INPS lancia un concorso per illustratori: il dibattito sul compenso nel settore creativo

scritto da Redazione
Illustrazione di una carta collezionabile INPS con elementi grafici e un QR code.

L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) ha lanciato un concorso rivolto ad artisti, illustratori e fumettisti, denominato “Crea con noi la prossima carta”. L’iniziativa mira a innovare il linguaggio della pubblica amministrazione e a rendere i servizi di welfare più accessibili alle nuove generazioni, utilizzando il formato delle carte collezionabili ispirate al mondo del gaming. Tuttavia, il bando ha sollevato interrogativi riguardo al riconoscimento economico del lavoro creativo, poiché non prevede alcun compenso per i partecipanti selezionati.

Il concorso “Crea con noi la prossima carta”

Il bando, indetto l’8 giugno e con scadenza il 28 agosto 2026, invita i creativi a reinterpretare tre specifici servizi offerti dall’INPS. L’obiettivo è la realizzazione di illustrazioni che diventeranno parte di una collezione di carte ispirate ai giochi di carte. I partecipanti dovranno operare all’interno di un template predefinito dall’istituto, che include il nome del servizio, una breve descrizione e un QR code che rimanda al portale INPS dedicato ai giovani. L’elemento su cui si concentra la creatività dei concorrenti è l’immagine illustrata.

Le proposte saranno esaminate in base alla loro qualità artistica, originalità e coerenza con gli obiettivi del progetto. Le opere che verranno selezionate entreranno a far parte della collezione ufficiale delle “Carte INPS” e saranno impiegate per diverse attività istituzionali, tra cui comunicazione, divulgazione, stampa ed esposizioni in occasione di eventi e iniziative specifiche. Gli autori manterranno la titolarità del diritto d’autore sulle proprie creazioni, ma concederanno all’INPS una licenza d’uso gratuita e non esclusiva per la valorizzazione dell’iniziativa.

La questione del riconoscimento economico

Il progetto è esplicitamente definito dall’INPS come un’iniziativa “a finalità culturale, artistica e divulgativa”. Il bando specifica chiaramente che non si tratta di un concorso a premi e che non sono previsti “premi in denaro, compensi o rimborsi spese”. In cambio della partecipazione e dell’eventuale selezione, agli autori viene offerta la pubblicazione della propria illustrazione, la citazione del nome sulle carte e la possibilità che il loro lavoro venga utilizzato nelle attività di comunicazione dell’ente. Questa modalità, spesso indicata come “pagamento in visibilità”, è una pratica diffusa nel settore culturale. Numerose call, concorsi e bandi vengono presentati come opportunità di networking o per arricchire il portfolio professionale, pur richiedendo un impegno significativo in termini di competenze, tempo di progettazione e lavoro creativo, senza prevedere una remunerazione economica. Negli ultimi anni, questa dinamica è stata oggetto di contestazione da parte di associazioni di categoria e professionisti, i quali rivendicano il riconoscimento del lavoro intellettuale e creativo come prestazione professionale che merita un adeguato compenso, piuttosto che essere considerato un’attività gratuita in cambio di esposizione.

Un dibattito più ampio sul lavoro creativo

La call dell’INPS si inserisce in un dibattito più ampio e strutturale che riguarda il rapporto tra le istituzioni pubbliche e le professioni creative. Da un lato, emerge la volontà delle istituzioni di stabilire un dialogo con nuovi pubblici, adottando linguaggi più vicini alla cultura visuale contemporanea e coinvolgendo direttamente illustratori e fumettisti nella costruzione della propria comunicazione. Dall’altro lato, persiste la questione della sostenibilità economica di queste collaborazioni. Spesso, tali contributi creativi sono percepiti come consulenze che non richiedono una retribuzione regolare, a differenza di altre consulenze di cui un grande ente pubblico si avvale. Questo solleva un paradosso, considerando che l’INPS è un ente che si sostiene grazie ai contributi derivanti dal lavoro retribuito. La promozione di attività creative non retribuite da parte di un’istituzione che dipende dai contributi del lavoro salariato pone interrogativi sulla coerenza e sul futuro del sistema previdenziale stesso, qualora il lavoro non venisse adeguatamente retribuito.

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