Il centro storico di Fermo ha ospitato l’iniziativa dell’Associazione Karussell, che dal 2026 ha promosso interventi installativi di artisti che interagiscono con il patrimonio architettonico della città. Tra questi, la mostra personale intitolata “Boccacce” di Giulia Poppi, curata da Matilde Galletti, è stata in programma fino al 30 settembre 2026. Il progetto si è sviluppato in più sedi, includendo il Giardinetto della Cassa di Risparmio di Fermo, la Torre Matteucci e le Piccole Cisterne Romane, presentando opere inedite concepite specificamente per questi spazi.
L’Immaginario Infantile e Irriverente di “Boccacce”
Le sculture di Giulia Poppi, realizzate in acciaio, neon e resina, sono state pensate per dialogare con i luoghi storici di Fermo. Il titolo stesso del progetto, “Boccacce”, e di alcune opere, come “Festino Lente”, evoca un immaginario infantile e irriverente, legato al gioco e alla favola, o a un sottotesto narrativo che rimane aperto all’interpretazione. L’artista ha dichiarato di voler raccontare un mondo subalterno che prende il sopravvento, visto attraverso lo sguardo di un bambino. Questo sguardo, secondo Poppi, tesse storie lunghe partendo da dettagli minimi e desidera fantasticare, raggiungendo la leggerezza attraverso una dedizione assoluta. Nel Giardinetto, ad esempio, l’Agapanthus fiorito, con i suoi grandi bulbi e fiori viola, accoglie il visitatore, e accanto ai millepiedi crea una sensazione di fuoriscala, goffa e maldestra. I festoni in acciaio, denominati “Agapanther”, flettono delicatamente, conferendo alla scena un aspetto cedevole.
Il Dialogo con i Materiali: Neon e le Sue Potenzialità
Il progetto “Boccacce” ha permesso a Giulia Poppi di esplorare le potenzialità di materiali inediti per la sua pratica, in particolare il neon. Le sensazioni iniziali, come i millepiedi che si muovono velocemente in un luogo appena deserto o le rovine dopo una festa, hanno trovato una concretizzazione grazie all’uso di questo medium. L’artista ha accolto una perdita di controllo in favore di un dialogo in divenire con il materiale, trovando nelle necessità tecniche suggerimenti creativi. Il rapporto con un nuovo medium ha offerto un margine di imprevedibilità, considerato fondamentale per il suo lavoro. Poppi ha impiegato il neon in tre momenti distinti, apprezzandone e assecondandone aspetti diversi e combinandolo con altri materiali. Nelle opere “Festino lente #1,2,3”, il neon azzurro è stato utilizzato per creare un abbraccio con l’acciaio, generando segni leggeri che diventano più percepibili al calar della sera, come una materializzazione graduale e dinamica. Nelle cisterne, l’opera “Pulviscolo” è una collana di polvere, dove metri di cavo congiungono scarabocchi di gas che imitano i granelli di polvere visibili in controluce. “Salivella”, un neon rosa sorretto da un drappeggio in resina, è una scultura pensata per illuminare un altro elemento, gravitando attorno a una statua romana di un togato già presente nelle cisterne. Il drappeggio in resina sottolinea un corpo privo di dettagli fisici, evidenziato solo dalla veste, un oggetto che sopravvive al suo proprietario.
Interventi Site-Specific e Interazione con la Città
L’interazione con i tre luoghi scelti per ospitare le opere è avvenuta spontaneamente. La curatrice Matilde Galletti ha invitato l’artista a intervenire nel giardinetto e le ha offerto la possibilità di esplorare altri spazi di Fermo, supportando la sua richiesta di lavorare anche nella torre e nelle cisterne. La nuova produzione si è articolata in modo naturale: un intervento giocoso nella Torre Matteucci, un luogo aereo; un’atmosfera da “post party” nel cortile cieco del Giardinetto; e un mondo più crepuscolare, mistico e generativo nelle cisterne, caratterizzate da una stratificazione di usi e tempi differenti. Alla Torre Matteucci, l’opera si affaccia dalla finestra più alta, sorprendendo i passanti. “When Dinosaurs Rule The Earth”, un pallone in Mylar di grandi dimensioni, si dimena sopra le teste, evocando l’immagine di un drago o di una lingua che fa capolino, con l’intento di far fare alla torre stessa delle “boccacce”.
