non solo per la scultura pubblica, ma anche per la sperimentazione di nuovi linguaggi artistici. La High Line stessa è stata inaugurata per fasi tra il 2009 e il 2019, trasformando una ex linea ferroviaria merci in un parco lineare. Il Plinth rappresenta uno dei pochi luoghi negli Stati Uniti interamente dedicati a commissioni monumentali temporanee.
Le proposte artistiche: tra memoria e sperimentazione
Le 62 proposte selezionate offrono un panorama articolato della scena artistica internazionale, con artisti di diverse generazioni e geografie, uniti da una pratica che interpreta la scultura come dispositivo critico. Tra i nomi presenti figura Michael Rakowitz (nato nel 1973 a Chicago), noto per le sue opere che utilizzano materiali di recupero o ricostruzioni di reperti archeologici distrutti. La sua proposta, intitolata A Guide for the Perplexed, è una replica di nove metri della cupola conica della Tomba di Ezechiele, realizzata con materiali sacri riciclati da comunità ebraiche e musulmane, concepita per essere sepolta cerimonialmente al termine del suo ciclo di vita.
L’artista francese Laure Prouvost (nata nel 1978), vincitrice del Turner Prize nel 2013 e rappresentante della Francia alla Biennale di Venezia nel 2019, presenta DREAMING OF NO MORE FRONT TEARS. Quest’opera è una figura a sette braccia in terrazzo, composta da frammenti che formano un corpo collettivo, con ogni braccio che compie un gesto distinto, come reggere una clementina o cullare un neonato.
Ali Cherri (nato a Beirut nel 1976), attivo tra Libano e Francia, propone Apples in a White Bowl, una scultura monumentale che trasforma il motivo della natura morta. L’opera consiste in una grande ciotola di cemento bianco contenente mele di bronzo di dimensioni sproporzionate e in avanzato stato di decomposizione, evocando un riferimento a New York come “Grande Mela”.
L’unico artista italiano nella selezione è Enrico David (nato ad Ancona nel 1966 e residente a Londra). La sua proposta, Sleepwalker: Honouring the Tired, è un’imponente figura piegata in avanti con un volto luminoso color onice, affiancata da una seconda figura appoggiata alla sua base, che riflette sulla stanchezza e sul corpo come luogo di trasformazione continua.
Il ruolo del pubblico nella selezione
Il programma del Plinth mantiene una dimensione partecipativa, invitando il pubblico a esprimere la propria opinione sui progetti. Il sito web della High Line pone domande dirette:
Riuscite a immaginare quest’opera sul piedistallo? Perché sì o perché no? Questa proposta è adatta alla High Line? A New York? Ai nostri tempi? I vostri commenti saranno condivisi con il team curatoriale di High Line Art e contribuiranno alla selezione degli artisti finalisti per la settima e l’ottava commissione.
I commenti raccolti contribuiranno alla selezione degli artisti finalisti, alimentando il dibattito sulle forme che la monumentalità può assumere nello spazio urbano contemporaneo. Sebbene la selezione finale spetti alla commissione curatoriale, il coinvolgimento del pubblico è parte integrante della filosofia del programma.
