La nona edizione di Grenze – Festival Internazionale di Fotografia e Arti Visive, intitolata “Nachleben. La sopravvivenza delle immagini”, si terrà a Verona dal 18 settembre al 18 ottobre 2026. Curato da Simone Azzoni e Francesca Marra, il festival esplora il concetto di Aby Warburg, secondo cui alcune forme e configurazioni visive non scompaiono mai del tutto, ma riemergono e si trasformano nel tempo, mantenendo una carica energetica.
Dopo edizioni dedicate al dialogo tra fotografia e cinema, con focus su Wim Wenders e Pedro Almodóvar, il festival si interroga su cosa rimanga di un’immagine quando memoria, storia e tempo ne modificano il senso. Il progetto curatoriale suggerisce che le fotografie non sono reperti statici, ma organismi che continuano a operare nel presente, contribuendo a un archivio visivo collettivo.
Abbas Kiarostami e l’indagine sull’immagine
Il protagonista della mostra principale sarà Abbas Kiarostami, regista, sceneggiatore e artista visivo iraniano. Verrà presentata una selezione della sua ricerca fotografica, meno nota rispetto alla sua produzione cinematografica, ma considerata altrettanto rigorosa. Questa scelta mira a proseguire l’indagine del festival sul rapporto tra immagine fissa e immagine in movimento.
Per Kiarostami, la fotografia ha rappresentato un linguaggio autonomo, un’alternativa più immediata al cinema. Mentre i suoi film spesso presentano una narrazione, la fotografia gli ha permesso di sospendere la storia, rendendo il paesaggio il soggetto principale e catturando un “momento puro”. L’artista ha esplorato la relazione momentanea tra sé stesso, il paesaggio, la luce e il tempo, interrogando come l’immagine si trasformi quando inserita in una durata. Il suo lavoro fotografico è inteso come un’esplorazione pratica del concetto warburghiano di Nachleben, mostrando come l’immagine non sia mai un dato stabile, ma il risultato di una tensione tra temporalità.
Il programma internazionale del festival porterà a Verona autori da Europa, Asia e Stati Uniti, tra cui Umberto Diecinove, Julieta Averbuj, Vedad Divović, Aline Bovard Rudaz, Yiming Zhu, Roland Schmid, Marjolein Blom, Diana Cheren Nygren e Joel Jimenez Jara, oltre ad artisti selezionati tramite open call.
Il Nachleben nell’era digitale e gli spazi urbani
Il titolo “Nachleben” è stato scelto per la sua irriducibilità a una definizione univoca, riflettendo la condizione delle immagini nella fotografia contemporanea. Queste non sono più documenti stabili, ma entità che riemergono, si spostano e si riattivano in contesti inattesi, abitando un tempo anacronico in cui passato e presente si compenetrano. Il concetto descrive la persistenza di motivi iconografici attraverso i secoli e, nella fotografia odierna, diventa la condizione stessa dell’immagine digitale, costantemente citata, rimontata e decontestualizzata da algoritmi e piattaforme social.
In un’epoca di sovrapproduzione fotografica e circolazione istantanea, il festival propone un’“archeologia dell’immagine contemporanea” come resistenza all’entropia. Il compito del curatore, dell’artista o del ricercatore non è solo conservare le immagini, ma creare le condizioni per una loro riemersione significativa. La città di Verona stessa, da Veronetta al quartiere di San Zeno, fungerà da set diffuso, confermando l’intento del festival di utilizzare la fotografia come strumento di attivazione culturale del territorio.
Le sedi espositive, come l’ex Caserma Chiodo e il Cortile Mercato Vecchio, non sono semplici contenitori, ma spazi che hanno superato la loro funzione originaria e si riattivano come “ruderi di tempo urbani”. La fotografia esposta in questi luoghi non si limita a rappresentare la sopravvivenza, ma la performa, stratificandosi su architetture che già recano le tracce di vite precedenti.
Progetti sociali e educativi
Diversi progetti in mostra mettono al centro corpi di lavoratrici e mestieri in via di sparizione. Tra questi, il lavoro di Aline Bovard Rudaz sulle operaie orologiere colpite da silicosi e la ricerca di Yiming Zhu sulle ricamatrici della seta. Questi lavori intendono ricordare le conquiste del femminile e la loro resistenza, mostrando come la conquista femminile sia fatta di “carne, fatica, memoria che sopravvive”.
Il programma educational, che include una mostra per bambini curata da Marta Szymańska e una performance collettiva di cianotipia, traduce il tema della sopravvivenza delle immagini per le nuove generazioni. Insegnare ai bambini che un’immagine “sopravvive” significa mostrare che le immagini non muoiono, ma riemergono e si trasformano. Le mostre per bambini sono concepite per essere create da bambini e visibili ai bambini, offrendo un’esperienza corporea, come la cianotipia, per sperimentare la persistenza delle immagini.
