Lo spettacolo Butchers, ideato dalla coreografa Gloria Dorliguzzo e dalla teorica del teatro Lucia Amara, esplora le radici etimologiche e culturali della danza greca hasapiko, nota come la “danza dei macellai”. Presentato all’Athens Epidaurus Festival il 12 e 13 luglio, il lavoro trasforma il gesto del taglio in un elemento coreografico che evoca ritmo, memoria e ritualità.
La ricerca alla base di Butchers parte dalla parola hasapikos, che in greco antico significa appunto “danza del macellaio”. Questa etimologia ha guidato Dorliguzzo e Amara nell’indagine di una pratica che, pur essendo oggi considerata una danza popolare, affonda le sue origini nelle corporazioni dei macellai di Costantinopoli e, più anticamente, nella storia del gesto del taglio nella cultura greca.
Il Gesto del Taglio tra Filologia e Antropologia
La collaborazione tra Gloria Dorliguzzo, nata a Milano nel 1984, e Lucia Amara, originaria di Bologna, ha ampliato il campo di indagine. Amara ha integrato la ricerca coreografica con studi filologici, evidenziando come nella lingua greca antica il lessico del “taglio” fosse comune sia alla spartizione rituale della carne sia alla scansione del verso poetico. Questa connessione ha permesso di riflettere sul passaggio dal corpo dell’animale al corpo del testo, suggerendo che la parola poetica possa sostituire il sacrificio materiale mantenendone viva la memoria.
Un punto di riferimento fondamentale per questa indagine è stato il lavoro di Jesper Svenbro, che analizza il “taglio” della carne nel sacrificio in relazione al “taglio” della poesia nella metrica. Questo studio ha fornito la base teorica per comprendere come il gesto possa tradursi in ritmo e sequenze performative, mantenendo un legame con la pratica del taglio della carne. La danza, in questo contesto, diventa metrica, ritmo e ritualità, elementi che convivono nello spazio performativo.
La Sottrazione Coreografica e la Memoria del Corpo
Nel processo creativo di Butchers, Gloria Dorliguzzo ha operato una sottrazione radicale. In scena non compaiono elementi che richiamano direttamente la macellazione: sono assenti il coltello, l’animale, il sangue e la materia stessa del lavoro. L’attenzione della coreografa si è concentrata sull’isolamento del movimento, liberandolo dalla sua funzione utilitaria per osservarne la struttura pura. Il gesto, privato del suo carattere pratico, rivela qualità astratte come peso, equilibrio, precisione, sospensione e ripetizione.
Questa scelta permette di far emergere una memoria corporea più profonda, quella di pratiche che, sedimentandosi nei corpi, continuano a sopravvivere anche quando il loro significato originario è stato dimenticato. Il gesto dei macellai diventa così simbolico, rituale e performativo, una pratica tramandata che persiste anche in assenza del contesto sacro originale. Dorliguzzo sottolinea come il gesto stesso custodisca una memoria che attraversa le generazioni, e il pubblico, osservando, percepisce questo “fantasma” evocato dalla sequenza e dalla tensione del movimento.
La sottrazione di animale e arma non è intesa come un messaggio etico diretto, ma come un invito alla riflessione. Lucia Amara spiega che nell’antichità greca l’uccisione di un animale, specialmente domestico, era percepita con un senso di sacrilegio o terrore, e il consumo di carne era legato a rituali specifici. La performance induce quindi una domanda etica, spostando la questione su un piano visivo e poetico, dove il rito e il gesto diventano un’esperienza estetica.
Il Coinvolgimento dei Macellai e la Poesia in Scena
Un aspetto distintivo della presentazione ateniese di Butchers è stato il coinvolgimento di macellai professionisti. Gloria Dorliguzzo ha ritenuto fondamentale la loro partecipazione per garantire l’autenticità del gesto, che è tramandato e coerente con la pratica storica. Osservare come tutti i macellai, pur con esperienze diverse, mantengano la stessa sequenza coreografica del taglio, conferma l’idea di una pratica che sopravvive nel tempo, anche se le condizioni originarie – il sacro, il santuario, il rituale – sono scomparse.
L’elemento poetico entra in scena attraverso la sostituzione simbolica dell’animale con la poesia. Lucia Amara fa riferimento all’aneddoto del poeta Pindaro che, giunto al santuario di Delfi, rispose di portare in sacrificio un peana, una poesia di vittoria. Questo concetto è esplorato nella lecture di Amara, intitolata Capsule, che, basandosi sugli studi di Svenbro, traccia il passaggio storico dal corpo dell’animale al corpo del testo nella cultura occidentale. In Butchers, la parola poetica sostiene la composizione coreografica e il ritmo, mantenendo il rituale senza ricorrere alla violenza materiale.
Il pubblico, secondo Dorliguzzo, entra gradualmente nell’esperienza. Inizialmente percepisce il gesto isolato, costruendo significati, per poi lasciarsi trasportare dal ritmo. La percezione si sposta dal riconoscimento razionale a una dimensione più intuitiva e sensibile, dove il gesto non è solo interpretato ma vissuto, permettendo allo spettatore di partecipare al rituale senza giudizio.
