Le immagini hanno la capacità di comunicare dove le parole incontrano ostacoli. L’esposizione “Activestills. Documenting Life, Death and Resistance in Palestine”, in corso al Palazzo Ducale di Genova fino al 21 luglio 2026, offre una prospettiva su eventi che la narrazione ufficiale tende a trascurare. Tra gli scatti del collettivo Activestills, spicca il lavoro del fotografo Ahmad Al-Bazz, le cui opere sono anche raccolte nel volume “The Erasure of Palestine”, edito da Museums Etc. Il suo contributo, insieme a quello degli altri fotografi, restituisce una continuità storica a vicende spesso frammentate dalla cronaca, come l’occupazione, l’alienazione, la resistenza e la vita quotidiana, rendendo visibile ciò che non deve essere dimenticato.
Il progetto personale di Al-Bazz nasce da un desiderio di comprensione della propria storia. Originario di Nablus, in Cisgiordania, il fotografo ha intrapreso un viaggio per visitare i villaggi e le città palestinesi distrutti dopo l’occupazione israeliana del 1948. Questo percorso, svolto tra il 2020 e il 2023, è stato reso possibile grazie a un permesso rilasciato dall’esercito israeliano, un documento necessario per attraversare il muro e accedere ai territori. Al-Bazz ha raccontato di aver conosciuto la Nakba fin da bambino, ma di non aver mai avuto l’opportunità di visitare quei luoghi da cui sua nonna era stata espulsa.
Un Viaggio Attraverso i Luoghi Cancellati
Il viaggio di Al-Bazz è stato un’esplorazione di territori dove la storia palestinese è stata fisicamente cancellata. Il primo villaggio visitato fu Jamasin, oggi inglobato in Tel Aviv, dove non fu possibile trovare alcun resto visibile del passato. Nelle settimane successive, Al-Bazz ha documentato altri villaggi nell’area di Tel Aviv, come Sheikh Mowanes, ora sede dell’Università di Tel Aviv, dove ha fotografato una casa palestinese ancora in uso dall’università e un cimitero palestinese adiacente. Questo processo di espansione ha visto Tel Aviv estendersi sui quartieri e villaggi distrutti di Giaffa, la maggiore città palestinese dell’epoca, da cui 117.000 dei circa 120.000 abitanti palestinesi arabi furono espulsi dopo la Nakba del 1948.
Nelle sue fotografie, l’assenza di figure umane non è una scelta stilistica, ma una rappresentazione visiva della cancellazione e dell’espulsione. Al-Bazz ha notato che visitando questi villaggi distrutti, non si trovano persone, ma solo coloni israeliani, mentre i rifugiati palestinesi vivono nei campi dell’UNRWA, lontani dalle loro terre d’origine.
La Tesi di “The Erasure of Palestine” e il Legame con Gaza
Il libro “The Erasure of Palestine” di Ahmad Al-Bazz propone una lettura della storia palestinese che parte dal 1948, anziché dal 1967. Attraverso fotografie, brevi testi di ricerca e mappe, il progetto sostiene che la pulizia etnica sia un elemento fondante del sionismo. Al-Bazz documenta oltre 531 villaggi, città e quartieri distrutti nel 1948 e prima, nella Palestina mandataria, più di trecento villaggi cancellati nelle Alture del Golan siriane nel 1967, e 62 villaggi eliminati dalla mappa in Cisgiordania dal 7 ottobre 2023. Le immagini rivelano i resti dello strato palestinese e il contesto coloniale israeliano che lo circonda, suggerendo come l’ombra di questi luoghi aleggi su ogni insediamento israeliano.
Questa prospettiva storica è cruciale per comprendere la situazione attuale, in particolare quella della Striscia di Gaza. Dal 1948, Gaza è descritta come un “ghetto di rifugiati”, a cui, come a tutti i rifugiati palestinesi, è negato il diritto al ritorno. I dati indicano che l’80% degli abitanti di Gaza sono rifugiati provenienti dalle terre su cui oggi vivono insediamenti israeliani. Al-Bazz dedica la parte finale del suo libro alla questione di Gaza, affermando che senza partire dal 1948, non è possibile comprendere gli eventi del 7 ottobre 2023 e la complessità della Striscia. Il suo progetto fotografico, esposto pubblicamente, serve a ricordare la dimensione più ampia del progetto coloniale d’insediamento israeliano e a collegarlo agli accadimenti odierni a Gaza, fornendo una testimonianza visiva che persiste nel tempo.
