Dall’efficienza al benessere: ripensare gli spazi pubblici e digitali

scritto da Redazione
Rappresentazione concettuale di uno spazio pubblico che offre ombra e benessere, con elementi architettonici moderni.

La concezione degli spazi, sia fisici che digitali, sta attraversando una fase di ridefinizione. Se per decenni l’attenzione si è concentrata su efficienza, bellezza e sostenibilità, oggi emerge una nuova priorità: la capacità degli ambienti di generare benessere e migliorare la qualità della vita. Questa evoluzione è evidente in diversi ambiti, dall’urbanistica alla legislazione sui social media.

La ricerca di ambienti salutari

Un esempio di questa nuova prospettiva è rappresentato da una recente legge francese che vieta l’accesso ai social network agli under 15. A prima vista, la norma potrebbe sembrare un intervento sul solo uso delle piattaforme digitali. Tuttavia, il Parlamento francese ha adottato un approccio differente, interrogandosi sulla natura stessa di questi spazi. Un ambiente digitale progettato per trattenere l’utente e stimolare un confronto continuo può essere considerato “malato”, analogamente a un edificio privo di finestre. Questa riflessione sottolinea come gli spazi non siano mai neutri, ma influenzino attivamente i comportamenti, l’umore e persino il benessere fisico delle persone.

L’architettura ha da tempo affrontato questioni simili. Non si considera più una piazza come un semplice vuoto o un ospedale come un mero contenitore. Ogni struttura orienta le azioni di chi la attraversa, può accendere o spegnere la fiducia e modificare lo stato d’animo. Thomas Heatherwick, curatore della Biennale di Architettura di Seoul 2025, ha scelto il titolo “Radically More Human”, evidenziando come le città, pur essendo diventate efficienti, abbiano talvolta trascurato l’impatto emotivo e fisico degli edifici sui loro abitanti. La sostenibilità, da sola, non è più sufficiente a descrivere le esigenze attuali.

L’ombra come infrastruttura e la salutogenesi

Un’illustrazione concreta di questa ricerca di benessere negli spazi fisici è stata presentata al festival Concéntrico di Logroño. Qui, il Noof Group ha realizzato un’installazione intitolata “Shade, Breeze, Cooling” (Ombra, brezza, raffrescamento). In un’estate caratterizzata da temperature elevate, l’ombra non è più un elemento estetico secondario, ma si configura come una vera e propria infrastruttura, quasi un diritto. Essa permette ai bambini di giocare, agli anziani di uscire e alle persone di conversare senza dover cercare riparo. L’ombra, in questo contesto, diventa una condizione essenziale per vivere lo spazio pubblico.

Questa visione trova un fondamento teorico nel concetto di salutogenesi, coniato negli anni Settanta dal sociologo israeliano Aaron Antonovsky. La salutogenesi capovolge la domanda tradizionale sull’origine della malattia, concentrandosi invece sull’origine della salute. Questa idea, nata in ambito medico, sta ora influenzando architetti e urbanisti, che mirano a progettare ambienti capaci di generare benessere in modo proattivo, anziché limitarsi a correggere un malessere esistente. Non è più sufficiente eliminare ciò che è dannoso; è necessario costruire ciò che è benefico.

La teoria di Antonovsky si applica efficacemente a diversi contesti, da una piazza a una scuola, da una biblioteca a un social network. Uno spazio sano è definito come un ambiente che non disorienta, non manipola e non costringe l’individuo a una difesa costante. Il confine tra la città fisica e l’agorà digitale si assottiglia: una panchina progettata per impedire ai senzatetto di sdraiarsi e un algoritmo studiato per trattenere l’utente sono espressioni di una medesima logica progettuale, sebbene applicate a materiali diversi.

La vera novità risiede nella convergenza di urbanisti, architetti, designer e legislatori che, pur senza un accordo esplicito, stanno adottando un linguaggio comune. Questo linguaggio non valuta più il successo di uno spazio in termini di prestazioni o efficienza, ma nella qualità di vita che esso è in grado di offrire ai suoi fruitori.

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