Il Teatro dell’architettura Mendrisio (TAM) dell’Università della Svizzera italiana (USI) ospita fino al 20 dicembre 2026 la mostra “La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica”. L’esposizione presenta un’indagine approfondita sull’architettura costruita nel Cantone Ticino per quasi sei decenni, dal 1939 al 1996, ponendo l’attenzione su materiali e tecniche costruttive.
Curata dal professor Franz Graf, insieme a Britta Buzzi, Carlo Dusi, Alessandro Bonizzoni e Sebastiano Verga, la mostra è il risultato di quasi due decenni di ricerche condotte nell’ambito dell’area di Costruzione e Tecnologia dell’Accademia di architettura dell’USI. Questo lavoro ha coinvolto generazioni di studenti, docenti e ricercatori, analizzando edifici pubblici e privati realizzati nel Cantone Ticino.
L’architettura ticinese tra innovazione e recupero
Tra le 160 opere complessivamente analizzate nei corsi universitari, meno di cento sono state selezionate per il progetto espositivo. Di queste, dodici sono oggetto di un focus approfondito per il loro particolare rilievo costruttivo. Un esempio è il Cinema-Teatro Blenio ad Acquarossa (1956-1958), progettato dall’architetto Giampiero Mina, originario di Lugano e formatosi al Politecnico di Zurigo, dopo un’esperienza nello studio di Alvar Aalto in Finlandia. La struttura, ancora attiva, si distingue per la marcata inclinazione della copertura e per l’uso di legno di recupero proveniente da un ponte locale, un esempio di riuso dei materiali ante-litteram.
La ricerca accademica ha dimostrato la sua utilità anche nel recupero del patrimonio esistente. La professoressa Britta Buzzi ha citato il caso del Deposito di Avegno (1955) di Rino Tami. Sebbene l’edificio fosse noto, pochi conoscevano il brevetto del materiale in alluminio Fural utilizzato per il rivestimento della facciata. Le indicazioni raccolte nel volume dedicato all’edificio, parte della serie editoriale “Quaderni di Costruzione” pubblicata da Mendrisio Academy Press e Silvana Editoriale, hanno permesso di riportare in produzione il materiale originale per il restauro.
Dalle aule al patrimonio condiviso
L’esposizione al primo piano del TAM segue un criterio cronologico, presentando pannelli con rielaborazioni grafiche, modelli e riproduzioni di documenti provenienti da archivi, studi di architettura e proprietari di immobili. Questo percorso espositivo è arricchito da tre reportage della Radiotelevisione della Svizzera Italiana (RSI) e da fotografie di Roberto Conte, risalenti all’autunno 2025. Le ricerche hanno rivelato aspetti inattesi dell’architettura ticinese, come la ricorrente presenza della volta catalana e influenze lecorbusieriane e wrightiane in scuole e case di vacanza.
Franz Graf, ordinario di Costruzioni e Tecnologia all’USI Mendrisio dal 2005, ha sottolineato l’importanza della ricerca universitaria per approfondire lo studio delle architetture del Novecento, un tipo di indagine spesso difficile da realizzare negli studi professionali a causa di tempi e normative. L’obiettivo è generare un sapere che possa diventare un patrimonio condiviso, utile anche per gli specialisti del recupero architettonico.
Altre esposizioni al TAM
Parallelamente alla mostra sull’architettura ticinese, il Teatro dell’architettura Mendrisio ospita altre due esposizioni fino al 20 dicembre. Al livello superiore, Michael Jakob, comparatista e docente all’Accademia di architettura dell’USI e al Politecnico di Milano, ha curato “Pino Musi. Continuum”. Questa mostra presenta il fotografo e artista Pino Musi attraverso una selezione di libri d’artista e sequenze fotografiche divise in sei sezioni tematiche: Origine, Metonimia, Iperbole, Superficie, Transizione, Incompiutezza. Al livello terra, l’atrium del TAM accoglie l’installazione “Sleipnir e il Labirinto di Porte”, curata da Duilio Forte con Simon Fikstvedt e Barbara Stallone, realizzata con gli studenti dell’Atelier Forte dell’Accademia di architettura dell’USI.
